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Zibaldone

Dall’Italia un altro ‘regalo’ di 8 miliardi di euro all’Unione europea

di C. Alessandro Mauceri
Il capo del governo italiano, Matteo Renzi, con l'ex presidente della Commissione europea, Barroso

Il capo del governo italiano, Matteo Renzi, con l'ex presidente della Commissione europea, Barroso

All’operazione partecipa anche la Cassa Depositi e Prestiti. Il governo Renzi finanzia un piano a Bruxelles - togliendo ulteriore liquidità al nostro Paese già in profonda crisi economica - senza avere la minima certezza che questi soldi rientrino sotto forma di investimenti in Italia! 

Da mesi i media e i cervelli degli italiani vengono bombardati di inviti ad acquistare i titoli emessi dalla CDP, sigla che sta per Cassa Depositi e Prestiti spa. Si tratta di una società per azioni partecipata per l’80,1% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, per il 18,4% da alcune fondazioni bancarie e il restante 1,5% in azioni proprie. La sua nascita risale al 1850 nel Regno di Sardegna. Già allora la principale finalità della società avrebbe dovuto essere l’utilizzo dei capitali, raccolti attraverso il risparmio privato, per realizzare opere di pubblica utilità. Un'attività sostanzialmente uguale a quella che ha o, meglio, dovrebbe avere ancora oggi.

CDP, inoltre, gestisce una parte consistente del risparmio postale (buoni fruttiferi e libretti degli italiani custoditi dalle Poste italiane). Soldi che la CDP impiega (come si legge sul sito ufficiale) “a sostegno della crescita del Paese” per il “finanziamento degli investimenti della Pubblica Amministrazione”, come “catalizzatore dello sviluppo delle infrastrutture” e “a sostegno dell’economia e del sistema imprenditoriale  nazionale”.

L’invito della Cassa Depositi e Prestiti spa per l’acquisto di bond per un miliardo di euro (che potrà essere aumentato di ulteriori 500 mila euro) ha alcune caratteristiche “particolari”. A cominciare dal fatto che i titoli offerti non sono garantiti dallo Stato. È strano che un ente praticamente “statale” non “garantisca” i soldi che chiede ai cittadini. Ma non basta: ad acquistare questi titoli non potranno essere investitori qualunque, ma solo le “persone fisiche residenti in Italia”. Se un soggetto straniero oppure un fondo di investimenti, straniero o nazionale, volessero “beneficiare” di questa opportunità, non potrebbero farlo. Gli unici a poterne “beneficiare” sono i cittadini del Belpaese.

Un’idea da far invidia a il Gatto e la Volpe di Collodi: i bond saranno destinati, ma “solo a titolo esemplificativo”, si badi bene, al “finanziamento diretto agli enti pubblici, al supporto all’economia, infrastrutture di interesse pubblico”. Nessuno, in realtà, sa esattamente in cosa potrebbero consistere questi investimenti. Rileggendo lo scopo che questi fondi dovrebbero avere, sorge un sospetto. Sul sito della CDP è riportato che questi fondi saranno destinati al “finanziamento diretto agli enti pubblici, supporto all’economia, infrastrutture di interesse pubblico”. Come mai, mentre prima la CDP ha ritenuto necessario specificare che a comprare le obbligazioni potevano essere “solo persone fisiche residenti in Italia”, ora non è stato specificato che gli investimenti dovranno essere destinati “solo” ad opere realizzate nel Belpaese?

Torna in mente che, ‘casualmente’, proprio nei giorni scorsi, il premier Renzi ha annunciato che il Governo contribuirà (utilizzando i soldi degli italiani) al Piano Juncker con 8 miliardi di euro proprio “attraverso la Cassa Depositi e Prestiti”. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha spiegato che "l'idea generale è di far confluire le risorse in piattaforme di investimento che sono di interesse nazionale, anche se c'è chiarezza sul fatto che i criteri di allocazione dei fondi del Piano Juncker non devono essere di tipo geopolitico". In altre parole, i soldi versati all’Unione Europea dall’Italia non saranno destinati ai singoli Paesi in base a quanto hanno versato, ma saranno utilizzati secondo la selezione fatta da una “Commissione per gli investimenti” che sceglierà i progetti da finanziare. Quindi, non esiste alcuna garanzia che, degli 8 miliardi di euro presi dalla Cassa Depositi e Prestiti spa (e quindi dalle tasche degli italiani), all’Italia resti anche solo un centesimo.

L’ ‘osannato’ Piano Juncker (che, tanto per restare fedeli a Collodi, potrebbe assumere il ruolo di “Mangiafuoco”, dato che gestisce baracca e burattini) utilizzerà i soldi “investiti” dai cittadini. La Commissione europea parteciperà con soli 13 miliardi di euro (anche questi tirati fuori dalle tasse degli europei) a cui si aggiungono 8 miliardi di euro riallocati da altri fondi rimasti inutilizzati (in altre parole, i fondi strutturali del periodo 2007-2013 che, come in Italia, i vari esemplari di HOMO POLITICUS non sono stati capaci di utilizzare). Tutto il resto verrà prelevato, come sempre, dalle tasche dei cittadini. Magari dietro la promessa di finanziare il “supporto all’economia, infrastrutture di interesse pubblico eccetera…”.

Grazie ai fondi che il premier Renzi preleverà dalla CDP, l’Italia (nonostante la crisi economica che attraversa) sarà il quarto maggiore finanziatore del nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis). Il Belpaese parteciperà con la stessa somma messa a disposizione da altri Paesi come la Germania, che, però, non sono in crisi. È per questo che il vicepresidente della commissione UE, Jyrki Katainen, ha lodato l’impegno del governo e si è detto “lieto” del contributo.

Ora i conti tornano. Con l’offerta d’acquisto della CDP, un governo ‘collodiano’ – il governo Renzi – ha chiesto ai cittadini italiani di tirare fuori dalle proprie tasche (ormai quasi vuote) denaro “fresco” senza offrire la garanzia dello Stato. Contemporaneamente, ha deciso di finanziare un piano europeo i cui finanziamenti, con tutta probabilità, andranno ad uno sparuto gruppetto di grandi imprese. Il resto dei soldi finirà, invece, negli altri Paesi europei. La cui gratitudine è già stata manifestata dall’Ecofin che ha approvato il 'quadro generale' sul fondo per gli investimenti del Piano Juncker e si è detto pronto ad avviare il negoziato con il Parlamento europeo.

Alcuni anni fa un celebre cantautore riscrivendo la storia de “il Gatto e la Volpe” scrisse: “Dacci solo quattro monete/ e ti iscriviamo al concorso per le celebrità” … Ora le “monete” sono alcuni miliardi di euro e, più che da Collodi, questa vicenda sembra essere stata disegnata da Machiavelli… 

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