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Nino Milicia, visita a un “cuore antico” custode di un tesoro firmato Carlo Levi

Nel casolare di famiglia, a San Pier Niceto, il contadino accarezza un sogno: esporre negli Usa i 145 Disegni, editi ed inediti, del pittore e scrittore

di Nino Sottile Zumbo

Nino Milicia con Autoritratto rosa (Disegni della cecità editi di Carlo Levi)

Nel covile, al riparo da pioggia e vento, è custodito il tesoro: disseminati e cullati dal denso respiro d’erbe secche, paglia e fieno, i 145 Disegni (lapis, penne a sfera, pastelli, feltri colorati) eseguiti da Carlo Levi, quando venne colpito da grave malattia agli occhi. Qui, tutto è leviano: i luoghi, le atmosfere, lo stesso Nino. D’altronde, la storia dei Disegni s’intreccia con quella del loro possessore

È Primavera. Sicilia di Nord-est, Tirreno meridionale, piana nei pressi di Milazzo. Milazzo, è città che ha scritto importanti capitoli di Storia.

Legata alle sorti del torrente Mela, in accadico Milu “corso d’acqua che occasionalmente esonda”, antichissima colonia greca (716 a.C.), dai romani detta Mylae.

Milazzo, provincia di Messina

Qui, allo scoppio della prima guerra punica, si celebra, col trionfo di Caio Duilio sull’armata cartaginese di Annibale Barca, l’egemonia navale romana (260 a.C.), la decisiva vittoria navale dell’imperatore Gaio Ottaviano su sesto Pompeo (36 a.C.), la supremazia di Giuseppe Garibaldi nella cruenta battaglia campale, nei pressi del Castello, sui Borboni (20 luglio 1860).

Sono in auto, sulla strada statale 113, navigatore è il mio amico libraio Giovanni Mazzeo.

Dalla foce del torrente Niceto (dal greco nike “vittoria”), ci inerpichiamo sui verdi monti Peloritani, per terre un tempo assai ricche di oleastri, lecci, cedri, noccioli, oggi soprattutto d’orti, agrumeti, frutteti, alla volta di San Pier Niceto.

San Pier Niceto, provincia di Messina (credit: Piero Delia)

Paesino, alle origini denominato San Pier Monforte, già signoria del Conte Giuseppe Moncada Cassano, Principe di Monforte, Comune autonomo dal 1861. Oltrepassiamo la Chiesa del Carmine (1640) e la Fonte Paola [si narra che il prodigioso San Francesco di Paola (1406 -1507), qui in transito, abbia fatto scaturire dal suolo, d’incanto, questa sorgiva per assetare i bisognosi] e, inforcata quel che resta della via Valeria (via romana che congiungeva Messina, dalla frazione Torre Faro, alla greco – romana Tindari), giungiamo in Contrada Filò, al casale di Nino Milicia.

Rubizzo in viso, occhi vispi, cappello a falde larghe, camicia rossa, salopette verde, ci accoglie accennando un sorriso.

Nino Milicia con Autorittratto celeste( Disegni della cecita editi di Carlo Levi)

Subito ci conduce a un desco di grezzo ulivo: al centro, fra erbe e fiori di campo, una cornucopia di succose nespole e panciute ciliegie, le offre e mesce in vecchi bicchieri di coccio l’idromele (vino ottenuto per fermentazione del miele, stemperato con acqua sorgiva e aromatizzato con fiori di sambuco e timo).

Siamo nell’aia, da qui si accede all’agrumeto in pendio e quindi all’orto.

Sotto i rami di gelso in frutto, due maialini indiani grugniscono al somaro che, libero, raglia e scalcia, a poca distanza, nei pressi del bilicodi precisione (base in legno e struttura in ferro). Bilico che pesa, vi dirà Nino, frutti e ortaggi di stagione, ma anche l’inconscio.

L’antico casolare di famiglia riattato è la sua francescana dimora: al primo piano, le stanze per gli ospiti, un’unica stanza a pianterreno (cucina in pietrame, giaciglio, biblioteca) dalle ombre forti e luce rada. Unici e preziosi accessori, contigui all’unica stanza: la piccola toletta, odorosa di foglia vischiosa e il forno di pietra e malta, dove, in attesa che lieviti l’impasto, gli sterpi brillano a raffiche di firmamenti in fuga. Le galline “intelligenti” di Nino, nei pressi della biblioteca razzolano, curiose, tra pile di libri sparsi sul rustico pavimento, fissandovi in cagnesco se, guadagnato l’uscio, non lo serrate, e il vento, insinuatosi, orchestri scomposti fiati dalle gravi travature a soffitto.

Nel covile, al riparo da pioggia e vento, è custodito il tesoro, di cui il mio amico Giovanni credevo favoleggiasse: disseminati e cullati dal denso respiro d’erbe secche, paglia e fieno, i 145 Disegni (lapis, penne a sfera, pastelli, feltri colorati) eseguiti da Carlo Levi (1902 -1975) quando, colpito da grave malattia agli occhi, diagnosi “distacco della retina”, fu sottoposto, nel 1973,  a due delicati interventi chirurgici dal professor Giambattista Bietti presso la Clinica San Domenico di Roma.

Carlo Levi

Credo che ora si materializzerà Giulia la Santarcangiolese, la strega che fu domestica di Levi durante il suo confino obbligato ad Aliano (Matera), per ordine del regime fascista; personaggio emblematico del suo romanzo capolavoro Cristo si è fermato ad Eboli (Einaudi 1945):

“[…] Vitino sottile come quello di un’anfora, tra il petto e i fianchi robusti… fronte alta e dritta… viso rugoso per gli anni e giallo per la malaria… testa piccola, dall’ovale allungato… corpo imponente, diritto, spirante una forza animalesca… occhi a mandorla neri e opachi … naso lungo e sottile … bocca larga … labbra sottili e pallide, con una piega amara […]” celebrerà l’arcano rito in suffragio agli spiriti dei monti: in un terso braciere di rame, brucerà sterpi con salvia, ginepro, rosmarino; poi ci offrirà il pane appena sfornato.

Carlo Levi, La santarcangelese,1936, olio su tela, Matera, Centro Carlo Levi

Qui, tutto è leviano: i luoghi, le atmosfere, lo stesso Nino. D’altronde, la storia dei Disegni s’intreccia con quella del loro possessore.

Nino Milicia nasce a San Pier Niceto, pagella d’oro alla prima classe di scuola media, studente svogliato all’istituto tecnico di Messina, poi di Firenze. A Messina, preferiva assistere alle conversazioni tenute, alla Libreria dell’Ospe del poeta Antonio Saitta, dal giurista e umanista Salvatore Pugliatti, dai poeti Vann’Antò e Salvatore Quasimodo, dal poeta, scienziato e parlamentare Nino Pino Balotta ed anche alle mostre dell’annessa Galleria Il FondacoA Firenze, aggirarsi nelle sontuose stanze di Palazzo Pitti, della Galleria degli Uffizi e istituzioni consimili, in cerca di sempre  nuove meraviglie. Onnivoro lettore, maestro nell’arte dell’innesto, ama impiantare rare piante da frutto: sorbo, giuggiolo, pero e melo cotogno, corbezzolo, azzeruolo, corniolo.

A fine anni Sessanta, causa i magri guadagni, lascia la Sicilia alla volta della svizzera Zurigo, dove indossa i panni di operaio tessile prima, tecnico d’impianti elettrici poi.

In terra d’Oltralpe s’iscrive alla Federazione italiana lavoratori emigranti e famiglie: proprio a Zurigo, nel corso di una riunione politica, è ammaliato da Carlo Levi, dalle sue “parole come pietre” che pesano i mali degli umili, e i possibili rimedi, lungo le dure ascisse e ordinate della storia; dalla sua requisitoria contro le prepotenze dei signori dagli occhi di ghiaccio, in ghette, baffi e bastone, in difesa dei contadini dal sangue torbido e pronto e del loro arcaico mondo.

Nino Milicia con Autoritratto rosa ( Disegni della cecita editi di Carlo Levi)

Negli anni Ottanta, coi suoi risparmi, acquista dal pittore Lionello Giorni i 145 Disegni della cecità e l’unica grande scultura in bronzo, Amanti, realizzata da Levi nel ’52.

Da qualche anno Nino Milicia è tornato nella sua città natale ad innestare nuovamente agrumi e coltivare ortaggi e piante comuni e rare, soprattutto le pere autoctone siciliane.

Torniamo ai Disegni.

Nel tempo non breve della sua parziale cecità nella Clinica San Domenico, poi nella sua abitazione romana di Villa Strohl – Fern , Carlo Levi, costretto a letto, supino, con la testa in basso rispetto all’asse del corpo, sollecitato dall’amata Linuccia Saba, figlia del poeta Umberto, e dal caro amico Aldo Marcovecchio, si fa costruire un insolito strumento che, in omaggio ad una poesia di Rocco Scotellaro, battezza Quaderno a cancelli.

Un quaderno di legno a cerniera, munito di cordicelle tese tra le due sponde per guidare la mano, sì da riuscire a disegnare e scrivere.

Un non vedente è, per biologica vocazione, un veggente.

E dunque ogni sipario di nebbia, che gli ostruisca e annienti davanti agli occhi le occasioni e le sfide dei colori, non fa che spalancargli nello stesso tempo un teatro inesauribile dimemorie, meditazioni, storie, affetti, eventi di vissuta e penata esistenza.

Inedito dei Disegni della cecità, realizzati da Carlo Levi, e nella collezione privata di Nino Milicia

Fioriscono così i Disegni della cecità e le poesie e prose che interpretano i Disegni, meglio ne sono il controcanto, raccolte nel diario – autobiografico Quaderno a cancelli, pubblicato postumo da Einaudi nel 1979.

Rinchiuso entro le quattro mura della visione interiore, le sue opere pittoriche divengono dizionario di relazioni. Compitano, nel buio, il ricordo d’ogni creatura cara: Ritratto di Linuccia, Ritratto di Gian Paolo (Gian Paolo Berto, il suo assistente), L’eroe birmano (il prof. Bietti ), il ciclo autobiografico degli Amanti.

Ma anche l’impietosa dissezione chirurgica, in chiaro scuro, di sé stesso e della propria storia: Autoritratti in blu, arancione, rosa, celeste; l’Autoritratto-Gufo con l’occhialino (“[…] Carlo Levi era un gufo, aveva gli occhi scrutatori dell’uccello della notte […]“, testimonia Pablo Neruda), Il gufo Graziadio (Graziadio era il suo secondo nome ), L’occhio torturato dalla luce, Della malattia, L’operazione all’occhio, Il secondo intervento chirurgico, Narciso e Narciso dormiente (la ricerca di sé nel mondo), Perdita della madre, Perdita dell’immortalità e tant’altro.

Egli riesce, come probabilmente pochi prima di lui, a sollevare la letteratura e l’arte e le loro imposture a una verità e luce di idee fatte carne.

Solo una cinquantina di questi disegni sono stati esposti in mostre, in Italia, al grande pubblico, mai all’estero; gli altri sono inediti. Nino accarezza un sogno: esporre un’antologia dei 145 Disegni, editi ed inediti, negli Stati Uniti d’America, specie a New York.

Locandina di “Oltre il Buio”, mostra antologica (tenutasi a Milazzo) dei “Disegni della cecità” realizzati dal pittore e scrittore Carlo Levi, di proprietà di Nino Milicia

Gli chiedo di Levi e di questo proposito. “Carlo Levi? Un uomo, gli aggettivi sono superflui. Quando lo incontro a Zurigo, nel 1967, mi presento a lui, timidamente, come contadino dagli studi irregolari, ma voglioso lettore. Mi fissa fraternamente e dice: Leggi e agisci; l’esperienza del fare, forgia. E a tutti i presenti, concludendo il suo intervento: Non lasciatevi calpestare la libertà, è il bene più grande e importante che avete. Siete voi emigrati coloro che portano il peso della Croce.

Carlo Levi

Levi e New York: nel 1937, il poeta Leonardo Sinisgalli, nella Galleria Cometa da lui fondata a Manhattan, ha ospitato sue pitture durante la mostra collettiva dal titolo Antology of Contemporary Italian Painting; nel 1947, una sua importante, ricchissima Personale (Solo Exibition) si è tenuta presso la prestigiosa Galleria Wildenstein, sempre a Manhattan. A quel tempo Cristo si è  fermato a Eboli, pubblicato negli Usa dall’editore Farrar, Strauss e Company, è già un bestseller.

Intervistato a lungo da Nancy Craig, nel 1947, negli studi della Radio americana di New York, titolo della rubrica, Donna di domani, il nostro autore, a proposito degli Stati Uniti d’America afferma: […] avete una splendida terra… così  variegata..Appena arrivato… invece di trovarmi in un mondo pieno di meccanizzazione, ho visto un mondo fatto di persone, a dimensione umana…  Anche l’architettura di New York, che è conosciuta generalmente in Europa come mostruosa, a una prima occhiata mi è sembrata soprattutto regolata da leggi di armonia e proporzione. Certo, New York ha uno stile tutto suo. In California ho visto le vostre splendide sequoie e i grattacieli di New York me le hanno ricordate”.

Chiarisco che Nino, libro alla mano, ha tratto fedelmente le citazioni relative all’intervista da: Carlo Levi, Un dolente amore per la vita. Conversazioni radiofoniche e interviste, a cura di Luigi Lombardi Satriani e Letizia Bindi, Donzelli, 2003.

Inedito dei Disegni della cecità, realizzati da Carlo Levi, e nella collezione privata di Nino Milicia

Riprende Nino, commuovendosi: “Diceva il Nostro che con la pittura, forse, andava scoprendo sé stesso, con la scrittura il mondo. È bello che settant’anni dopo, proprio qui, negli Usa, si possa conoscere una selezione dei Disegni della cecità, editi e inediti. Non solo, mi auguro che un editore americano voglia pubblicare in inglese Quaderno a cancelli, riproducendo i Disegni tra le pagine, secondo l’originale progetto leviano”.

Nel glossario leviano i Contadini incarnano gli individui autentici “che fanno le cose, che le creano, che le amano”, i Disegni della cecità dell’ultimo Levi (morirà a Torino il 6 gennaio del 1975) non possono appartenere che ad un Contadino.

La mia sorprendente visita a San Pier Niceto si conclude, ma credo che di Nino Milicia sentiremo ancora parlare.

Dimenticavo: con l’intermediazione dell’amico Salvatore Rotella, newyorchese, già Chancellor dei City Colleges di Chicago, di Stefano Vaccara, editore di questo giornale, di Stan Pugliese, storico della Hofstra University, di mio zio Sal Zumbo, già direttore del Dipartimento di lingue della Towson University, ho proposto il progetto di mostra, caro a Nino, oltre che alla direzione della Hofstra, nel Long Island, al direttore della Casa italiana Zerilli – Marimò di New York, Stefano Albertini; alle Università di Yale nel Connecticut, Stony Brook a Long Island, Towson nel Maryland, Texas ad Austin.

La professoressa Margherita Pampinella, docente di Lingua e letteratura italiana alla Towson ha già, con entusiasmo, accettato la proposta.

Carlo Levi diceva che “il futuro ha un cuore antico”, ora attendiamo che il sogno di Nino abbia prossimo futuro.

 

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