Cerca

ArtsArts

Commenti: Vai ai commenti

“Gli Indifferenti” siamo noi, un secolo dopo essere stati immaginati da Moravia

Con Valeria Bruni Tedeschi e Beatrice Grannò il nuovo adattamento del celebre e omonimo romanzo in una serie tv per la regia di Leonardo Guerra Seràgnoli

On Demand in Italia dal 24 novembre in collaborazione con Sky e PrimeVideo

Nel 1929 l’esordiente Alberto Moravia sorprendeva il panorama letterario italiano con Gli Indifferenti: un romanzo duro, sfidante e capace di denunciare la società borghese descrivendone le debolezze come non ci si sarebbe aspettati da un ragazzo romano di ventidue anni. Nel 1964, un altro romano, Francesco ‘Citto’ Maselli scelse di adattarlo per il grande schermo, affidando i ruoli principali a un cast composto da Rod Steiger, Paulette Goddard, Tomas Milian, Claudia Cardinale e Shelley Winters. Oggi, ad avere quel coraggio è il quarantenne capitolino Leonardo Guerra Seràgnoli, il cui Gli Indifferenti ripropone quella stessa storia aggiornandone il contesto. Come sarà possibile vedere in Italia On Demand dal 24 novembre su Sky Primafila, Apple TV, Google Play, Chili, Rakuten, TimVision, Infinity, Miocinema, Iorestoinsala, CG Digital e The Film Club.

Un’immagine dal film “Gli indifferenti” (YouTube)

A vestire i panni di Mariagrazia Ardengo e i suoi due figli Michele e Carla sono stavolta Valeria Bruni Tedeschi, Vincenzo Crea (The App) e Beatrice Grannò (Tornare), mentre l’imprenditore traffichino Leo Merumeci è l’Edoardo Pesce di Dogman, Romanzo criminale e del recente Permette? Alberto Sordi di Luca Manfredi. Una interpretazione notevole, la sua, che insieme a quella di Giovanna Mezzogiorno – la Luisa amica di famiglia che ‘seduce’ il giovane di casa – spiccano sulle altre rendendo credibile l’atmosfera e l’intreccio di rapporti morbosi e di ipocrisie che una volta si sarebbero definite “piccolo borghesi” e che caratterizzano il racconto.

Molte cose sono cambiate, ma non troppo. “In questo momento c’è una classe dirigente più che una borghesia – sottolinea il regista, – ma ho pensato che fosse importante rappresentare questa classe sociale, molto più dominante di quel che pensiamo, e la sua attitudine alla vita. Che poi è quella di molti di noi, pronti a usare ogni mezzo a disposizione per conservare quel che abbiamo, anche se il resto del mondo sta crollando. In questa classe di indifferenti c’è chi crede di poter guardare altrove e vivere una esistenza egoriferita. Un atteggiamento deleterio, che impatta soprattutto sulle generazioni più giovani, e un tema tutt’altro che obsoleto, anzi direi estremamente attuale”.

Un’immagine dal film “Gli indifferenti” (YouTube)

“Gli indifferenti siamo noi, tutti – aggiunge Valeria Bruni Tedeschi. – Dobbiamo, io per prima, prendere coscienza del fatto che l’egoismo che ci fa accelerare il passo o ignorare i bisogni degli altri e le ingustizie della società, come anche le lotte giuste e i problemi che viviamo nelle nostre famiglie e nel nostro ambiente, ci fa essere più infelici che più felici. Se avessimo sempre questo pensiero in mente, saremmo naturalmente spinti verso l’altro, e verso la felicità”. “Sono d’accordo – le fa eco la Grannò. – Io percepisco una tendenza a non voler cambiare quel che è stato costruito per paura di perdere quel che hai. È qualcosa che ti porta a fermarti, a scivolare verso l’apatia e l’indifferenza. Come il film racconta benissimo”.

Proprio la ventisettenne Beatrice interpreta il personaggio che più mostra il segno dei tempi, la giovane Carla oggetto delle mire dell’amante della madre, Leo. In origine la ragazza era il simbolo dell’accettazione di una situazione aberrante in nome di convenzioni e convenienze, ma qui la rilettura di Guerra Seràgnoli ne fa una donna moderna. Li hanno definiti degli “indifferenti al tempo del #metoo” ed è il regista ad ammettere che “portando la vicenda nella contemporaneità era importante cercare un percorso per Carla”. “Lo stesso Moravia le aveva dato la responsabilità della chiusura del romanzo, ma allora dominava l’inazione – continua. – L’evoluzione della figura femminile ha fatto sì che questo personaggio diventasse un veicolo di liberazione e di speranza”.

Un’immagine dal film “Gli indifferenti” (YouTube)

“Carla cerca di scardinare con ogni mezzo certi meccanismi, e lo fa agendo – conferma ancora l’attrice. – Ma nella realtà è un processo che richiede tempo. Le ragazze di oggi sono in grado di riconoscere le presenza di dinamiche non sane nella famiglia e nella società, e di farsi carico della responsabilità di aggiustare le cose. Carla diventa donna quando decide di vedere le cose come sono, e ne accetta i rischi”. A differenza di quello che fa sua madre, che la più esperta Valeria Bruni Tedeschi sceglie di non giudicare… “Non l’ho mai vista come una marziana – ha dichiarato sulla sua Mariagrazia, – non ho voluto guardarla dall’alto. Semmai l’ho capita, ho riconosciuto quel che faceva, le cose più brutte quanto le più commoventi”. “Non ho cercato di renderla diversa – rivela, parlando di come ha affrontato una figura creata quasi un secolo fa. – Mi son detta che sarebbe apparsa diversa in maniera naturale, perché è l’epoca che è cambiata, come il modo di porsi rispetto al mondo. Ho lavorato unicamente sulla sua interiorità, il resto è venuto da sé. È sempre la società che si trasforma, non gli esseri umani, sfortunatamente. Ed è la società che deve migliorarsi e dare nuove possibilità agli individui di correggere le loro mostruosità. Nonostante tutto, rispetto a un secolo fa, credo che una ragazza come Carla oggi abbia più strumenti per difendersi”.


Qui ripresentiamo la video recensione di Giorgio Van Straten del romanzo Gli Indifferenti di Alberto Moravia realizzata per la rubrica “Il Novecento racconta il Novecento”.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter