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Vittoria Campaner, quando la tecnica non può far a meno dell’intuizione estetica

Di origini veneziane, dopo gli studi a New York e in California, è già direttrice di fotografia: come col talento si lavora nel mondo dello spettacolo USA

Vittoria Campaner sul set - Foto di Ogawa Lyu

"All’estero ti permettono di fare molta pratica anche quando sei studente. Io ho sempre cercato di collaborare con produzioni cinematografiche e, o artistiche anche durante gli studi. E poi credo di essere stata particolarmente fortunata nelle collaborazioni che ho trovato e nelle amicizie che mi sono creata... Da veneziana, mi piacerebbe essere direttrice della fotografia di un film che partecipa al Festival di Venezia. Per la mia famiglia, i miei amici. La mia città".

Piovono atmosfere e visioni – ma anche sfumature noir – nelle ambientazioni e nei ritratti dei personaggi che popolano i lavori di Vittoria Campaner, ventisettenne veneziana direttrice della fotografia, da anni residente negli USA, prima a New York, poi Los Angeles. Il suo è un curriculum ricco e multidisciplinare, che ha origine nel mondo della Moda (ha studiato alla Parsons School for Design della New School University di New York) e che prosegue con una laurea in Cinematografia presso l’UCLA – University of California, Los Angeles. Negli ultimi anni a New York collabora alla produzione di pubblicità, video e cortometraggi, inizialmente come stilista, costume e Production Designer, e successivamente come gaffer, ovvero colui che gestisce le luci e realizza le direttive del Direttore della Fotografia di un film, adoperandosi per realizzare sul set la sua visione. Nel 2015 si trasferisce a Los Angeles per il master alla UCLA, dove acquisisce nuova versatilità che le permette di spaziare dalla fotografia alla regia, utilizzando linguaggi diversi e mai banali, con uno stile alimentato dalle sue profonde competenze e un agile utilizzo di media e linguaggi diversi.

Vittoria Campaner ha lavorato a livello internazionale e girato film in Italia, Francia, Norvegia, Cina, Taiwan, Trinidad e Tobago e negli Stati Uniti. Nel 2020 è stata selezionata come Cinematography fellow per FilmIndipendent’s Project Involve. Vanta anche la sua presenza come direttrice della fotografia in numerose installazioni di video arte, tra cui la Biennale di Larnaca (Grecia) e il Femmebit Festival d’arte (LA).

DYE RED (TRAILER), regia di Vittoria Campaner on Vimeo.

Inoltre, non risparmia il lavoro da regista: Dye Red, è un cortometraggio del 2020, scritto, diretto e fotografato da Campaner; ha vinto il miglior cortometraggio narrativo sperimentale al 51° Festival di Nashville.

Le sue proiezioni sono comparse in molti festival cinematografici internazionali, tra cui il Palm Springs International ShortFest, Rhode Island International Film Festival, il Los Angeles Asian Pacific Film Festival e il Bogotá Short Film Festival.

From A Distance_Trailer regista Liang Zhao on Vimeo. Cortometraggio del 2020;  Direttore della Fotografia Vittoria Campaner,

La fotografia di Campaner è dotata di fascino impalpabile, tenue e allo stesso tempo ricercato: le sue immagini “non impattano”, bensì “restano in silenzio” e si lasciano scoprire, fino a catturare ogni filamento di luce esistente ma, al contempo, abbastanza luminoso da permettere all’osservatore di attraversare lo stile della narrazione e valorizzare l’identità dei personaggi ritratti. I suoi frame si caratterizzano per un elegante realismo contemporaneo con fermi-immagine che ci portano in atmosfere immerse in contesti onirici e carichi di suggestione. Lo stile è elegante e volutamente informale; sebbene sempre originale e ricco, non risulta mai costruito né artefatto, bensì molto diretto e in grado di indurre alla riflessione.

Un fotogramma tratto da “Citric Acid”

Incuriosita, la intervisto lo scorso Gennaio sul web. Scopro che è giovanissima, sebbene il suo curriculum sembri quello di una professionista consumata.

Professionalmente, come definiresti il ruolo del Direttore della Fotografia?

“È colui che si occupa a livello estetico e tecnico di tutto ciò che è relativo alla fotografia: le luci, le inquadrature, i movimenti della telecamera. Realizza l’idea del regista e l’atmosfera di un film dal punto di vista visivo. È un lavoro creativo, artistico e anche molto tecnico”.

Secondo te è un lavoro intuitivo?

“Ogni progetto ha una sua identità, quindi credo assolutamente che il ruolo del Direttore della Fotografia sia soprattutto quello d’intuire l’aspetto emotivo ricercato e, comunque, voluto dal regista, per poi metterlo in scena tramite le sue capacità”.

Hygiena – short excerpt Artista Amanda Vincelli on Vimeo. Video installazione, Direttore della Fotografia Vittoria Campaner

Hai iniziato gli studi dalla Moda e dal Design: come è nato l’interesse per la Direzione della Fotografia?

“Direi, letteralmente, un amore a prima vista! Nato un po’ per caso: Un pomeriggio, lavorando su un set, vedo una macchina da presa alta, imponente e per la prima volta una donna a capo di quella macchina da presa, che si muove per cogliere una luce, qualcosa, che solo lei sapeva di poter cogliere e dover regalare allo spettatore. Ecco mi sono innamorata di quel ruolo e dell’atto di cercare – creare – un “colpo d’occhio” – celato o evidente – per ogni scena”.

Citric Acid (trailer), Director Elenie Chung, Photography Vittoria Campaner on Vimeo.

 

C’è un film che ti ha colpito in particolare? Che credi in qualche modo abbia segnato la strada che hai intrapreso?

“Credo di sì. Alcuni film che guardavo da bambina penso abbiano influito in modo invisibile. Un classico è Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore (1988): anche se il ricordo è sbiadito, sono certa abbia inciso molto. La Piccola Principessa (1995) di Alfonso Cuaron l’avrò guardato cento volte quando ero bambina. Più recentemente, invece, mi ha colpita da un film poco noto che si intitola Mercuriales di Virgil Vernier (2014), molto interessante per l’uso della pellicola e per l’imprintnig onirico, ma anche per il ritratto di un’amicizia semplice, senza drammi e pretese, un tema a me molto caro”.

Hai dei modelli cui ti ispiri o che hanno significato molto nella tua formazione?

“Certamente, credo di avere gusti molto diversificati. Sono attratta dall’opera di registi come Pedro Costa, per i suoi intensi chiaroscuri dove i personaggi viaggiano tra le ombre e tu con loro; nonché dal lavoro di direttori della fotografia come Helene Louvart, collaboratrice storica di Alice Rohrwacher in tutti i suoi film, per il suo naturalismo intriso di un velato mistero, nascosto anche nei personaggi. Ovviamente ci sono moltissime altre influenze, che per ogni periodo della mia vita, ovviamente mutano, crescono e cambiano”.

Fotogramma tratto da “You See The Woman”

Credi che esista una nota, delle caratteristiche che distinguono i tuoi lavori?

“Non saprei, amo molto le luci naturali, inseguo un naturalismo spinto che conservi, a tratti, qualche cenno di magia e renda l’immagine meno convenzionale e comune. Tendo a riprese molto lunghe. Mi piace far respirare i personaggi, e creare atmosfere che li ritraggano e li rappresentino con delicatezza e intimità. Ma soprattutto, mi pongo l’obiettivo di comprendere l’idea e la visione del regista in modo profondo e personale. Cerco di collaborare con il regista su tutti i fronti, spesso montando il film, nella mia testa, prima ancora di girarlo; tendo a confrontarmi con lui sul risultato che una scelta, piuttosto che un’altra, possono produrre”.

Cosa ti aspetti dalla scena finita?

“Tento di calare il contesto in un mood realistico ma che allo stesso tempo diventi sempre più intimo ed acceda a sfere introspettive. Le tonalità che uso – come dicevo soffuse e con luci che si confondono – si adattano ed enfatizzano la correlazione tra l’immagine e i soggetti presenti sulla scena”.

You See the Woman – Trailer. Artista Siru Wen, Direttore della Fotografia Vittoria Campaner

 

Come hai fatto ad annoverare così tanti lavori in così pochi anni?

“Probabilmente perché all’estero ti permettono di fare molta pratica anche quando sei studente. Io ho sempre cercato di collaborare con produzioni cinematografiche e, o artistiche anche durante gli studi. E poi credo di essere stata particolarmente fortunata nelle collaborazioni che ho trovato e nelle amicizie che mi sono creata, molte internazionali, che mi hanno dato l’occasione di viaggiare moltissimo oltreché di girare film”.

Cosa ha l’estero che l’Italia non ha?

“Direi la concretezza, la semplicità. Se vuoi collaborare, ci sono molte iniziative che ti danno una possibilità, ti aiutano a creare una comunità, un network, ti provano senza troppa burocrazia, senza pregiudizi. Se hai voglia di imparare, impari. In generale, esistono ambienti più meritocratici. In Italia non sono sicura funzioni sempre così”.

Fotogramma tratto da “From A Distance”

Quanto è importante il risultato finale come direttrice della fotografia?

“È il momento più bello, di grande soddisfazione, una grande emozione. È unico!”

Vittoria, sei così giovane e hai già ottenuto tanto. Hai un sogno, qualcosa che ti piacerebbe molto?

“Beh, sì… Da veneziana, mi piacerebbe essere direttrice della fotografia di un film che partecipa al Festival di Venezia. Per la mia famiglia, i miei amici. La mia città”.

 

 

 

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