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I riconoscimenti ai film stranieri dello scoppiettante festival del cinema di Bari

Al "Panorama Internazionale del Bif&st" di Bari, abbiamo visto un cinema bello e pieno di idee: qui una carrellata sui film che ci hanno attirato di più

Una scena di "Golden Voices"

Uno scoppiettante seguito di emozioni, riflessioni e sorrisi: questa in sintesi la carrellata di film proposti nella sezione-concorso Panorama Internazionale del Bif&st di Bari, la coraggiosa rassegna cinematografica messa in piedi in fretta – visti i limiti imposti dalla pandemia di Covid 19 – da Felice Laudadio, dalla Regione Puglia e dall’attivissima Apulia Film Commission.

Che la manifestazione barese stia acquistando anno dopo anno sempre maggiori attenzioni non solo in Italia ma anche all’estero lo dimostra il fatto che dei 13 film in concorso molti provenivano da Paesi non europei, come Israele, Canada, Usa e Brasile.

La giuria ha attribuito i seguenti riconoscimenti:

Migliore regia a Evgeny Ruman, per il film israeliano “GOLDEN Voices” con la seguente motivazione: “Per aver saputo coniugare leggerezza e profondità in un film che affronta temi universali, come lo spaesamento dell’immigrazione, attraverso un soggetto originale sviluppato con grande capacità drammaturgica e una sapiente equilibrio tra commedia, melò e dramma sentimentale con un dichiarato omaggio all’opera di Federico Fellini”. 

Il premio Migliore attrice è  stato appannaggio di Laren Coe, protagonista di “Nocturnal” diretto dall’italiana Nathalie Biancheri (vive principalmente a Londra, dove ha lavorato anche con la BBC) “Per il suo talento nel raccontare le mille sfaccettature di un’adolescente alle prese con un difficile momento di crescita e consapevolezza sempre sul filo della tensione emotiva”.

Come Miglior attore protagonista è stato invece premiato Niels Schneider, per Sympathy For The Devil di Guillaume de Fontenay, “Per aver restituito a Paul Marchand, giornalista di guerra, tutta la sua adrenalina, la sua dolcezza, le sue scelte etiche, in un film che lascia senza fiato e trascina lo spettatore nelle strade brucianti della Sarajevo dell’92, all’inizio del lunghissimo e sanguinoso assedio”.

L’attrice israeliana Maria Belkin, protagonista in “GOLDEN Voices” ha ricevuto una Menzione speciale della Giuria “Per averci fatto fare un viaggio straordinario nelle emozioni e nelle scoperte di una donna, dall’arrivo stupefatto nella sua nuova esistenza alla conquista ironica e tenera di un’altra se stessa, imprevedibile e piena di vita”.

Eccovi una breve analisi dei film che maggiormente hanno attirato la mia attenzione, partendo proprio da quelli premiati.

GOLDEN VOICES di Evgeni Ruman

Maria Belkin in “Golden Voices”

Racconta la storia di  Victor (Vladimir Friedman) e Rata Frenkel (Maria Belkin), due doppiatori che per decenni hanno dato voce all’industria cinematografica sovietica. Nel 1990, quando l’URSS è ormai prossima al collasso, i coniugi Frenkel decidono di compiere l’Aliyah, ovvero migrare verso Israele, come avevano già fatto anni prima diversi ebrei sovietici. Giunti in Medio Oriente, le due voci d’oro del cinema cercano di trovare un impiego, ma non vi è bisogno di doppiatori di madrelingua russa in Israele e così la coppia si ritroverà coinvolta più volte in eventi bizzarri e al centro di esperienze assurde, tra momenti ilari e altri sofferenti.

Questa storia di ottimisti immigrati ebrei russi in Israele dopo la caduta della cortina di ferro è un susseguirsi di particolari momenti di cruda delusione ma anche di scoperta di nuovi, inimmaginabili futuri. Il film è  stato argutamente sceneggiato dallo scrittore/regista Evgeny Ruman, lui stesso venuto da bambino in Israele dalla Russia.

SYMPATHIE POUR LE DIABLE di Guillaume de Fontenay.

Una scena da “Symathie pour le diable”

Ispirato a una storia vera e tratto dal libro “Sympathie pour le diable” di Paul Marchand, il film racconta la storia di un uomo vulnerabile pur dietro la sua corazza di sarcasmo, fragile nonostante la sua spavalderia, forte malgrado le sue ferite. Paul Marchand  (Niels Schneider) si fa conoscere durante l’assedio di Sarajevo nel novembre del 1992 durante la guerra in Bosnia-Erzegovina. Uomo sprezzante del pericolo, provocatore, attento e rigoroso nel raccontare gli orrori cui ha assistito, scrive queste celebri parole sulla sua auto, destinandole ai cecchini: “Non sprecate i vostri proiettili. Sono immortale”. Questo film racconta la storia della sua ribellione, di come questa sia progressivamente cresciuta guardando la gente normale intrappolata in una città sempre sotto assedio e assistendo all’apatia della comunità internazionale e all’indifferenza di alcuni dei suoi colleghi, per i quali la guerra non è altro che una “bella storia”. Attraverso momenti di euforia ed esperienze adrenaliniche, dilaniato nel proprio conflitto tra il senso del dovere e la sensazione di inutilità, questa è la storia di un uomo che finisce per rinunciare alla sua obiettività giornalistica e schierarsi. Per tutto questo pagherà il prezzo: prima di essere evacuato, perderà infatti un braccio sotto i colpi di un cecchino.

Il regista franco-canadese ha impiegato più  di vent’anni per realizzare questo suo primo lungometraggio che ci immerge nell’inferno della guerra con un realismo sorprendente. L’impeccabile ricostruzione storica di una Sarajevo assediata, la fedele ricreazione del  famigerato “vicolo dei cecchini”, dove chiunque poteva essere preso di mira dai uomini armati serbi che si nascondevano nei boschi e nelle colline circostanti, il ritmo nervoso della messa in scena e le immagini riprese a mano danno allo spettatore l’impressione di vivere questa guerra dall’interno.

NOCTURNAL di Nathalie Biancheri (documentarista e regista italiana che vive prevalentemente tra Londra e Dublino. Un promettente debutto che rivela da subito indubbie qualità registiche).

Una scena da “Nocturnal”

È  la storia di Jean (Sarei Frost), donna quarantenne tornata a vivere a Dublino con la figlia 17enne Laurie (Lauren Coe), atleta promettente ma un po’ bullizzata dalle nuove compagne, e di Pete (Cosmo Jarvis), un pittore e decoratore, nervoso e vulnerabile, che lavora nel cortile della scuola. Il film è  un dramma vecchio stile, ben fatto, su due persone sole e infelici, Laurie e Pete, che trovano conforto l’una nell’altra. Mentre la ragazza rende abbastanza ovvio ciò  che vuole dalla relazione, Pete si trattiene, per lungo tempo incapace di rivelare la sua vera identità.

Immersa nello Yorkshire, in un mondo grigio abbastanza tipico del cinema realistico della classe operaia inglese, la sceneggiatura, scritta dalla Biancheri con Olivia Waring sviluppo con l’aiuto della suspense una relazione che si instaura tra due solitudini.

Nocturnal è  un dramma in pochi momenti imperfetto ma complessivamente davvero avvincente, capace di porre domande allo spettatore su diversi temi interessanti presenti nel film. Insomma, un film davvero stimolante.

FREE COUNTRY di Christian Alvart

Una scena da “Free Country”

Autunno 1992, vicino al confine tra Germania (riunificata da soli due anni) e Polonia: gli ispettori di polizia Patrick Stein (Trystan Putter) e Markus Bach (Felix Kramer) vengono spediti nel piccolo villaggio di Lowitz per indagare sulla scomparsa di due giovani sorelle di 15 e 16 anni. Le ragazze sono soltanto scappate dal loro paesino o è accaduto qualcosa di più terribile? In questo angolo sperduto di mondo, si sentono ancora gli effetti del regime della Germania Est. Nessuno ha visto nulla e i detective si scontrano così con una cortina di silenzio. Una foto delle due ragazze nude legate a un tronco sembra condurre verso la pista del crimine sessuale. Il terribile sospetto trova la sua tragica conferma con il ritrovamento dei corpi delle due ragazze, violentate e brutalmente uccise. Piano piano la cortina di silenzio omertoso che circonda i poliziotti si trasforma in aperta ostilità. Chi sta nascondendo qualcosa e perché? I detective iniziano a svelare il mistero, capiscono però ben presto di essere anche loro in pericolo.

Un film inquietante ma avvincente, con sullo sfondo i contrasti, umani, politici e sociali poco dopo la riunificazione della Germania, con i lavoratori polacchi che accettano di lavorare per un terzo dei salari, l’incubo della Stasi ancora nella pelle di molti: una co binazione di pressioni che Christian Alvart mette in scena in modo efficace.

THREE SUMMERS di Sandra Kogut

Una scena da “Three Summers”

Il film si svolge nell’arco di tre estati brasiliane, dal 2015 al 2017. È  la storia di Mada’ (Regina Case), custode di mezza età di alcuni condominii di lusso e che vive all’ombra di ricche famiglie. Ogni Natale, una di queste, formata da Edgar (Ottavio Muller) e Marta (Gisele Froes), organizza una sontuosa festa nella propria residenza estiva. Ma nel corso di tre anni, le loro vite, ormai coinvolte in un grosso scandalo di corruzione e riciclaggio, cambiano radicalmente. Cosa accade agli invisibili come Mada’ che vivono nell’orbita dei ricchi e dei potenti quando tutto crolla? Attraverso il suo sguardo, assistiamo alla progressiva disintegrazione del Brasile alla vigilia del 2018.

Un film ben recitato e che gioca con il serio attraverso piacevolissimi momenti di ilarità. Una riflessione amara su un Brasile, ormai corrotto e alla ricerca di una sua nuova identità.

Altri film avrebbero meritato spazio, come THE SONG OF NAMES, THE GERMAN LESSONS e INVISIBLE, ma partecipare ad un festival è bello ma… anche molto faticoso per ragioni di poco tempo per scrivere di tutto quello che si vorrebbe.

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