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L’arte durante il Covid: come per Picasso e Kahlo, la sofferenza porta l’ispirazione

Perché dovremmo parlare di arte quando ci avviciniamo a mezzo milione di morti per Covid? Perché l'arte ispira, motiva e sfida

di Sofia Zamboli

The recent "Theaster Gates: Black Vessel", at Gagosian Gallery, in Chelsea, New York. (Photo VNY)

Nonostante i cambiamenti e le difficili circostanze sociali, la Nina Johnson Gallery ha avuto il suo anno migliore da quando ha aperto nel 2007. “La galleria d’arte è uno spazio sociale” ha affermato Karina Ors Frehling, Direttrice delle Vendite alla Nina Johnson Gallery a Miami, in Florida. Prima di COVID-19, questa galleria aveva diversi eventi per la comunità: “inaugurazioni di mostre, ricevimenti ed eventi, come conferenze con gli artisti e tour di gruppo dei musei”. Con il COVID tutto questo è cambiato, e la galleria ha dovuto reinventarsi per continuare a coinvolgere le persone. Le nuove iniziative includono tour degli studi degli artisti in diretta su Instagram e l’invio di materiali come libri e mascherine disegnate dagli artisti stessi. “Le persone stanno spendendo in media di più per un singolo pezzo” ha sottolineato Frehling.

Kerr Gallery nel Design District di Miami. Foto per gentile concessione di Reynold Kerr.

La pandemia ha portato molte difficoltà a livello globale, con oltre 400.000 morti solo negli Stati Uniti. Noi americani abbiamo sofferto tremendamente, dunque perché preoccuparsi del mercato dell’arte? Andrew Kronenberg della Andrew Kronenberg Fine Art LLC di New York ritiene che “la cancellazione di mostre e spettacoli di ogni tipo dovrebbe farci capire l’importanza dell’arte per la nostra vita culturale ed in particolare per la nostra economia”. La verità è che spesso anche dai tempi difficili si può trarre ispirazione.

Come accade ne “Il periodo blu di Pablo Picasso”, in cui l’artista ha dipinto grandi tele utilizzando diverse tonalità di blu per riflettere la sua tristezza. È anche vero per Frida Kahlo, che ha usato il suo dolore fisico come ispirazione per i suoi dipinti, regalandoci opere tristi, ma al contempo bellissime come “The Wounded Deer”. C’è sempre del positivo destinato a venire fuori anche da un periodo tetro come la pandemia. Kronenberg sembra essere d’accordo, e infatti ha affermato che “molti artisti hanno trascorso il loro tempo in studio per realizzare lavori ispirati alla pandemia”. Ha concordato anche Frehling, il quale ha aggiunto che “molti dei nostri artisti si sono ‘chiusi’ e pensano più alla mortalità, alla fragilità e, naturalmente, a spostare l’attenzione sulla creazione di un’opera più carica emotivamente”.

Nina Johnson Gallery di Miami, Florida. Foto di Nina Johnson.

Anche se forse non abbiamo ancora visto il prossimo grande capolavoro emergente dall’era COVID, gli artisti sono scesi in strada per mostrare il loro sostegno. Le immagini dei graffiti dei medici che indossano le mascherine da supereroi e infermieri con guantoni da boxe sono visibili ovunque nel mondo. L’artista di graffiti Banksy ha persino pubblicato le sue opere ispirate a COVID-19 sul suo account Instagram; tra queste c’è “Game Changer” che raffigura un bambino che gioca con una bambola infermiera. Queste immagini offrono speranza alle persone in un momento in cui è difficile connettersi con gli altri e ci ricorda che in questa lotta non siamo soli.

Alcune imprese artistiche sono state colpite più duramente di altre. “La pandemia ha avuto un bel prezzo”, ha detto Reynold Kerr della Kerr Art Gallery di Miami, in Florida. Kerr, che ha avuto gallerie d’arte sia a New York che a Miami, e si è trasferito nel Design District di Miami quando è iniziata la pandemia, dopo “un lungo periodo di riflessione”. È stato chiamato da alcuni amici per prendere uno spazio vuoto in una città con meno densità, clima caldo e spazi per lo shopping all’aperto. Da allora, non è stato in grado di determinare se trasferirsi ne fosse valsa la pena. L’impossibilità di aprire ricevimenti per gli artisti è stata un problema, ma la Kerr Gallery è stata “più attiva sui social media” di quanto non sarebbe stata altrimenti. Per Kerr c’è una semplice spiegazione per il deprezzamento del mercato dell’arte: “semplicemente non c’è alcun modo sostitutivo che sperimentare l’arte di persona”.

Una recente installazione dalla Kerr Gallery, con l’artista Diógenes Abréu. Foto di Reynold Kerr.

Sebbene nel complesso il mercato sia diminuito in modo significativo, Kronenberg ha visto “i clienti continuare con i progetti in corso e costruire le loro collezioni”. Sebbene le persone non siano state in grado di recarsi di persona a musei e gallerie, le aste online sono diventate sempre più popolari. “Con una maggiore larghezza di banda e la possibilità di condividere .jpg e video ad alta risoluzione, penso che il prezzo medio che gli acquirenti sono disposti a spendere per l’arte in un forum online stia aumentando”, ha affermato Kronenberg. Le case d’asta come Sotheby’s e Christie’s sono all’avanguardia e le aste online hanno rappresentato il 13% delle vendite d’arte totali nel 2020. In effetti, le vendite online hanno rappresentato il 66% delle vendite d’arte nel 2020 rispetto al 27% nel 2019. Kronenburg ha affermato che “fare offerte in un’asta online da casa può fornire un po’ di eccitazione”, soprattutto in tempi in cui sicuramente quella sensazione è mancata.

E’ certo che il business dell’arte è stato costretto a spostarsi su piattaforme virtuali, come Zoom ed Instagramper raggiungere i clienti. Sebbene questo sia innovativo e lungimirante, niente è meglio che vivere l’arte di persona. Ispira, motiva e sfida. È una parte essenziale dell’esperienza umana. E anche se potrebbero volerci alcuni anni prima che fiere d’arte come Art Basel si ripresentino, l’industria dell’arte spera nel futuro. Kerr lo ha espresso perfettamente affermando: “Il mondo ha bisogno dell’arte e l’industria ha bisogno del mondo. Prima potremo essere riuniti in sicurezza, meglio sarà per tutti”. Nel frattempo però, approfittate di quei tour virtuali della galleria. Io so che lo farò.

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