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Le “Radici” marchigiane della regista Alessia Gatti al Big Apple Film Festival

Il 5 febbraio, il cortometraggio girato nelle campagne vicino a Fano, sarà proiettato al SVG theatre di New York

Alessia Gatti

Alessia Gatti

Dal 2012 Alessia, 29 anni, vive a New York dove ha cominciato recitando per poi diventare la fondatrice e presidentessa del Greenwich Village Film Festival. Ha realizzato spot pubblicitari, co-prodotto film e firmato la regia per alcuni documentari

Alessia Gatti è un’attrice, regista e produttrice originaria di Fano, una piccola città della costa marchigiana, che si è transferita a New York. È la creatrice di Hands of New York, una mini documentary series prodotta e girata a NY e la co-fondatrice e presidentessa del Greenwich Village Film Festival, un festival di cortometraggi basato nel famoso quartiere di dowtown Manhattan.

Dopo aver iniziato a studiare recitazione all’età di 13 anni presso la Hamlet International School di Pesaro, si è laureata in Scienze della Comunicazione pubblica e d’impresa all’Università la Sapienza dove contemporaneamente ha ottenuto un diploma alla Scuola di Cinema di Roma. Subito dopo essersi laureata, Alessia si è trasferita a New York nel gennaio 2012 per inseguire la sua carriera da attrice e regista.

Proprio alle sue Marche è dedicato il cortometraggio “Radici” girato tra Serrungarina e Fano, e racconta il legame tra nipote e nonna e la riscoperta delle proprie origini. Il corto è realizzato con il supporto della Fondazione Marche Cultura  Marche Film Commission, ed è una produzione Kplus film Verona.

Le riprese di “Radici”

Radici è la storia di una bambina americana di otto anni, Carolina (Sara Ciocca), che visita per qualche giorno la casa della nonna materna sulle colline marchigiane. La nonna, rimasta vedova da poco, approfitta di ogni momento e situazione per raccontare le sue storie. Tra attività quotidiane di campagna e l’arrivo di una vicina di casa, Carolina rimane totalmente affascinata da questo mondo a lei tanto sconosciuto quanto familiare.

Quando Chiara, in Italia per lavoro, viene a riprendere sua figlia, capiremo che in realtà la bimba non si chiama Carolina (come ripetutamente chiamata dalla nonna) ma che il suo nome è Caroline e che a malapena parla italiano. In seguito a un lungo abbraccio tra nonna e nipote, mamma e figlia ripartono verso l’aeroporto. Radici è una storia tutta al femminile, tre donne appartenenti a tre generazioni diverse.

Abbiamo intervistato Alessia in occasione della selezione del  Big Apple Film Festival, che si svolgerà al teatro SVA di New York. Il corto sarà proiettato per la prima volta il 5 febbraio.

Come è nata l’ispirazione di Radici?
“L’ispirazione è nata da una mia curiosità. Mi sono chiesta come avrebbe reagito una bambina newyorchese di 8 anni se si fosse trovata da sola con la sua nonna Italiana in mezzo alle colline marchigiane. Senza internet né cellulare.
Da così è nata la voglia di svelare questa realtà ancora quasi incontaminata del nostro entroterra, raccontando una nonna che si è ritirata in campagna e che da poco tempo è rimasta vedova.
All’inizio mi ero detta: “Sicuramente questa bambina impazzirà!“, visto che i ragazzini di oggi hanno già un iPad e un telefono a 5/6 anni qui a New York… invece poi mi sono resa conto che avrebbe avuto un grande senso di libertà e che avrebbe decisamente amato la nostra campagna, un ambiente senza pericoli e senza troppe regole.
Radici è il primo corto che ho scritto e di cui ho curato la regia, ho avuto l’idea in testa per una settimana finché mi sono forzata a scriverla e in due giorni il copione era pronto”.

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La tua carriera nasce e sviluppa a New York e questa volta si rivolge anche all’Italia. Un ritorno alle tue di Radici?
“Decisamente sì. Questo corto è dedicato ai miei nonni e alla mia regione le Marche, per non dimenticare la mia provenienza. Qui potete vedere il backstage.
Ho un rapporto particolarmente forte con i miei nonni, parlo con loro al telefono ogni settimana e a volte anche più spesso, ai miei nonni devo tutto. Diciamo che il ruolo della nonna è un’unione dei miei quattro nonni in una figura sola, le storie che racconta e i ricordi sono tutti provenienti dalle storie vere che i miei nonni mi raccontavano da bambina e ancora adesso”.

Professionalmente che diversità noti tra l’Italia e quale gli Stati Uniti?
“Amo l’Italia ma adoro lavorare negli States! Qui posso dire di essermi fatta da sola, senza conoscenze o raccomandazioni e senza avere avuto intoppi perché sono una donna.
Sono convinta che a NY, se vali, non è difficile fare strada, la meritocrazia è al primo posto.
Con questo non voglio generalizzare e dire che tutte le realtà appartenenti a questo mondo in Italia sono uguali.
Per esempio, Valentina Zanella e Nicola Fedrigoni di Verona, titolari della casa di produzione K+ sono produttori eccellenti che lavorano su progetti innovativi e con un atteggiamento “americano”.
Con loro ho lavorato al film Finchè c’è Prosecco c’è Speranza nel 2016 e da lì si è instaurato un rapporto di amicizia e professionalità molto speciale, è grazie a Valentina e Nicola che Radici ha potuto prendere forma”.

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Locandina del cortometraggio

Quali sono le sensazioni che volevi trasmettere raccontando la storia di Radici?
“La mia intenzione è quella di far distaccare lo spettatore dalla realtà in cui sta vivendo e per 20 minuti di immergersi nelle colline marchigiane.
Di trascorrere questi pochi giorni con Caroline e la sua nonna, in campagna da sole, nonostante lo spirito del nonno che purtroppo non c’è più sia molto presente.
Inoltre credo che chi come me ha deciso di lasciare il proprio paese potrà riconoscersi nel ruolo della madre di Caroline, in quel senso di colpa mista a tristezza e a determinazione che viene ogni volta che si riparte”.

Stai già lavorando a un nuovo progetto?
“Si, sto lavorando al mio primo lungo. Ho già una prima stesura del copione ma non è ancora pronto, abbiamo bisogno di fare più ricerche e perfezionare la scrittura. Sarà un’altra storia con protagoniste tutte donne, e verrà girato in mezzo alla giungla in un paese remoto dell’Asia!”

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