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Zibaldone

Cos’è la scabbia e i problemi in Italia (e in Sicilia): parla il professore Giulio Tarro

E’ una malattia provocata dagli acari. Colpisce chi vive in promiscuità, in cattive condizioni igieniche, come nel caso dei migranti che arrivano nel nostro Paese. Non va enfatizzata, perché il vero problema nell'Africa sub-Sahariana resta l’AIDS con oltre un milione di morti nell’ultimo anno

 

Fino ad ora sono 4 mila e 700 i casi di scabbia registrati quest’anno in Italia. A portare questa malattia sono i migranti. Nessun allarmismo sociale, anche se gli ultimi casi diagnosticati a Roma danno da pensare. La domanda che ci poniamo e che al momento non trova risposta è: in Sicilia, dove sbarcano migliaia di emigranti da anni, i casi di scabbia o di altre malattie virali ci sono oppure no?

Al momento non è dato sapere, tranne i dati che arrivano direttamente dal Ministero della Salute. Non si vuole scatenare la caccia all’untore, ma la scabbia o altre malattie che purtroppo queste persone contraggono per le cattive condizioni di vita devono essere in qualche modo affrontate e i cittadini devono essere informati. L’Italia, e soprattutto la Sicilia e la Calabria, sono il ‘porto’ principale e questa emorragia di poveri cristi condannati a scappare per salvare la pelle non sembra avere altre soluzioni.

Chiediamo al professore Giulio Tarro (nella foto a destra), emerito di virologia all’Ospedale Cotugno di giulio tarroNapoli, scienziato e ricercatore, super esperto di grandi malattie come Ebola, cos’è la scabbia e come si cura o si contrae.

“La scabbia – spiega il professore Tarro – è un’infezione della pelle provocata da acari. Si contrae attraverso il contagio di indumenti infestati, biancheria da letto, lenzuoli, federe, asciugamani ed anche per contatto sessuale. Vescicole e croste sono espressione sintomatologica e rappresentano il veicolo di diffusione. Fattori importanti che contribuiscono alla trasmissione della scabbia sono dati dal livello igienico scarso, dalla promiscuità, dai viaggi e dalle case di cura. Più frequente in inverno per il sovraffollamento, colpisce tutte le età, senza differenze di sesso. Gli acari sono microscopici e scavano gallerie cutanee dove vengono depositate le uova, le cui larve fuoriescono dalla superficie della pelle dopo maturazione in meno di due settimane con un’incubazione totale di 3-6 settimane, più breve dopo recidiva. Sintomi sono il prurito fastidioso, talora doloroso con eritema, vescicole e pustole attorno ai polsi ed in mezzo alle dita delle mani ed anche dei piedi, alle ascelle, ai gomiti, al petto, all'ombelico, alle natiche. Superinfezioni da grattamento portano all'impetigine, infezioni batteriche della cute. La terapia della scabbia è a base di creme e lozioni per uccidere gli acari che sopravvivono solo 24-36 ore lontano dall'ospite umano. I presidi terapeutici si trovano in farmacia e vanno applicati a tutto il corpo per 8-12 ore prima della loro rimozione. Si consiglia la ripetizione dopo una settimana. Lavarsi solo dopo il tempo necessario del trattamento, una nottata”.

Professore, come commenta questo proliferarsi della scabbia e i dati che ci arrivano dal Ministero?

“La scabbia si presenta agli onori della cronaca dopo l'ultima guerra mondiale. Allora era causata da ricoveri affollati. Oggi è motivo di polemica pro e contro l'immigrazione. Si viene a sapere dal Ministero della Salute che il 10% degli immigrati ne è infetto, con previsione di 4.700 casi per il 2015 con 46.000 immigrati, ma con il dato ufficiale di 6.000 casi l'anno di scabbia denunciati in Italia. Il solito polverone dei mezzi d'informazione, vedi il caso della recente epidemia da virus Ebola con poche migliaia di morti, mentre soltanto nell'Africa sub-Sahariana, nell'ultimo anno, si registrano oltre un milione di morti per AIDS, stando ai dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità!”.

 

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