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Zibaldone

Ad Agrigento Pd e Forza Italia provano un’intesa da riproporre in Sicilia?

Oggi, nella Città dei Templi, si celebrano le primarie per designare il candidato sindaco di centrosinistra. I malumori degli elettori di entrambi gli schieramenti. L’ombra di Marcello Dell’Utri. E la variabile indipendente di Peppinello Vita

Oggi, ad Agrigento, si sperimenta l’inedita alleanza politica tra il Partito democratico e Forza Italia. Alle primarie del Pd – che dovrebbero designare il candidato a sindaco della Città dei Templi – partecipa anche un candidato del partito di Silvio Berlusconi. Si tratta di Silvio Alessi, berlusconiano della prima ora, sponsorizzato dal parlamentare nazionale azzurro, Riccardo Gallo. All’ombra del tempio della Concordia va in scena un ‘matrimonio’ politico che potrebbe essere replicato a livello regionale.

La Sicilia, insomma, torna ad essere il ‘Laboratorio’ politico dove si sperimentano formule che poi, in alcuni casi, vengono riproposte a livello nazionale. E’ stato così nei primi anni ’60 del secolo passato con il centrosinistra: primo governo tra Dc e socialisti nell’Isola e, qualche anno dopo, i socialisti al governo a Roma con i democristiani. Replica, ma con attori politici diversi, quindici anni più tardi: compromesso storico tra Dc e Pci in Sicilia nel 1976 (definito governo di ‘Solidarietà autonomista’); e due anni dopo, 1978, governo di ‘Solidarietà nazionale’ a Roma, anche se ‘azzoppato’ dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro.

Molti pensano che l’alleanza tra il Pd e Forza Italia, ad Agrigento, sia un fatto locale. Noi proveremo a illustrare che le cose non stanno così. E che l’incontro tra il Partito democratico siciliano e Forza Italia è politicamente strategico. Certo, ci sono ‘mal di pancia’ in entrambi gli schieramenti. Ufficialmente i vertici regionali di Forza Italia non hanno ‘benedetto’ l’operazione. Ma dal quartier generale romano e milanese di Berlusconi non sono arrivare ‘scomuniche’. Del resto, a gestire l’operazione tra gli azzurri agrigentini non è proprio il signor nessuno: come già accennato, a sponsorizzare la candidatura di Silvio Alessi alle primarie del Pd è il parlamentare nazionale di Forza Italia, Riccardo Gallo, vicinissimo a Marcello Dell’Utri. Oggi Dell’Utri è in galera dove sconta una condanna per mafia. Ma Dell’Utri, siciliano fino al midollo, è sempre stato vicino a Berlusconi. E un personaggio vicino a Dell’Utri – in questo caso Gallo – non andrebbe mai a contrapporsi ai suoi ‘capi’. Molto più verosimile, se non matematico, che Gallo stia ‘obbedendo’.

Tra l’altro, Agrigento, in Sicilia, non è un caso isolato. L’ex sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale, oggi deputato al Parlamento siciliano, è già passato nel Pd. E si tratta di un personaggio che ha fatto il sindaco del capoluogo ibleo per lunghi anni. Sempre nel Pd siciliano, nelle scorse settimane, sono confluiti altri deputati regionali in fuga dal centrodestra. A ‘benedire’ queste ed altre alleanze è stato Davide Faraone, parlamentare nazionale del Pd, sottosegretario all’Istruzione e, soprattutto, braccio destro di Matteo Renzi in Sicilia. E’ Renzi, insomma, che vuole che il Pd siciliano ‘intruppi’ gente di Forza Italia & affini.

E’ in questo scenario che si inserisce la presenza di Alessi, presidente della squadra di calcio di Agrigento, alle primarie del Pd. Altro che fatto locale! Come abbiamo già accennato, la Sicilia è di nuovo ‘Laboratorio politico’ di alleanze politiche inedite e un po’ strane. Visto dalla parte dell’elettorato del Pd l’alleanza con il parlamentare Riccardo Gallo è un po’ ‘indigesta’. Si tratta, come già ricordato, di un personaggio legato a Dell’Utri. Che fine ha fatto – verrebbe da dire – l’antimafia, vera o presunta, del Pd siciliano?

A questa domanda, ovviamente senza rendersene conto, ha risposto in queste ore il segretario regionale del Pd siciliano, Fausto Raciti, classico personaggio eletto al Parlamento nazionale grazie al Porcellum. Silvio Alessi, il berlusconiano candidato alle primarie del Pd, ha affermato che ad Agrigento non ci sarebbe mafia. Detto da un esponente di Forza Italia non c’è da stupirsi. Il problema è che a parlare è lo stesso Alessi che domani potrebbe essere designato come il candidato a sindaco di Agrigento del centrosinistra in alleanza con Forza Italia. Così Raciti è dovuto intervenire. Avrà fatto una dichiarazione in stile Pio La Torre? Non esattamente. Anche perché nel Pd siciliano, oggi, di La Torre c’è ben poco. Anzi, non c’è proprio niente.   

“Ho letto le dichiarazioni di Silvio Alessi su una presunta ‘assenza della mafia ad Agrigento’ – ha detto Raciti -: voglio pensare si tratti di uno scivolone verbale o di un fraintendimento. Purtroppo in Sicilia non possiamo permetterci di sottovalutare neanche per un istante il pericolo della pressione mafiosa. Sono sicuro che Alessi ne sia pienamente consapevole e che avrà modo, al più presto, di chiarire la sua posizione” e bla bla bla. Per molto, ma molto meno nel vecchio Pci siciliano una dichiarazione del genere avrebbe scatenato un parapiglia. Ma ormai nel Pd siciliano di scuola renziana c’è di tutto… Insomma, Silvio Alessi resta candidato alle primarie del Pd di Agrigento. Tutta salute…

Ma chi sono i candidati alle primarie di Agrigento di domani? E chi potrebbe vincere? Sulla carta i due candidati più forti dovrebbero essere il già citato Alessi, quello che la mafia ad Agrigento non c’è, ed Epifanio Bellini. Il primo, come già ricordato, è il candidato di Riccardo Gallo e di quella parte di Forza Italia che appoggia operazione (precisazione indispensabile, perché non tutta Forza Italia, nella Città dei Templi, sembra d’accordo con Gallo). L’altro è il candidato del Pd. Il Partito democratico, ad Agrigento, è sempre stato debole. Ma dietro Bellini ci dovrebbe essere il parlamentare nazionale, Angelo Capodicasa, l’ex sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, di estrazione democristiana. Sulla carta, tra voti del Pd e voti di ex democristiani passati nel Pd, Bellini dovrebbe piazzarsi bene.

Non siamo invece in grado di capire quale sia la forza elettorale di Alessi. Anche se le voci di corridoio lo danno tra i favoriti. In effetti, se l’elettorato di centrodestra di Agrigento deciderà di partecipare alle primari del Pd di Agrigento per sostenere il candidato di Forza Italia, beh, Alessi avrebbe grandi possibilità di affermarsi. Ma sarà così?

Noi proviamo a dare una ‘lettura’ diversa’. Sottolineando che se è vero che l’alleanza tra Pd e Forza Italia, ad Agrigento, è voluta dai vertici dei due partiti, è anche vero che nella Città dei Templi potrebbero giocare variabili che, fino ad oggi, non sono state considerate nella giusta luce. In primo luogo, va detto che l’alleanza tra Partito democratico e berlusconiani, in Sicilia, è una somma di due debolezze e non di due forze. E in politica, di solito, due debolezze, alleandosi, non danno quasi mai vita ad una forza.

Il Pd dell’Isola non è mai stato forte e sette anni di governo in Sicilia, lungi dall’averlo rafforzato, l’hanno indebolito. Rafforzate, dalla presenza del Pd nella ‘stanza dei bottoni’ della Sicilia, sono le cooperative ‘rosse’ (leggere Lega delle cooperative & a affari-affini) che oggi gestiscono quasi tutti i grandi lavori pubblici dell’Isola (in Sicilia non è cosa di poco conto: anzi…). Ma il Pd siciliano non sembra rafforzato. Non a caso sta promuovendo in mezza Sicilia accordi con Forza Italia. Con l’obiettivo, appunto, di fare ‘massa critica’: e pazienza se di mezzo ci sono gli uomini di Dell’Utri. Tutto fa brodo. I tempo in cui si rimproveravano a Berlusconi le feste nelle ville con minorenni fa ormai parte del passato. Pur di vincere il Pd è disposto a ‘inghiottire’ tutto.

Anche Forza Italia, in Sicilia, è debole. In Assemblea regionale siciliana – che è il Parlamento dell’Isola – qualche volta gli azzurri sono andati in soccorso del presidente della Regione, Rosario Crocetta. Se non sono stati sputtanati è perché l’altra opposizione – il Movimento 5 Stelle – in certe occasioni ha anche votato le leggi oscene proposte dal governo Crocetta. Insomma, rispetto all’attuale scalcagnato governo dell’Isola Forza Italia e grillini sono un po’ come il bue e l’asino che evitano di ‘cornutiarsi’…

Poco credibile al Parlamento siciliano, Forza Italia made in Sicily esce molto indebolita dall’operazione di Agrigento. Intanto si crea confusione tra gli elettori di Forza Italia nella Città dei Templi e nel resto della Sicilia. E poi – fatto tutt’altro che secondario – l’appoggio di Riccardo Gallo, uomo forte dei berlusconiani in questa città, rende politicamente impresentabile qualunque altro candidato a sindaco di centrodestra ad Agrigento. In pratica, il parlamentare nazionale Gallo, con la probabile ‘benedizione’ romana e milanese, ha ‘ammazzato’ Forza Italia nella Città dei Templi.

L’accordo Pd-Forza Italia, tirando le somme, ha indebolito sia il Pd (la base di questo partito è molto infastidita dall’alleanza con Forza Italia), sia Forza Italia. Da qui la possibilità che le primarie del Partito democratico agrigentino di domani possano riservare qualche sorpresa. Perché, sullo sfondo, c’è un terzo candidato che potrebbe tirare un brutto scherzo al Partito democratico e ai berlusconiani: si tratta di Peppinello Vita, un ingegnere musicista che partecipa alle primarie del Pd.

Per cercare di minimizzare la sua presenza i dirigenti del Pd agrigentino, dimenticando di essere alleati con l’amico di Dell’Utri a Montecitorio, hanno subito detto che Peppinello Vita arriva da ambienti del centrodestra. In realtà, è la sorella Mariapia che, negli anni passati, è stata presidente del Consiglio comunale di Agrigento, eletta nel centrodestra. Ma Peppinello Vita, proprio per la sua storia particolare, non è omologabile ad alcuna formazione politica. Per capire di chi stiamo parlando, va detto che il personaggio conosce a menadito la musica rock dagli anni ’60 fino ai nostri giorni. Ma è anche ingegnere e fa parte di una famiglia importante di Agrigento.

La sua passione per la musica, il suo tratto gentile, la sua affabilità, la sua chitarra ne fanno un personaggio molto amato dagli agrigentini. Cinquantenne, Peppinello pesca tra i suoi coetanei. Ma ha con sé anche tanti giovani che amano la sua musica. La politica-politicante di Agrigento dà Peppinello a “700-800 voti e poi si ferma”. Certo, sulla carta non può competere con il candidato del Pd e con il candidato di Forza Italia intruppato nel Pd. Sulla carta. Ma noi vogliamo andare controcorrente. Oltre la carta. E azzardiamo non una previsione, ma una sensazione: se domani si dovessero unire due forze: la simpatia che Peppinello Vita gode soprattutto tra i giovani di Agrigento e lo ‘spirito’ pirandelliano degli agrigentini, beh, potremmo avere qualche sorpresa…

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