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Gay Talese sulla letteratura in America e il lungo “mutismo” degli italoamericani

L'estratto del video in cui il grande scrittore, ad una conferenza alla Hofstra University su Frank Sinatra, parla delle difficoltà degli scrittori italoamericani

In questo breve segmento di video della Conferenza su Frank Sinatra, organizzata dal professor Stanislao Pugliese della Hofstra University nel 2015, il famoso scrittore e giornalista Gay Talese spiega al pubblico come gli italoamericani agli inizi del XIXmo secolo, non possedessero “la tradizione di scrivere romanzi.”  Con l’arrivo nel nuovo paese, essi, non conoscendo la lingua locale, divennero istantaneamente “muti,” e dovettero aspettare una nuova generazione prima che riuscissero a produrre nuove parole. Poi ci fù anche la cultura Italiana del “silenzio” a non aiutare; i nostri emigranti la portarono con sé questa tradizione, che non permise loro di pronunziare parole apertamente riguardo certi eventi o persone; come, al contrario, lo poterono fare gli irlandesi o gli ebrei arrivando in America. E quando poi, gli italoamericani ebbero acquisito la nuova lingua, cominciarono ad usarla per la musica. Perciò, dice Talese, invece di parole per romanzi, scrissero parole per canzoni; come quelle interpretate da cantanti come Tony Bennet (Antonio de Benedetti) Dean Martin (Dino Martini ), Frankie Laine (Francesco Paolo Lo Vecchio), e Frank Sinatra. “Frank Sinatra”, secondo Talese, “rappresenta l’epitome, la personalizzazione dell’ artista senza pari, il quale… trascende tutti”  in quell’arte del cantare.

Gay Talese è uno scrittore italoamericano che ha lavorato per molti anni per il New York Times, e per la rivista New Yorker. Lo stile dello scrittore è conosciuto come “giornalismo letterario.” Cioè lo scrittore di storie vere scrive come se il racconto fosse un componimento fittizio e creativo per mantenere l’immaginazione e l’interesse del lettore, pur raccontando fatti veri ed accurati.

Alcuni anni orsono, Talese fece una provocazione drammatica, chiedendo apertamente: “Ma dove sono questi scrittori italo americani?”

Allora gli sforzi fatti da chi scrive queste righe e che per oltre venti anni ha intervistato scrittori italo americani nel suo programma televisivo appositamente intitolato “Italian American Writers;” e gli sforzi di molte persone di spicco, includendo coloro dell’Associazione degli Scrittori Italo Americani (AIWA), sono stati fatti tutti per nulla?  Allora ci fu difficile digerire il grido di Talese. Ciò nonostante, gli scrittori italo americani misero da parte il loro ego ferito, raddoppiarono i loro sforzi affinché i loro lavori divenissero sempre più visibili e sempre più conosciuti.

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