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Zibaldone

Tornare a casa con in valigia i mille doni di New York

La testimonianza di una giovane studentessa italiana che si appresta a rientrare in patria dopo un'esperienza di studio e lavoro nella Grande Mela. Timori per un mondo del lavoro che in Italia non sembra dare spazio al talento, dubbi sul futuro e il senso di lasciarsi alle spalle qualcosa in sospeso

New York, una città che affascina e spaventa allo stesso tempo. Capitale di moda, economia e divertimento, è ormai diventata la meta di giovani speranzosi in cerca di opportunità e meritocrazia, cose che nel nostro Bel Paese in questo momento è difficile trovare. Così, dopo una laurea in Comunicazione, Editoria e Giornalismo e la voglia di crescere e di imparare sono anche io partita per quest’esperienza che mi ha divisa tra gioia, diletto e fatica. Il tempo qui corre più veloce che mai, ed è per me ormai già ora di fare “armi e bagagli” e tornare a Padova, mia città natale. Dopo sei mesi di sfide personali nella Grande Mela, tra topi, scarafaggi e il dovermela cavare da sola, ciò che più mi spaventa è il tornare a dover accettare regole e abitudini, perdendo in parte l’indipendenza ottenuta.

Qui ho imparato a convivere con me stessa, a trovare il tempo e ad organizzare il mio tempo e a farmi affascinare da ogni piccola cosa che può cambiare l’intero corso della giornata. Rivedere coloro che mi amano mi rende felice, ma allo stesso tempo sento di lasciare qui qualcosa in sospeso, oggi infatti, a poche settimane dalla partenza, sono presa da strette allo stomaco al pensiero di dire addio a quello che ho costruito qui. Quest’opportunità mi ha permesso di iniziare a comportarmi da “adulta” in un posto dove ogni cosa è magica e non riesco ad immaginare di tornare a casa e non girare più per le strade trafficate di Manhattan, popolate da persone sempre di fretta e più impegnate che mai. Credo che uno dei luoghi comuni più grandi sul famoso “sogno americano”, sia quello di arrivare e trovare facilmente tutto ciò che si desidera, ma è bene dire che la realtà non è proprio così! La semplice ricerca di un appartamento può farti perdere la testa, tra annunci falsi, camere fatiscenti e “roommates” a dir poco particolari: tutto ciò di cui un novellino della City ha bisogno è pazienza, tenacia e la fortuna di trovare persone disponibili a tanti buoni consigli.

Nonostante tutto, vale la pena sopportare tutto quello che New York ha di negativo per il fatto che ogni attimo qui vale un’ora in un qualsiasi altro posto: camminare a testa in sù per vedere dove finiscono questi immensi edifici e dove inizia il cielo, essere costantemente sopraffatti da mille emozioni scatenate anche solo da un musicista improvvisato nella subway, scoprire sempre posti nuovi e rivedere quelli già visitati trovandoli diversi ogni volta.

Credo che quest’esperienza mi abbia decisamente formata in modo positivo, aiutandomi a comprendere cosa è importante e per cosa vale la pena impegnarsi e permettendomi di conoscere e confrontarmi con persone culturalmente diverse da me. La paura del rientro riguarda il ritrovarsi di nuovo nella stessa vita, a volte un po’ monotona, in una piccola città dove tutti si conoscono. Forse è un paradosso, ma temo di tornare e trovare tutto così come l’ho lasciato: i soliti problemi, le solite storie e le solite persone. In più, ora che ho finalmente concluso il mio percorso scolastico con quest’esperienza qui in America, frequentando due rinomate scuole come The New School e Fashion Institute of Technology, e dopo più di una internship, è tempo di pensare al famoso “cosa vuoi diventare da grande?” e non so cosa mi riservi il futuro in Italia.

Negli ultimi mesi di arduo studio e lavoro, in cui l’unico momento libero arrivava dopo le 10 di sera, ho capito che tutto è affrontabile quando si fa con passione e vorrei davvero avere l’opportunità di dimostrare quello che valgo. New York è una città che richiede sacrifici, ma allo stesso tempo regala emozioni inspiegabili, e a fine giornata, seppur stanco, ti senti appagato e grato per tutto ciò che hai avuto la possibilità di fare. Sicuramente al momento del rientro sarà difficile non fare il confronto tra la realtà americana e quella italiana, e sono sicura che ci vorrà un po’ di tempo per riabituarsi. Fin da piccoli ci hanno detto che i “sogni sono desideri”.. beh, dopo questo grande viaggio quello che posso dire è che non bisogna limitarsi a desiderare qualcosa aspettando che questa piova dal cielo, ma con impegno e convinzione tutto può essere raggiunto.

  

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