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Zibaldone

Ad Agrigento i dirigenti del Pd perdono le primarie e si comportano come i bambini: “Non vale!”

Oltre 4 mila persone sono andate a votare alle primarie di centrosinistra per il sindaco. Dopo di che gli hanno detto: “Abbiamo scherzato”. Cinque parlamentari, il vice presidente della Regione e il presidente del Pd hanno racimolato poco più di 800 voti… Ragazzi chi malafiura!

 

Oramai il dado è tratto. Non sarà Silvio Alessi il candidato della coalizione di centrosinistra a sindaco della Città dei Templi per “ordini dall’Alto”. Le primarie, insomma, sono state una beffa per gli oltre quattromila elettori che ci hanno creduto e sono andati a votare, rinunciando magari ad altri impegni da dedicare alle proprie famiglie o alla propria attività.

Di fronte alla protesta di tanti tesserati storici del Pd, che mal hanno ‘digerito’ la vittoria di un candidato proveniente dall’area politica opposta, i vertici del Partito democratico della Sicilia e di Agrigento – per non parlare del Presidente della Regione, Rosario Crocetta, che pochi giorni prima si era detto d’accordo sull’intesa tra il Pd e un ‘pezzo’ di Forza Italia agrigentina – hanno recitato il mea culpa con una clamorosa e incredibile inversione di marcia.

A questo punto c’è da chiedersi perché si è arrivati a questo punto. Perché la sensazione, oggi, è quella di trovarsi davanti al gioco che fanno i bambini di cinque anni che, perdendo con gli avversari, urlano: “Non vale!”. Non sarebbe stato saggio, in considerazione che il caso Agrigento era evidenziato su tutti i quotidiani già da settimane, che i responsabili regionali e nazionali del Pd prendessero le decisioni prima di disturbare il Popolo delle primarie?

Già dall’inizio, quando si è capito che ad Agrigento il Pd, in vista delle primarie, si stava alleando con un ‘pezzo’ di Forza Italia, erano esplose vivaci polemiche. Sono stati in tanti a contestare la presenza, nelle primarie di centrosinistra, degli uomini legati al parlamentare nazionale di Forza Italia, Riccardo Gallo, voluto a Montecitorio da Marcello Dell’Utri. Lo stesso candidato a sindaco, Silvio Alessi – proveniente proprio dall’area di Riccardo Gallo – partecipava alle primarie di centrosinistra da favorito. A denunciare quello che stava succedendo, ad esempio, è stato con largo anticipo Giuseppe Arnone, figura storica della sinistra agrigentina, già apprezzato dirigente di primo piano di Legambiente e oggi dirigente del Pd siciliano. Ma nessuno gli ha dato retta. E non c’è da stupirsi se, oggi, Arnone sia tra i candidati a sindaco di Agrigento, pronto a offrire la propria presenza agli elettori di sinistra della sua città piuttosto infastiditi dalla manfrina messa in piedi dai dirigenti regionali e cittadini del Pd.  

Ci chiediamo e chiediamo: il segretario regionale del Pd, Fausto Raciti, il coordinatore di Forza Italia in Sicilia, Vincenzo Gibiino, il solito Crocetta perché, invece di contestare in modo radicale quello che stava succedendo ad Agrigento, hanno invece preferito nascondere la testa sotto la sabbia e fare andare fino in fondo il gioco delle primarie?

E ora? Silvio Alessi, che era stato ammesso dal Pd tra i candidati alle primarie è oggi accusato – perché in fondo di questo si tratta – di averle vinte. Lo stesso Alessi  rivendica giustizia con una lettera a Matteo Renzi. Non dobbiamo dimenticare che proprio l’attuale segretario nazionale del Pd e Premier del nostro Paese ha rivendicato sempre le scelte dei candidati con le primarie. Lo stesso Renzi, oggi, è a capo del Governo italiano solo ed esclusivamente perché vincitore delle primarie.

Leggiamo su facebook una nota un po’ piccante di Giusy Savarino, protagonista dell’Associazione di centro #AmmunìSicilia, un’esperienza politica che punta a rilanciare in Sicilia e nel resto d’Italia le ragioni politiche di un centrodestra senza ‘inciuci’. “Primarie ad Agrigento, prologo ed epilogo – scrive Giusy Savarino -. Sembra ieri che vedevamo pubblicate le foto dell'incontro tra i rivoluzionari, Presidente della Regione, deputati, dirigenti sorridenti, ammiccanti, tutti pacche sulle spalle, contenti di siglare un accordo storico, sembravano i protagonisti di una famosa canzone di Gino Paoli, ‘eravamo 4 amici al bar’ destinati a cambiare il mondo…’. Poi invece ad uno ad uno hanno cominciato a defilarsi, sotto la scure di un'opinione pubblica indignata e di una dirigenza nazionale pronta ad interpretarla, io ho perplessità, io non c'ero, e se c'ero non avevo capito, bisogna rispettare il voto della base, o forse è meglio ascoltare la gente… Fino al triste epilogo: tutto annullato con una motivazione fantasiosa: incapacità di rappresentare una coalizione di Alessi. Inutile sottolineare che la sua candidatura, con tutto il suo peso, era nota da tempo. Ma tant'è! Oggi il povero Alessi pare lasciato solo a difendere quel voto delle primarie, preso a schiaffi a destra e a manca per quelle imprudenze frutto dell'inesperienza e dell’umana esaltazione che l'incoronazione del Grande Rivoluzionario in persona gli aveva dato. Oggi Alessi ricorda quel personaggio di Nuovo cinema Paradiso che gridava solo: ‘La piazza è mia!’. Quanta tristezza in questa storia! Quanta arroganza e quanta ipocrisia dei protagonisti, comprimari e comparse! Portare migliaia di persone al voto e poi dire: ‘Abbiamo scherzato… Alla luce delle notizie di oggi, una sola frase mi viene spontanea: Chi malafiura!”.

Giusy Savarino tocca un tasto dolente: i dirigenti del Pd che hanno avallato le primarie con Silvio Alessi candidato. E che oggi sembrano pentiti. Anche in questo caso non possiamo tacere il fatto che, alle primarie del centrosinistra per il sindaco della Città dei Templi, ben quattro parlamentari nazionali (che provengono tutti da Agrigento e provincia), un parlamentare regionale, il vice presidente della Regione e assessore alla Formazione professionale (Mariella Lo Bello) e il presidente dell’assemblea regionale del Pd siciliano, Marco Zambuto (ex sindaco di Agrigento) sono riusciti a portare al candidato a sindaco del Pd appena 800 voti! Dire che è stata una pessima figura è poco!

E dopo questa pessima figura che cosa propongono i dirigenti del Pd che, come i bambini capricciosi, hanno rinnegato l’accordo con un ‘pezzo’ di Forza Italia? La candidatura a sindaco di Angelo Capodicasa, già presidente della Regione siciliana, parlamentare ininterrottamente dagli anni ’80 del secolo passato fino ai nostri giorni. Cos’è, quella di Capodicasa? Una candidatura all’insegna del rinnovamento?   

Detto questo, vorremmo porre qualche domanda a Matteo Renzi. Perché sono state celebrate queste primarie di centrosinistra ad Agrigento, in modo alquanto anomalo? E’ trasparente l’uso delle primarie per scegliere i candidati alla luce di infiltrazioni esterne di candidati ed elettori? Sergio Cofferati, che dopo la sconfitta in Liguria ha aperto una polemica con il Pd, ha forse ragione?         

 

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