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Adriana Rossetto e la sua scommessa sul teatro contro le barriere geografiche

Esperienza e determinazione: creare ponti culturali con il teatro d’avanguardia per sentirsi più uniti

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Non ancora trentenne, Adriana Rossetto ha già conquistato la Grande Mela. Di origini italiane, lavora a New York come attrice e produttrice. L’abbiamo intervistata in occasione del reading su The Neighbors in scena al The Brick di Brooklyn il 19 maggio al quale prenderà parte come attrice.

Adriana Rossetto, metà brasiliana e metà italiana, nata in Messico e cresciuta in Italia, parla quattro lingue, ha l’arte drammatica nel sangue e una solida formazione internazionale alle spalle. Infatti dopo una laurea in International Economics and Management alla Bocconi di Milano, studia presso il NIDA di Sydney (National Institute of Dramatic Arts), alla Guildhall School of Music and Drama di Londra e presso lo Stella Adler Studio of Acting di New York. Attualmente vive e lavora a New York. The Neighbors (I Vicini) di Fausto Paravidino è un’opera selezionata per la prima edizione di Italian Playwrights Project e pubblicata in inglese nel volume New Plays from Italy (Martin E.Segal Theatre Center Publication – 2017). Il testo, tradotto in inglese da Jane House, verrà presentato sottoforma di lettura all’interno del Festival InScena! 2018 in collaborazione con Umanism NYC. L’opera verrà interpretata da un cast internazionale assemblato dalla stessa Adriana Rossetto.

Chi interpreti in The Neighbors e come hai lavorato per costruire il personaggio?

In The Neighbors interpreto Greta. Ho trovato molto interessante che in questo magico mondo creato da Fausto Paravidino gli unici personaggi ad avere un nome siano i personaggi femminili, quindi Greta e Chiara. Questo è stato il mio primo indizio come punto di partenza per interpretare il testo. I partner di Greta e Chiara sono descritti come He e Husband, mentre il quinto personaggio è descritto come The Old Lady. Per questa lettura abbiamo lavorato affinché le indicazioni di regia fossero lette dall’attrice che interpreta The Old Lady e interpretate come parte integrante del personaggio, per il quale si crea quindi una specie di “realismo magico” del quale lo spettacolo sembra essere cosparso. Greta è un personaggio affascinante, a metà tra suo marito e le proprie paure: si tratta di sentimenti quotidiani, il sentirsi divisi tra il capirsi e il dover capire gli altri. Sono partita da questo punto per poi lavorare sull’aspetto del sogno e della magia che lo spettacolo sottintende.

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Adriana Rossetto – Foto Mark Bennington

Ci racconti il progetto più ambizioso e più affascinante al quale hai preso parte?

Lavorare al fianco di Valeria Orani nella realizzazione di Italian and American Playwright Project è sicuramente tra i progetti più interessanti ai quali ho preso parte finora. Mi piace molto l’idea di creare ponti culturali, specialmente in un’era in cui è facile sentirsi divisi. Il progetto mi tiene a contatto con la cultura teatrale contemporanea che è sicuramente una priorità per me, nel senso di voler sentire e sostenere storie che documentino il nostro presente. Credo infatti che viviamo in un periodo affascinante che vede cambiate molte cose, specialmente in riferimento alla tecnologia, grazie alla quale la globalizzazione è sempre più reale. È inoltre molto importante per me lavorare con una squadra tutta al femminile, facendo quindi il mio piccolo per portare avanti una realtà in cui essere imprenditrici vale la stessa moneta che essere imprenditori.

Cosa significa essere un’attrice italiana a New York?

Oltre che con Valeria Orani, lavoro anche al fianco di John Gould Rubin per il The Private Theatre e con Vieve Price per TÉA. Con il The Private Theatre ci stiamo adoperando per ridefinire un teatro più d’avanguardia in cui i ruoli tradizionali vengono sovvertiti, mentre con TÉA lavoriamo per portare sul palco una nuova metodologia di teatro sociale chiamato Insight Theatre, in cui analizziamo come arriviamo a prendere decisioni in un clima culturale e politico sempre più polarizzato. La mia “italianità” si manifesta come elemento di diversità in queste conversazioni, contribuendo agli argomenti con un’immaginazione ed un punto di vista esterni rispetto al milieu americano. Poiché lavoro con persone straordinarie, prendo parte a conversazioni e discorsi molto attuali sull’estetica teatrale e sulla rilevanza sociale del teatro, per cui mi sento sempre eternamente fortunata: faccio teatro con persone che sono grata di avere nella mia vita!

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Adriana Rossetto – Foto Jared Carlisle

Il cast di The Neighbors è un cast internazionale. Cosa pensi di apportare da italiana e come Adriana Rossetto a questo progetto?

Il cast di The Neighbors è un cast che ho assemblato personalmente: con Chuk e Christine Smith ho lavorato su Uniform Justice per il Fringe Festival New York nel 2015, Nabil è parte del lavoro di Insight Theatre di cui accennavo prima, mentre ho incontrato Christine Miller quando ha fatto Such Nice Shoes al Theaterlab di Orietta Crispino, dove avevo presentato NoWhere | NowHere, uno spettacolo che ho scritto in collaborazione con altre attrici e che ho co-prodotto nel 2015. Giacomo ed io invece ci siamo incontrati attraverso conoscenze in comune. Quindi The Neighbors è il migliore modo di fare teatro per me: un incontro tra amici di grandissimo talento che passano ore a divertirsi dando vita a personaggi straordinari messi su pagina da un eccellente autore. Da italiana porto sicuramente una certa passione e apertura emotiva che spesso mi aiuta come attrice; come Adriana porto la scommessa che un testo ben scritto e ben recitato possa sconfiggere certe barriere geografiche che spesso imponiamo alla cultura perché appartenente ad un luogo specifico.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Dopo il festival InScena! comincio le prove per diversi progetti, tra cui Casa di bambola con il The Private Theatre e Rocco, Chelsea, Adriana, Sean, Claudia, Gianna, Alex con TÉA. Casa di bambola, diretto da John Gould Rubin, sarà una versione immaginativa e sperimentale del famoso testo di Ibsen, progetto che spero di riuscire a portare anche in Italia. Mentre Rocco, Chelsea, Adriana, Sean, Claudia, Gianna, Alex è un pezzo di devised theatre (forma di teatro in cui il copione ha origine da un lavoro collettivo, spesso basato sull’improvvisazione ndr) che stiamo costruendo da cinque anni, uno spettacolo mastodontico che ha visto la collaborazione di tredici artisti tra cui coreografi, scrittori, attori ed esperti in varie discipline. In fase di sviluppo, quando aveva ancora il titolo di There’s Something About America, lo spettacolo ha ottenuto una workshop performance all’Actors Studio. Prevediamo di debuttare a febbraio del 2019 qui a New York.

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