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Cuaron e Lanthimos convincono a Venezia nel concorso dei big

Entra subito nel vivo il concorso della 75a Mostra del cinema di Venezia con Yorgos Lanthimos e Alfonso Cuaron. Belle sorprese anche fuori concorso.

Subito due assi sul red carpet veneziano. Intanto, fuori concorso e in Orizzonti non mancano le sorprese, e domani tocca a Lady Gaga e ai fratelli Coen.

Secondo giorno a Venezia 75, due big in concorso: Alfonso Cuaron, che dopo il trionfale Gravity con “Roma” torna in Messico e gira il suo film più personale, un intimo ritratto familiare a cavallo tra il 1970 e il 1971, e il greco Yorgos Lanthimos, che ha convinto con il divertente The Favourite, film caustico e surreale su potere e seduzione.

Tra le opere fuori concorso, abbiamo visto il bel documentario “Isis, Tomorrow – The lost souls of Mosul” di Francesca Mannocchi e Alessio Romanzi.

“Roma” di Alfonso Cuaron – Concorso

Ambientato negli anni ’70 a Città del Messico, “Roma” è – a oggi – il più importante progetto cinematografico del regista e sceneggiatore messicano Alfonso Cuarón Orozco, premio Oscar 2014 come miglior regista per “Gravity”.

Girato in bianco e nero e ispirato dalle tante figure femminili dell’infanzia del regista, “Roma” ci presenta un ritratto autentico, intimo e toccante, del conflitto domestico e sociale in un difficile momento politico caratterizzato dallo scontro feroce tra studenti e forze militari governative. Le vicende della famiglia al centro di “Roma” trovano il loro sviluppo intorno alla giovane domestica Cleo e alla sua collaboratrice Adele, entrambe di discendenza mistica, cioè il popolo indigeno che risiede nella regione messicana di Oaxaca, ora povera ma un tempo florida e una delle principali civiltà nell’era precolombiane.

“Roma” di Alfonso Cuaron - Concorso

“Roma” di Alfonso Cuaron – Concorso

La famiglia piccolo borghese al centro di questo riuscito ritratto socio-politico vive nel quartiere Roma a Città del Messico (da qui il titolo del film): Sofia, madre di 4 bambini, deve fare i conti con l’assenza del marito fedifrago che Cuaron ci presenta come un uomo preoccupato più di parcheggiare la macchina in modo perfetto che non della famiglia e dei rapporti interpersonali: vuole essere servito e riverito senza “concedere” nulla. Un personaggio maschile pieno di sé che fa il pari con Firmin, il giovane che mette incinta l’ingenua Cleo e poi addirittura minaccia di ucciderla se oserà rivelare che lui è il padre.

Nonostante il difficile momento familiare e personale, Cleo e Sofia cercano di preservare il proprio equilibrio e quello familiare. «Papà non tornerà più a casa, ma noi resteremo uniti, faremo gruppo», chiarisce Sofia spiegando ai 4 piccoli la separazione dal marito, nel finale di un film intenso e personale, al momento il più riuscito del concorso veneziano.

(Beppe Sacchi)

“The Favourite” di Yorgos Lanthimos – Concorso

“The Favourite” di Yorgos Lanthimos - Concorso

“The Favourite” di Yorgos Lanthimos – Concorso

Yorgos Lanthimos ci ha abituati a una cosa: un riuscitissimo mix di grottesco, sarcasmo – a volte un po’ macabro – e surrealismo. Non vuol dire, però, che si perda di vista la realtà, tutt’altro. “The Favourite” ruota attorno a tre figure di donne molto forti, ognuna a modo suo: la Regina Anna (Olivia Colman) e le due cugine Abigail (Emma Stone) e Sarah (Rachel Weisz). Mentre il Regno Unito è in guerra con la Francia, la Regina, donna in costante ricerca di affetto, viene manipolata in modi differenti dalle due cugine. Sarah giustifica le sue mosse con l’amore per la patria, Abigail vorrebbe ritrovare la sua posizione di dama persa molti anni prima. Entrambe esibiscono astuzia, intelligenza, strategia, in un lungometraggio che pone al centro della storia le donne e trascura quasi del tutto gli uomini. Sono le donne a condurre il gioco, sono loro al comando. Non sono però donne qualunque, vengono dipinte in modo autoritario, deciso, quasi “maschile”. Sullo sfondo della guerra, si intrecciano strategie militari e strategie di seduzione e arrampicata sociale, in una lucida riflessione sull’affascinante insensatezza del potere. Non mancano i riferimenti istintivi e animaleschi, caratteristici dei film di Lanthimos. Lo stretto contatto con gli animali, le pulsioni che si fanno largo, i sensi che si amplificano all’improvviso. The Favourite è un film riuscito, caratterizzato dal consueto stile del regista greco ma con meno compiacimento rispetto alle ultime prove. Il film sarà nelle sale americane il 23 Novembre 2018, in quelle italiane il 14 Gennaio 2019.

(Annalisa Arcoleo)

“Isis, Tomorrow – The lost souls of Mosul” di Francesca Mannocchi e Alessio Romanzi

“Isis, Tomorrow - The lost souls of Mosul” di Francesca Mannocchi e Alessio Romanzi

“Isis, Tomorrow – The lost souls of Mosul” di Francesca Mannocchi e Alessio Romanzi

L’Isis ha perso Mosul, ma è davvero sconfitto? È quanto si sono chiesti Francesca Mannocchi e Alessio Romanzi confezionando il loro pregnante e coinvolgente documentario “Isis,Tomorrow – The lost soul of Mosul”, molto ben accolto dal pubblico alla 75a Mostra del Cinema di Venezia.

La situazione in Iraq è tutt’altro che normalizzata: la guerra è finita ma le forze governative non stanno facendo molto per riconciliare le due anime del Paese e “accettare” i figli dell’Isis come propri. Le donne e i bambini di famiglie un tempo sostenitrici del Califfato, rinchiusi ora in un enorme e recintato campo che contiene 20.000 persone, vengono ostracizzati non solo dalle autorità governative e sociali, come per esempio le scuole, ma anche dai concittadini “vincitori”, rendendo così molto difficile ogni processo di riappacificazione.

“Isis, Tomorrow – The lost souls of Mosul” – nel ripercorrere la lunga guerra attraverso interviste a giovanissimi miliziani del Califfato addestrati dai loro padri a diventare kamikaze, alle loro vittime e a soldati dell’esercito governativo – esamina le conseguenze della lunga e brutale battaglia per la riconquista della città. I ragazzi, ma anche i bambini che popolano questo bestiale campo profughi sono abbandonati a se stessi, senza che la comunità internazionale abbia pensato a un programma di reintagrazione. Così, rimangono rabbiosamente impregnati dell’educazione ricevuta, quella di uccidere i loro vicini “apostati” e se il processo di riappacificazione non accelera, togliendo così terreno al sentimento di vendetta e ritorsione che cova in tante anime di entrambi i fronti, l’Iraq rischia di avere in un prossimo futuro un movimento terroristico generato proprio dalle ceneri del Califfato.

Francesca Mannocchi e Alessio Romanzi – pluripremiati per le loro inchieste giornalistiche e fotografiche – ci offrono con questo lavoro una profonda riflessione sulle tante ferite che una guerra genera, non solo fisiche ma anche morali.

(Beppe Sacchi)

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