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Cinema di fantascienza, gli anni ’80: scienza e tecnologia potranno salvare l’uomo?

Il capolavoro del decennio è quello di Ridley Scott "Blade Runner", sul rapporto che riguarda l’oltreumano, cioè gli androidi e le relazioni con l’umano

di Giuseppe Vatinno

Quello degli anni ’80 è un decennio che, pur ricco di contenuti molto interessanti, non presenta, rispetto alle decadi precedenti, film che chiaramente si pongono al top della produzione nel giudizio di pubblico e critica tranne Blade Runner (1982) dell’inglese Ridley Scott.

Deckard è un cacciatore di androidi che opera nella Los Angeles del futuro (rispetto alla data di produzione del film). Quattro androidi del tipo Nexus-6 sono fuggiti dallo spazio e giunti sulla Terra proprio allo scadere, pochi giorni, dei quattro anni per cui lo loro esistenza è programmata.

Deckard utilizza il test di Voight – Kampff per riconoscere gli androidi dalle loro reazioni emotive.

Il cacciatore si innamora di una androide femmina che non sa di esserlo, Rachel, con cui progetta una vita futura non “ritirandola”. Ma i replicanti iniziali erano sei, uno è stato distrutto quindi chi è l’ultimo? Si affaccia l’ipotesi inquietante che possa essere proprio lui, il cacciatore di androidi.

La tematica di fondo del film riguarda l’oltreumano e cioè gli androidi ed il loro rapporto con l’umano.

L’Intelligenza artificiale del futuro sarà in grado di creare o ricreare la coscienza? Potrà una macchina essere simile ad un uomo?

E se sì, quale sarà la sua etica? In che modo l’uomo potrà trarre giovamento di questo? A ben pensare si tratta di interessantissimi temi di fantascienza sociologica che potrebbero divenire una realtà.

La scienza e la tecnologia potranno salvare l’uomo?

Immagine da Blade Runner (1982)

Il monologo finale dell’androide Roy Batty è diventato un vero cult per il profondo e coinvolgente lirismo che emana:

«I’ve seen things you people wouldn’t believe,
attack ships on fire off the shoulder of Orion,
I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gate.
All those moments will be lost in time,
like tears in rain.
Time to die.»

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione.
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire.»

Da segnalare le bellissime atmosfere dark di una Los Angeles sulfurea e ipertecnologizzata, sempre coperta dalla pioggia con sullo sfondo giganteschi tabelloni elettronici con donne nipponiche.

Questo film non solo è considerato un capolavoro ma ha inaugurato un intero genere. Il film è stato tratto adattandolo dall’opera di Philip K. Dick Il cacciatore di Androidi (Do Androids Dream of Electric Sheep?) che ha scritto anche il soggetto.

Segue con un regista che è considerato a metà strada tra il genere fantascienza e quello horror. Si tratta di David Cronenberg (Toronto, 1943) che diverrà famoso nel 1999 con eXistenZ ma che esordisce nel grande cinema con Scanners del 1981, un film visionario sospeso tra realtà ed immaginazione.

Cronenberg, è bene ricordarlo, è il “regista del corpo” o meglio delle trasmutazioni del corpo rimandando alla filosofia di Michel Foucault della biopolitica, tema che sarà dominante in tutta la produzione del regista canadese.

E proprio alla luce del corpo modificato ed alterato è la trama di Scanners che narra le vicende di mutanti con poteri telecinetici e telepatici. Si tratta di Kim Obrist e di Cameron Vale interpretati rispettivamente da Jennifer O’Neill e Stephen Lack che creano una trama complessa, tipica di Cronenberg, in cui si svolge una lotta per il controllo del mondo tra due organizzazioni che vedono gli scanners in prima fila. Come detto, si tratta di un film il cui il corpo gioca un ruolo molto importante non solo perché è sede dei poteri mentali ma anche perché su di esso e attraverso di esso si svolge il “rito del farmaco trasmutante” e cioè dell’elemento tecnologico che altera il corpo stesso facendolo diventare “altro”.

Due anni dopo, nel 1983, esce Videodrome, sempre di Cronenberg, che è ormai un film cult per gli appassionati. Max Renn è il proprietario di una Tv molto particolare, Civic Tv, che trasmette scene di sesso e violenza. Harlan, un suo amico, gli confida di aver intercettato nell’etere una Tv che trasmette solo contenuti di torture che sembrano essere riprese dal vivo. Il segnale dura pochissimo e poi scompare, ma ne esiste copia su cassetta. Nicki Brand è una giornalista che conosce Renn e ne diviene l’amante a cui viene mostrato Videodrome, il programma sadico che risveglia le tendenze masochistiche della conduttrice televisiva. Anche questo film come il precedente ha una trama complessa che non sveliamo completamente.

Il punto focale è però sempre lo stesso: il rapporto tra il corpo, la tecnologia e il potere. In più, in questo film, c’è anche il tema del rapporto compiaciuto tra la potenza dei media e l’umanità in una visione sorprendentemente futuristica.

Il filmato, che è il perturbante, è catturato dalla tecnologia dall’etere e posto in una videocassetta compatta e portatile. Il mostro è in gabbia.

Del 1984 è invece Starman, di un regista che si potrebbe considerare il gemello di Cronenberg e cioè John Carpenter (Chartage, New York, 1948). Autore di film famosi come Il signore del male (1987) anche egli a metà tra horror e fantascienza.

Un alieno, “Starman” (Jeff bridges) viene, insieme alla sua comunità, in contatto con i messaggi della sonda Vojager 2 ed è scelto per visitare la Terra ma viene abbattuto dai militari e si rifugia in una casa isolata dove vive Jenny Hayden che ha perso il marito. Starman ha la capacità di clonarsi in esseri umani e così si ripropone come marito. Inizialmente la donna fugge ed ha paura ma poco dopo capisce che l’alieno non vuole farle del male ed anzi le donerà un figlio. Nel frattempo i due sono braccati dai militari e tra alterne vicende riescono a fuggire fino a recarsi all’appuntamento con l’astronave madre presso il Meteor Crater dell’Arizona. Il finale è molto romantico con la donna che vorrebbe seguire l’alieno – marito ma lui le dice che non sopravviverebbe sul pianeta di origine. Le dà un bacio ed un dono per il loro figlio: una sfera energetica che nel film ha il ruolo di una sorta di deus ex machina, che risolve tutti i problemi.

Dello stesso anno, il 1984, è 2010 – l’anno del contatto di Peter Hyams.

Si tratta della prosecuzione di 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick tanto che è basato sul seguito dello stesso romanzo di Arthur C. Clarke, 2010: Odissea 2, che diviene il soggetto del film stesso.

Il sequel non può competere con l’originale e il giudizio su di esso non può fare a meno dell’ingombrante paragone. Oltretutto Hyams non è Kubrick.

Il problema è da ricercarsi nel romanzo che fu scritto precedentemente (1982) e non durante il film, come avvenne invece peril capolavoro precedente. La trama parte nove anni dopo 2001 e riguarda l’invio di una seconda missione su Giove dopo il fallimento della Discovery Uno. Questa volta sono i sovietici ad inviare un’astronave, la Leonov, con l’americano Floyd per recuperare la Discovery che rischia di cadere su Giove.

Nel frattempo viene riattivato l’elaboratore Hal 9000 e viene anche spiegato che la volta precedente il computer di bordo andò in tilt a causa di una sorta di cortocircuito logico tra ordini contrastanti perché un computer non può mentire come invece gli era stato chiesto. Nel frattempo lo “spirito” dell’astronauta protagonista del primo film, David Bowman (Keir Dullea), compare prima alla vecchia madre e poi alla sua ex moglie che nel frattempo si è risposata.

Lo spirito dialoga anche con Hal e invia messaggi alla Terra di non atterrare su Europa, una luna di Giove. Una Terra sull’orlo di una guerra nucleare tra Unione Sovietica e Stati Uniti. Intanto Giove si ricopre di migliaia di monoliti neri che lo fanno implodere mentre su Europa si genera una nuova vita. Da quel momento la Terra avrà due soli.

Film di ampio respiro è Brazil (1985), diretto da Terry Gillmian che riprende atmosfere surreali di un mondo futuro in cui vige una burocrazia spietata. È chiaro che il modello è il romanzo di George Orwell, 1984. Il protagonista è Sam Lowry (Jonathan Price), un impiegato che ha dei sogni ad occhi aperti di una bella fanciulla che lui salva essendo dotato di un congegno alato. Jill Layton (Kim Greist) è la fanciulla del sogno che incontra in circostanze fortuite e di cui diviene amante. Da lì si sviluppa una intricata e movimentata trama.

Si tratta di un film di fantascientifica sociologica che ha comunque un ruolo primario tra i film di fantascienza mondiali.

L’ultimo film di cui vogliamo parlare è il più bello ed avvincente. Si tratta di Essi vivono (1988) ancora di John Carpenter.

Jhon Nada (Roddy Piper), il protagonista, è un disoccupato che viene a cercare lavoro a Los Angeles. Assunto in un cantiere incontra uno strano predicatore cieco che sembra avere una base in una chiesa abbandonata. Penetrato in essa vi trova solo altoparlanti che simulano un pubblico. Però vi trova anche degli speciali occhiali in una cassetta e ne prende uno. Questi occhiali speciali permettono di vedere la realtà come è effettivamente: la Terra è stata invasa da alieni che si sono camuffati da umani, ma gli occhiali li smascherano facendone vedere le sembianze orrorifiche. Fatta questa incredibile scoperta l’uomo cerca di convincere una ragazza che rapisce per utilizzare la sua auto, Holly Thompson, (Meg Foster), che inizialmente non gli crede e chiama la polizia per accorgersi poi che anche i poliziotti sono alieni. La vicenda continua con i due che riescono ad intrufolarsi nella base aliena dove risiede una antenna di una Tv Canale 54 che invia il segnale agli umani che impedisce di vedere la vera natura degli alieni.

I due riescono a sabotare la trasmissione che non viene più trasmessa e così i terrestri si accorgono della realtà. Nada viene ucciso dagli alieni mentre la sua compagna Thompson si rivela essere una loro alleata, ma ormai la rivoluzione contro gli invasori è iniziata.

Atmosfere da horror fantascientifico che mettono anche una certa dose di paura.

Trama avvincente e angosciante che riprende tematiche da L’invasione degli ultracorpi ma le rende molto più avvincenti grazie agli effetti speciali.

Carpenter si conferma essere un grande regista capace di evocare luoghi, musiche e sensazioni particolari.

Altri film interessanti del periodo che per motivi di spazio non possono essere trattati singolarmente:

Invasion Ufo (1980)

Atmosefera 0 (1981)

Il pianeta del terrore (1981)

Inseminoid (1981)

I maestri del tempo (il pianeta selvaggio) (1982)

Il mostro della palude (1982)

La zona morta (1983)

Dune (1984)

Cocoon L’energia dell’Universo (1985)

Assassinio nello spazio (1985)

Aliens scontro finale (1986)

Star Trek rotta verso la Terra (1986)

RobCop (1987)

L’alieno (1987)

Blob il fluido che uccide (1988)

Alien nation (1988)

Star Trek – L’ultima frontiera (1989)

The Abyss (1989)

Leviathan (1989)

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