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Rifugiamoci dagli eroi, per dimenticare i nuovi barbari cretini esperti di nulla

Di questi tempi bisogna tornare a leggere e ammirare il mito dell’eroe mitologico che l’arte ci ha tramandato nei secoli

"Ercole": statua di bronzo realizzata da William Brodie nel 1863, e ora ubicata a Portmeirion, Galles (Wikimedia/ Foto di Daniel Tuner)

Questo Natale sarà un bel Natale perché potremo rifugiarci nel mito grazie a mostre e libri che ci indicano la strada raccontandoci come eravamo al fine di capire dove siamo finiti

E’ tempo di eroi. Mitologici. Non partoriti dalla realtà, ma ripartoriti  da una rinascita culturale che si sta attestando nelle capitali europee attraverso mostre che rispondono al bisogno inconscio di individuare dei modelli a cui attenersi in quest’epoca di barbarie politiche, culturali, sociali.

Certo ogni epoca ha avuto i suoi barbari. Barbaro è sempre stato lo straniero, quello che arrivava da fuori, da lontano, dall’ignoto. Faceva paura. Agendo su questo sentimento atavico, ci hanno fatto credere che oggi i barbari sono gli extracomunitari. Certo, lo credo anch’io, ma è semplicistico e strumentale in un’Italia dove il barbaro è anche il vicino minaccioso, l’amico che approfitta della tua disponibilità od ospitalità, il figlio maleducato, il collega che ti ruba il lavoro, il capo di lavoro che pretende obbedienza, silenzio e servilismo. Insomma tutti coloro che ti mancano di rispetto, che cercano di sopprimere la tua individualità, come capacità di pensiero, discussione e dubbio.

In primis quei caciaroni che abbiamo al governo italiano che, tra chiasso, confusione e proclami di ciò che faranno e non sanno come fare, stanno bruciando miliardi con la loro imperizia travestita da spocchiosa leadership, ostentata pretesa di saper guidare un gruppo sociale o, come lo chiamano a ogni piè sospinto, il popolo. Loro semidei, che si professano unti dal popolo, schiacciano gli individui trasformandoli in una massa indistinta, obbediente e ruminante l’erba del governo.

Il mensile Archeo intitola la copertina di dicembre Ercole, eroe per sempre, fascino e attualità di un mito. Il greco Ercole considerava barbari i popoli che andava a conquistare in Asia Minore, molto più raffinati di lui. Ma era portatore di valori forti che riuscirono a compattare le città greche nel mito dell’eroismo epico. Non crediamo che, ad esempio, il ministro Danilo Toninelli possa essere portatore di alcunché, se non dell’impreparazione dei 5 Stelle che Vittorio Feltri su Libero per traslato ha apostrofato ‘tontinelli’.  Il settimanale Espresso del 23 dicembre ha dedicato la seconda copertina al ‘ministro delle sottostrutture’, raffigurato senza volto: Non persone dell’anno. La peggio politica, perché “è prevalso il cretino: dietro agli occhiali niente. Le gaffe. Le bufale. La vanità. Così Toninelli è diventato un simbolo. Di incompetenza e improvvisazione”. Un ‘Toninulla’, alla resa dei conti, che non ricorderemo come eroe.

Il medesimo giudizio di giornalisti di destra e di sinistra, vorrà dire qualcosa? Ma sta per abbattersi la scure del taglio ai finanziamenti all’editoria: le dittature esordiscono sempre sopprimendo la libertà di opinione, perché avere un’opinione non è da cretini.

Facciamoci un’idea di cos’è un eroe dunque rileggendo:

La nascita dell’eroe di Guido Paduano (Bur saggi), L’eroe dai mille volti di Joseph Campbell (Lindau), Gli eroi del mito di Edwin Oliver James (Il Saggiatore), Il femminile e l’uomo greco di Nicole Loreaux (Laterza).  Quest’ultimo saggio enuncia le contraddizioni di Eracle e di come divenne eroe riducendo in schiavitù amorosa donne di potere; ma questa potrebbe essere un’altra storia.

Per fermare la politica ai confini del sacro e distinguere il sacro dal profano, le seguenti mostre: a Torino Ercole e il suo mito, Anche le statue muoiono; a Roma Ovidio, amori, miti e altre storie; a Venezia Idoli, il potere delle immagini; a Berlino Pergamon, capolavori dell’antica metropoli; a Londra Io sono Assurbanipal, re del mondo, re dell’Assiria; a Francoforte L’oro e il vino, i più antichi tesori della Georgia; a Leida Dèi dell’Egitto; a Parigi Città Millenarie, un viaggio virtuale da Palmira a Mosul; a Bruges Mummie, segreti dell’antico Egitto; a New York Nedjemankh e il suo sarcofago d’oro.

Non è più da ammirare l’arte in quanto tale che raffigura figure mitologiche, ma il mito dell’eroe che l’arte ci ha tramandato nei secoli.

Questo Natale sarà un bel Natale perché potremo rifugiarci nel mito grazie a mostre e libri che ci indicano la strada raccontandoci come eravamo al fine di capire dove siamo finiti.

Buon Natale, cari lettori!

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