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Zibaldone

Le bugie della scienza

Lo stress fisico ed emotivo che accompagna una severa diagnosi medica favorisce  spesso la tentazione di affidarsi a cure sperimentali non vagliate da un rigoroso esame scientifico e spesso, proprio la drammaticitá delle circostanze, causa anche l'acquiescenza dei politici e della stampa, cioé di coloro che dovrebbero vigiliare su queste forme di "ciarlatanismo"

La scienza forse è l’insieme di assunti, regole e leggi più “antidemocratico” che esista. Essa, infatti, non può tenere conto di opinioni personali perché cerca di fare emergere il vero oggettivo attraverso un metodo rigoroso che non può scendere a compromessi. Purtroppo, in Italia, si sono verificati casi in cui scienziati, pseudoscienziati e politici hanno agito tradendo principi di rigore e di affidabilità che dovrebbero garantire un servizio onesto e di grande valore sociale alle persone. Troppo spesso, in ambito medico ad esempio, assistiamo a pressioni di tipo mediatico che spingono la politica ad avallare terapie e sperimentazioni che non hanno un fondamento scientifico. Sono le “bugie della scienza” che fanno molta presa sulle persone comuni le quali, non avendo strumenti per orientarsi di fronte a vere e proprie seduzioni ingannevoli, si affidano al “guaritore” di turno. In questo clima di piena irrazionalità, si assiste anche ad un’insana attrazione per teorie complottistiche: molte persone, ad esempio, credono che a Cuba si curi il cancro col veleno dello scorpione e che il potere delle multinazionali farmaceutiche impedisca l’arrivo di questa cura miracolosa anche da noi.

E’ comprensibile, in una situazione di dolore e forte sofferenza, aggrapparsi a speranze di cura alternative. Quando la prognosi di malattia è molto severa, può accadere che siano traditi i principi scientifici con conseguenze molto gravi.

L’ultimo caso mediatico è quello del metodo Stamina di Davide Vannoni, un personaggio molto controverso che, senza alcuna competenza in materia e senza aver mai pubblicato lavori scientifici, col sostegno di giornali e televisioni e un gruppo di studiosi e accademici è riuscito ad ottenere una sperimentazione sul territorio nazionale promossa dal Ministero della Salute. Il metodo, basato sulla conversione di cellule staminali mesenchimali in neuroni, prometteva cure per numerose malattie neurodegenerative come la sindrome di Kennedy, la paralisi cerebrale infantile e la sclerosi laterale amiotrofica. Ovviamente, i risultati sono stati deludenti e la sperimentazione è stata interrotta. Il caso Vannoni resta una pagina molto buia della storia italiana in cui politica e medicina hanno ceduto il passo ad un uomo laureato in scienze della comunicazione che è riuscito incredibilmente a catturare l’attenzione di un intero Paese senza avere neanche un trial clinico a favore del suo presunto metodo di cura. E’ stato sufficiente per Vannoni avere dalla sua parte una folla di disperati in cerca di cure alternative sostenuti da un’irrazionale eco mediatica per soggiogare la politica italiana riuscendo ad avviare una sperimentazione che non aveva motivo di esistere.

Nel 1997, grande eco mediatica ebbe il metodo del professore Di Bella che in questo caso, a differenza di Vannoni, era un medico e proponeva una multiterapia a base di somatostatina, farmaci, ormoni e vitamine per i tumori solidi. Pur non essendoci solide basi scientifiche in quanto il professore non aveva mai pubblicato un lavoro su una rivista “peer reviewed”, fu avviata una sperimentazione in seguito a forti pressioni politiche e mediatiche con grande sostegno dell’opinione pubblica. I risultati furono scarsi.

Come non ricordare anche la vicenda del siero di Liborio Bonifacio, un veterinario che negli anni ’60 propose come terapia anticancro una miscela di urina e feci di capra che, sotto la spinta mediatica dei giornali e in assenza di adeguato supporto scientifico, ottenne dal Ministero della Sanità il consenso ad una sperimentazione che risultò fallimentare

Questi episodi oltre ad illudere le persone, screditano la scienza e la politica, mettendo, talvolta, in pericolo la vita dei pazienti perché, di fatto, impediscono loro di accedere a cure convalidate scientificamente.

Queste vicende ci dimostrano quanto sia delicato il ruolo della scienza nell’educare le persone ad un pensiero logico e razionale perché troppo spesso fattori emotivi prendono il sopravvento alterando la realtà delle cose. Se questa operazione viene fatta dagli stessi scienziati che dovrebbero garantire il rigore di un iter scientifico, allora ci troviamo di fronte ad una grave sconfitta del pensiero umano.

Bisogna, tuttavia, considerare che la vera scommessa della conoscenza sta probabilmente nella promozione di un pensiero “fluido”, capace a volte di distaccarsi da assunti e certezze considerati incontestabili. Infatti anche il rigore scientifico che garantisce la ricerca della verità in maniera libera e incondizionata, deve essere affiancato da idee “nuove” che consentano alla scienza di evolversi per liberarsi dai suoi stessi dogmatismi. Un conto è pretendere che per avviare una sperimentazione vi siano dati scientifici e trial clinici a sostegno, altra storia è pensare, ad esempio, che per curare una certa patologia non sia possibile intraprendere percorsi alternativi e rivoluzionari. Il pensiero, infatti, deve essere libero e creativo e non bisognerebbe mai cedere alla tentazione che una certa strada non sia perseguibile. Pensiero creativo e rigore scientifico devono potersi incontrare sempre per consentire alla scienza di “camminare”, di proiettarsi nel futuro alla ricerca di soluzioni nuove per comprendere meglio la complessità del mondo chimico, fisico e biologico.

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