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Zibaldone

Elogio del pizzardone

Storia, mode ed evoluzioni del pizzardone, del ghisa, del civich, del cantunè, del tubo, alias vigile urbano, una delle figure storiche dei centri cittadini e musa ispiratrice per poeti e registi

Per chi non è nato a Roma la parola pizzardone risulta piuttosto incomprensibile. Potrebbe forse far loro pensare a un esperto cuoco, abile a preparare le pizze oppure a un prolisso oratore, i cui lunghi discorsi annoiano da morire la platea. Ma per noi romani il termine significa una cosa sola: vigile urbano.

La parola deriva dalla pizzarda, quel cappello a doppia punta, una davanti e l’altra dietro, che calzavano sulla testa i membri della polizia municipale romana verso la fine dell’ottocento. La divisa ottocentesca, che prevedeva giubba di panno nero, larga cintura di cuoio verniciato, sciabola e stivaloni, è andata via via modificandosi nel tempo fino all’attuale uniforme, con camicia bianca e pantaloni neri. Il poeta Pietro Scarpa nel suo libro di poesie Vecchia Roma del 1957, commenta così i vari cambi di costume effettuati: “T’hanno vestito da Cartaginese, ma sempre pizzardone resti!”. Poiché quel buffo cappello di un tempo somigliava un po’ anche alla fontana di piazza di Spagna, la cosiddetta barcaccia, un altro antico ritornello diceva “Fiore de uvaccia, li pizzardoni portano la treccia e in testa c’hanno messo la barcaccia!”.

Praticamente ogni città italiana chiama i vigili urbani con un termine caratteristico. Ecco quindi i ghisa per i milanesi, i civich per i torinesi, i cantunè per i genovesi e i tubo per i triestini. A Roma il più celebre pizzardone è sempre stato quello che si trova a piazza Venezia, ritto sopra il suo bel panchetto, a dirigere il traffico nelle varie direzioni, verso via del Corso, via del Plebiscito e via IV novembre. È una tradizione, come il Colosseo o il Circo Massimo. I romani lo amano, è un vero mito, tanto che Woody Allen, nel suo film girato qui un paio d’anni fa, To Rome with Love, ha voluto inserirlo in una scena molto divertente, scegliendo, invece di un attore, un vero vigile urbano, Piero Marchionne per interpretare la scena.

«Ero di turno a piazza Venezia. All’improvviso vedo Woody Allen che mi osserva. Non ci potevo credere – ha confessato Marchionne in seguito – poi è arrivato il suo assistente e mi ha detto che avrebbero voluto scritturarmi. L’ho presa molto seriamente e mi sono messo a studiare per bene le battute che avrei dovuto dire. Ma poi, sul set, il regista mi ha detto di buttare via il copione e di essere più rilassato e naturale. È stata davvero una grande esperienza per me».

La figura del pizzardone ha ispirato in passato anche la produzione di una commedia dal titolo Er pizzardone avvelito che fu scritta dal drammaturgo romanesco Giggi Zanazzo. Nel 1956 il regista Mauro Bolognini girò invece il film Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo con Peppino de Filippo, Gino Cervi e Aldo Fabrizi, ambientato proprio nel corpo dei Vigili Urbani romani. Ma al cinema il più famoso di tutti fu sicuramente Otello Celletti, ovvero Il Vigile interpretato nel 1960 da Alberto Sordi, solerte e preciso fino all’inverosimile tanto da multare per eccesso di velocità lo stesso sindaco della città interpretato sulla scena dal grande Vittorio De Sica.

Woody Allen

Il regista Woody Allen sul set di “To Rome with Love”.

Oggi il corpo di polizia municipale conta a Roma ben seimila unità, distribuite nei vari settori. Si occupano davvero di tantissime cose, dalla sicurezza e incolumità dei cittadini alla tutela delle aree verdi, dei parchi comunali, del patrimonio storico-artistico della Capitale e dell'ordine e la quiete pubblica. Ad ogni violazione e trasgressione, corrisponde una sanzione amministrativa di natura pecuniaria. E poi ancora si occupano di accertamenti anagrafici, di Polizia Sanitaria, Veterinaria e Mortuaria, svolgono inoltre un servizio di ausilio alla Guardia Medica attivo 24 ore su 24 e gestiscono anche l'Ufficio Oggetti smarriti.

Spetta sempre alla Polizia municipale il compito di far rispettare le Ordinanze emanate dal Sindaco, atte a contrastare i fenomeni di degrado urbano, abusivismo commerciale e le illecite occupazioni di suolo pubblico, che di questi tempi sono davvero moltissime in tutta la città poiché ogni giorno nascono insediamenti abusivi un po’ dappertutto.

Non sempre, naturalmente, i pizzardoni incontrano la simpatia dei romani, soprattutto da chi è direttamente colpito da multe e controlli improvvisi. «Favorisca patente e libretto» è la classica frase pronunciata dal vigile al fermato di turno che ha appena commesso un’infrazione. Personalmente sono stato beccato più volte nella mia vita, ma senza alcun’ombra di dubbio la contravvenzione più strana e imprevista la presi insieme alla mia fidanzatina all’inizio degli anni settanta, in via di San Saba, vicino a piazza Albania. Stavamo appoggiati alla nostra Vespa 125 e ci scambiavamo un lungo bacio appassionato, quando arrivò il pizzardone di turno:

"Sono mille lire di multa".

"E perché mai?" – rispondemmo noi, sorpresi.

"Atti osceni in luogo pubblico. Che fate, conciliate? Pagate subito?".

Proprio così. Oggi viene da ridere solo a pensarci, ma all’epoca baciarsi per strada prevedeva una multa bella e buona, roba da non crederci. Però, forse, a ripensarci bene, quel meraviglioso bacio di tanti anni fa, le valeva davvero quelle mille lire, soldi ben spesi, parola mia.

 

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