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Franco Zeffirelli, regista di fama mondiale e grande sensibilità estetica italiana

Muore a 96 anni il grande artista, pluridecorato dalla regina d'Inghilterra e poi eletto anche al Senato italiano: Zeffirelli era un uomo definito dalla versatilità.

Franco Zeffirelli 1923-2019 (Photo by Alexey Yushenkov)

È giusto dire che mentre il suo lavoro nel design dell'opera e nella sceneggiatura ha sempre ricevuto elogi, la sua carriera cinematografica ha avuto alti e bassi: egli ha raggiunto uno stile distintivo che rende i suoi film facilmente riconoscibili come "opera di Zeffirelli", ma ...

Il celebre regista Franco Zeffirelli morì sabato 15 giugno a Roma, all’età di 96 anni. Nato Gianfranco Corsi il 12 febbraio 1923, un fatto poco noto su Zeffirelli è che suo padre Ottorino Corsi, nato e cresciuto a Vinci, Toscana, era un lontano parente del grande Leonardo da Vinci.

Zeffirelli ha avuto una carriera variegata, lasciando il suo marchio come regista di opere e film. Oltre al suo lavoro lungo una vita nelle arti, è stato anche molto attivo in politica. Politico di spicco del Partito Forza Italia di Berlusconi, è stato senatore tra il 1994 e il 2001 per il collegio elettorale di Catania. Ha ricevuto vari premi prestigiosi; è stato nominato Grande Ufficiale OMRI della Repubblica Italiana nel 1977 e Cavaliere Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico dal governo britannico nel 2004, e la città di Roma gli ha conferito il Premio Colosseo nel 2009. Il premio britannico è di particolare rilevanza perché generalmente il titolo di Caveliere Onorario non viene conferito per i risultati nelle arti, e mette in risalto le relazioni di lunga data di Zeffirelli con la Gran Bretagna. Durante l’infanzia di Zeffirelli a Firenze, egli fu in contatto con una comunità di espatriati britannici le cui azioni ispirarono il suo film del 1999, “Te’ con Mussolini.” In seguito Zeffirelli prestò servizio alll’esercito britannico tra il 1942 e il 1945 come interprete per le Prime Guardie Scozzesi. E’ stato un anglofilo per tutta la vita.

Franco Zeffirelli shooting “Romeo and Juliet” (1967).

Originariamente Zeffirelli studio’ arte e architettura all’Università di Firenze, ma dopo la seconda guerra mondiale si trasferi’ a Roma e inizio’ a recitare e dirigere, per poi dedicarsi alla scenografia. Mentre lavorava per un pittore scenico a Firenze, egli conobbe Luchino Visconti, che lo assunse come aiuto regista per il film “La Terra trema” (1948). Negli anni ’50 i maggiori sforzi di Zeffirelli furono dedicati alla regia dell’opera.

Director Franco Zeffirelli and actress Olivia Hussey, filming “Romeo and Juliet” (1967)

Mentre la sua carriera nell’opera è stata brillante, i suoi film lo hanno reso noto al pubblico di massa. Le prime collaborazioni di Zeffirelli con Visconti lasciarono un’impressione profonda sulla sua formazione artistica. Successivamente, è stato ugualmente influenzato da altri registi importanti come Vittorio De Sica e Roberto Rossellini. Zeffirelli dovrebbe giustamente essere considerato uno dei grandi divulgatori della letteratura classica. Ha infuso passione e attualità in Shakespeare e ha demistificato libri sacri come il Nuovo Testamento, naturalizzando miracoli e storicizzando Gesù.

Stilisticamente, i film di Zeffirelli sono caratterizzati dal primato dell’estetica. Egli mette in scena bellissimi giovani, anche quando la logica della trama non lo giustifica. Ad esempio, nonostante il suo scopo fosse quello di storicizzare Gesù in “Gesù di Nazareth”, egli mise in scena Robert Powell, biondo e dagli occhi azzurri, un attore tipicamente caucasico che incarnava l’immagine stereotipata – e ora politicamente scorretta – di Gesù raffigurata nell’iconografia classica .

Allo stesso modo, le scenografie di Zeffirelli sono di solito stupende anche quando la trama richiede povertà e squallore, come nel caso di “Gesù di Nazareth” e di “Fratello Sole, Sorella Luna.” Le produzioni sono state comunemente definite lussureggianti, e Zeffirelli è stato spesso accusato di esagerare; a volte gli aggettivi usati non sono “lussereggiante”, ma “sgargiante” o “volgare”.

Con poche eccezioni, come il breve documentario che fece nel 1966 sulle inondazioni che devastarono Firenze (“Per Firenze”), Zeffirelli ha attraversato fasi nella sua selezione di testi canonici da portare sullo schermo. Ad esempio, negli anni ’60 Zeffirelli ha prodotto più di un film adattato da opere di Shakespeare. Tra questi ricordiamo “La Bisbetica Domata” (1967) e il suo film più famoso, “Romeo e Giulietta” (1968), a cui un critico fa riferimento come esempio di Shakespeare in stile “Age of Aquarius”—cioe’ che incarna lo spirito degli anni ’60. Il critico Roger Ebert ha scritto quella che potrebbe essere la recensione più entusiastica di “Romeo e Giulietta” di Zeffirelli, dichiarando che “… [ha] la passione, il sudore, la violenza, la poesia, l’amore e la tragedia descritti nei termini più immediati che posso immaginare. È un pezzo di intrattenimento profondamente commovente, ed è probabilmente quello che Shakespeare avrebbe preferito”.

Non è stato così fortunato con “La Bisbetica Domata”, che ha come protagonisti la coppia più famosa e spettacolare dell’epoca, Richard Burton ed Elizabeth Taylor, nei panni di Petruccio e Caterina. La maggior parte delle recensioni erano al massimo tiepide, e alcune erano davvero pungenti, con critici che dichiaravano che la presenza di Burton-Taylor oscurava tutti gli altri aspetti del film. Zeffirelli tornò al canone di Shakespeare nel 1990 con una versione di “Amleto” di modesto successo interpretata da Mel Gibson e Glenn Close, la quale ricevette il David di Donatello come Miglior Attrice Straniera.

Negli anni ’70 Zeffirelli si concentro’ su temi cristiani con “Fratello Sole, Sorella Luna” (1972), che rappresentava la vita di San Francesco d’Assisi, e con la miniserie televisiva “Gesu’ di Nazareth” (1977). Mentre quest’ultimo è stato un grande successo che ha resistito alla prova del tempo, “Fratello Sole, Sorella Luna” fu un flop. Vincent Canby del New York Times ha dichiarato senza mezzi termini che “Zeffirelli ha realizzato un grande, assurdo marchingegno, un film che confonde la semplicità con l’ingenuità e che fa sembrare la santità una forma estrema di un’influenza Asiatica”.

Verona, Arena: Opera “La Traviata” by Franco Zeffirelli

Negli anni ’80 il regista si concentrò principalmente su adattamenti operistici di film, e nei decenni successivi Zeffirelli visitò diverse epoche e temi, come un adattamento cinematografico di “Jane Eyre” (1996), di “Storia di una Capinera” di Giovanni Verga (1993), e di “Te’ con Mussolini” (1999).

Mentre il suo lavoro nel design dell’opera e nella scenografia hanno sempre ricevuto elogi, la sua carriera cinematografica ha avuto alti e bassi; ha raggiunto uno stile inconfondibile che ha reso i suoi film facilmente riconoscibili come “un’opera di Zeffirelli”, ma questo sembra dovuto più alla rigogliosità e stravaganza delle produzioni, con splendide ambientazioni, costumi ed effetti fotografici, piuttosto che alla coesione narrativa o consistenza cinematografica.

Franco Zeffirelli nel giardino della sua casa, nel giugno del 2015 (Foto Debora Pioli)

Zeffirelli fu coinvolto in molte polemiche nella sua vita. Alcuni direbbero che le abbia coltivate, e a volte le sue reazioni erano sconcertanti, dal momento che sembrava divertirsi a crearle ma si divertiva meno quando queste erano generate da altri. Ad esempio, ha filmato un’Olivia Hussey quindicenne nuda per Romeo e Giulietta, una decisione la cui serietà ha effettivamente reso impossibile per la giovane protagonista vedere il suo film. Tuttavia, nel 1988 Zeffirelli ha minacciato di ritirare il suo film”Il giovane Toscanini” dal Festival di Venezia, perché sapeva che un’altra candidatura, “L’ultima tentazione di Cristo” di Scorsese, avrebbe creato polemiche, dichiarando: “Ciò che trovo insopportabile è la provocazione di questo film per il mondo cattolico e cristiano.”

Tali sono i paradossi della vita, ma piuttosto che sminuire la grandezza di Zeffirelli come regista e artista, essi ci ricordano che la visione di un artista deriva da molti impulsi contraddittori, e spesso misteriosi. Lo stile distintivo di Zeffirelli – anche con le sue contraddizioni – è arrivato a rappresentare la quintessenza della sensibilità estetica italiana.

Traduzione dall’inglese di Yulia Lapina

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