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Metti la nonna in freezer per sbarcare il lunario ai tempi della crisi

La commedia nera sul fenomeno del precariato in cui versano tanti giovani lavoratori italiani. La soluzione? Mettere la nonna in freezer

Miriam Leone e Fabio De Luigi (Foto di Lavinia Pinzari)

Ecco un film italiano che si addentra nel territorio insidioso della black Comedy. "Metti la nonna in freezer", in uscita nelle sale italiane, è diretta da due bravi registi pochi più che trentenni Giancarlo Fontana & Giuseppe G. Stasi che dopo tanti corti di successo, hanno dimostrato di conoscere bene il cinema

Metti la nonna in freezer”, nelle sale italiane dal 15 marzo , diretta Giancarlo Fontana & Giuseppe G. Stasi.

“Siamo consapevoli di esserci addentrati in un territorio di mezzo, nebbioso e incerto, che ci metteva davanti ad una doppia sfida”,  spiegano i due registi. “Da un lato, il confronto con una lunga tradizione di film, profondamente connaturati alla cultura dei Paesi anglosassoni (da Arsenico e Vecchi Merletti, a Funeral Party e Ladykillers); dall’altro, la messa in scena di una storia totalmente italiana, da girare però con l’ironia feroce tipica di una cultura completamente diversa dalla nostra”.

Claudia (Miriam Leone) è una giovane restauratrice che da tempo aspetta di essere pagata dallo Stato per un lavoro fatto. Nel frattempo con la pensione della nonna (Barbara Bouchet) riesce a pagare le sue collaboratrici Rossana (Lucia Ocone) e Margie (Marina Rocco) e a sbarcare il lunario.  La morte improvvisa dell’anziana signora costringe Claudia a prendere una decisione drastica, congelare il cadavere della nonnina in freezer  per continuare ad incassare la pensione. Sulla sua strada si mette Simone Recchia, interpretato da Fabio de Luigi, un incorruttibile maresciallo della Guardia di Finanza che, neanche a dirlo, si innamora perdutamente di lei.

La storia prende spunto da fatti di cronaca recenti che raccontano di cadaveri di anziani nascosti dai familiari per  la pensione. La crisi economica perdurante, l’aumento insostenibile del costo della vita, i disagi e gli affanni di un Paese che danza costantemente sull’orlo del disastro testimoniano il fatto che  il male può assumere forme che trascendono i ristretti confini tra morale e immorale, onestà e disonestà.

Una regia misurata, sorretta da una sceneggiatura ben scritta e una recitazione sempre credibile, fanno di questo film una piacevole commedia degli equivoci, delle gag , delle situazioni grottesche in cui si rappresentano due personaggi comuni che come una barca alla deriva sulle fluttuanti onde di un mercato del lavoro che non funziona, finiscono per diventare complici.  Lei, Claudia, una precaria costretta a surgelare la nonna per sbarcare il lunario, lui, Simone, un finanziere con troppi scrupoli ma nessuna raccomandazione. “In un microcosmo schiacciato dalla burocrazia, in cui i corruttori se la cavano sempre, passare dal lato dei criminali è facile… come nascondere un cadavere in freezer”, aggiunge lo sceneggiatore Fabio  Bonifacci . “Commettere reato per sopravvivere è come un virus che contagia tutti senza poterci fare nulla”.

Il film prende infine una piega decisa sul tema del precariato. Tenendosi a debita distanza dal controverso mondo della politica, emerge con evidenza come dopo anni di riforme del mercato del lavoro tese alla flessibilità (dal pacchetto Treu del 1997 fino al recente Jobs Act), il contratto di lavoro a termine si afferma sempre più come la regola, invece che come l’eccezione. C’è un esercito di 5,7 milioni di millennials che rischiano di diventare poveri entro il 2050.

Infine volendo trovare un punto negativo, alcune incongruenze nella narrazione che tuttavia non tolgono nulla ad una pellicola genuinamente divertente ma anche terribilmente reale.

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