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Angela Fodale Palladino: pittura, “genio e follia” a New York, la Sicilia nell’anima

Fu la Grande Mela a consacrarla ad artista, ma ora, 90enne, vorrebbe portare la sua arte in Sicilia, "dove tutto è iniziato"

Angela Palladino - Photo by Renato Zacchia.

“Mi ricordo che in Sicilia amavo scavare e trovare oggetti. Se la pittura è riflessiva ed impone una dilatazione nel tempo, la scultura è l’istinto che si fa opera”, dice Angela. “Dipingere per me è l’espressione massima dei sentimenti e dello stato d’animo”.

Foto di di Renato Zacchia.

Non c’è un giorno che passa senza dipingere, scolpire, perché è ancora l’arte a scandire la sua quotidianità, definire il tempo e lo spazio attraverso le sue creazioni. A novant’anni, Angela Fodale Palladino, artista di origine siciliana ma dal 1958 a New York, si prepara alla sua prossima mostra, tra pennelli, disegni, sculture, quadri che prendono forma, forti colori che si stagliano contro il grigio di una giornata timidamente primaverile nel suo appartamento sulla Upper East Side.

La vita di artista si intreccia indissolubilmente con quella di donna, mamma, moglie, nonna. È il racconto della sua vita, lucido, ironico, storico,  a tratti commovente e umano, che diventa una lunghissima chiacchierata nella sua casa laboratorio-museo, dove ha trascorso la maggior parte della sua vita insieme al marito Tony Palladino, il famoso designer e grafico scomparso nel 2014.

L’infanzia nella sua Trapani occupata dai tedeschi

Assolata e bianca, luminosa anche quando il fumo delle bombe contrastava con il candore della sua luce. Questo è il ricordo di Trapani, la città occidentale siciliana che ha dato i natali ad Angela, prima di trasferirsi a Roma. Figlia di un disegnatore di automobili Ford nato a Detroit, rientrato in Sicilia durante la prima Guerra mondiale, Angela vive la drammaticità e la disperazione della seconda guerra mondiale e l’invasione delle truppe tedesche a Trapani. “Avrò avuto circa undici anni quando durante la guerra camminavo per le strade con mio fratello e ci siamo imbattuti in un soldato tedesco che ci ha intimato di tornare subito a casa. Ma poi arrivarono anche gli americani che distribuivano caramelle e cioccolato. Sono cresciuta nella Sicilia povera e martoriata dalla guerra, dove essere donna significava essere oggetto altrui. Io però sono sempre stata una ribelle. Da bambina odiavo dipingere e sognavo di diventare un avvocato a difesa dei diritti delle donne. Sapevo che il mio destino sarebbe stato diverso”.

Studi classici a Roma e poi Londra, dove ha cominciato la sua carriera di pittrice e ceramista. Ma è a New York che Angela si afferma come artista. Nella Grande Mela incontra l’uomo della sua vita, Tony Palladino, che sarebbe diventato  suo marito e padre delle sue due figlie Sabrina e KateL’artista newyorchese è diventato celebre per aver disegnato la copertina di Psycho, il romanzo di Robert Bloch, di cui Hitchcock ha comprato anche i diritti d’uso della grafica, consacrando Palladino alla notorietà globale.

Gli anni d’oro a New York e l’arte di Angela

Se nella sua terra è ancora quasi una sconosciuta, è oltreoceano che Angela trova ispirazione e pieno riconoscimento artistico. Da molti critici americani è stata accostata all’arte naïve per il suo stile fresco e spontaneo di usare forme e colori. A novant’anni, Angela passa dalla scultura alla pittura con molta fluidità, mantenendo costante e produttiva la sua vena creativa mentre le sue opere più famose si trovano oggi al Smithsonian Institute di Washington D.C, nelle gallerie di tutto il mondo  e sono state premiate anche alla Biennale di Venezia.

Non c’è un giorno, un momento, in cui Angela non si mette a lavorare senza ricordare il marito Tony, scomparso nel 2014. È proprio lui ad aver scoperto l’anima artistica incoraggiando Angela alla pittura. Da bambina, avevo una certa resistenza e paura a disegnare. Fu in un letto d’ ospedale, prima di partorire, che cominciai a fare degli schizzi”, racconta Angela. “You are a genius – sei un genio, mi disse Tony – vedendo quel primo disegno. Da allora non mi sono mai più fermata”.

Sono anni di grande fermento artistico, quelli vissuti da Tony e Angela, in una New York in forte sperimentazione e innovazione. Genio e follia”, ricorda Angela, “e sicuramente benessere nell’America degli anni ’80. Amo NY, senza mezzi termini. Un’energia straordinaria, unica. L’America di oggi non è quella di una volta ma non c’è città al mondo che possa tenere testa a questa città”, dice Angela.

L’Isola, continente e fonte di ispirazione per Angela

Non si può non sentire il caldo sole siciliano nei dipinti di Angela, quel senso vivo del colore acceso, unito al nero profondo e corposo d’eredità spagnola. La sua ispirazione è la vena popolare, semplice ma naturalmente sapiente e di forte impatto comunicativo, mentre la sua struttura narrativa ricorda le tavole con cui i cantastorie illustrano le loro ballate.

Stella under the umbrella. Foto di Renato Zacchia

Foto di Renato Zacchia

Le donne, sono loro le protagoniste principali delle opere di Angela: che siano le signore voluttuose di Ischia, isola alla quale la pittrice è molto legata, o le donne siciliane ritratte in una visione matriarcale della madrepatria. Tutte esprimono una forte tempra sottolineata dalla procacità delle forme e dall’uso acceso e intenso dei colori e dei lineamenti. Dietro ogni donna c’è una storia unica, personale. È la loro forza, il loro coraggio e il modo staordinario di essere al mondo che voglio raccontare”, continua Angela. “Ma anche la loro voglia di affermarsi e di emanciparsi, la stessa che ho provato io da giovane siciliana, in un’epoca di forte repressione nei confronti delle donne. Sin da allora, era innata e spiccata la mia vocazione a difendere i diritti delle donne, tanto che il mio sogno era di diventare un avvocato”.

Alla sua Sicilia, rimandano non solo i colori ma anche la passione di Angela per le ceramiche. Le sue, sono opere di scultura improntate da classicismo ma dotate di una forza espressiva che ci ricorda l’estetica delle maschere africane ma anche di quelle della civiltà Maya. Mi ricordo che in Sicilia amavo scavare e trovare oggetti. Se la pittura è riflessiva ed impone una dilatazione nel tempo, la scultura è l’istinto che si fa opera”, dice Angela. “Dipingere per me è l’espressione massima dei sentimenti e dello stato d’animo”.

Un libro, un ritorno nella sua terra e ancora tanta arte nel futuro di Angela

Una famiglia di artisti, quella di Fodale Palladino. A partire dallo zio siciliano, Rocco Fodale, pittore di Trapani, Tonino Fodale, il fratello di Angela che ha lavorato come ritoccatore per i più grandi fotografi di moda, le figlie Sabrina e Kate Palladino,  la prima soprano e la seconda designer, infine la nipote Alexa Palladino, attrice di Hollywood. Ha gli occhi lucidi e pieni di grande amore ancora oggi quando Angela parla del marito Tony.

The motorcyle. Foto di Renato Zacchia

“Il nostro è stato un grande amore. Ci siamo incontrati la vigilia di Natale in una fredda New York. Per caso, per strada. Lui mi chiama e mi dice: sei tu. E mi porta nel suo studio mostrandomi la foto di una donna. Ti cercavo da tempo, ti ho trovato, mi ha detto Tony.  Da allora non ci siamo più lasciati. Tra noi non c’era competizione ma grande complicità.  Lui di origine napoletana, io siciliana. Siamo il fuoco, diceva Tony, lasciandomi ogni giorno dei messaggi di amore in tutta la casa”.

The lady in the window. Foto di Renato Zacchia

Si prepara ad una prossima mostra Angela, con lo stesso entusiasmo, energia e passione di sempre che oggi la impegnano nel lavoro di un quadro che ritrae ancora una volta una donna. Mi piacerebbe pubblicare un libro di storie legate ai miei quadri”, dice Angela. “Ogni quadro è legato ad una storia, ad un aneddoto specifico. Come “Lady in the window” che ritrae una donna procace in costume, affacciata da una finestra di Ischia. Si chiamava Anna e l’ho incontrata durante una calda giornata d’estate mentre aspettava alla finestra il suo amore”.

Angela ogni tanto torna nella sua Sicilia. L’ultima volta due anni fa. A Trapani non mi conosce nessuno e mi diverto a camminare per le vie della città. Mi ricordo quando in Sicilia ho incontrato il pittore Renato Guttuso che mi prese per me mano e De Chirico, che mi ha scambiato per un’attrice. Sono profondamente siciliana nell’anima, la mia isola non mi ha mai lasciato. Me la porto dietro nei sogni, nei ricordi ma soprattutto nei colori dei miei quadri. Mi piacerebbe portare la mia arte in Sicilia. Del resto, è da li che tutto è cominciato”.

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