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La traduzione italiana della poesia di Amanda Gorman: domande in sospeso

Ho passato ore per preparare un' intervista alla traduttrice italiana della poesia della poetessa, ma poi è saltata. Vi racconto cosa avrei voluto chiedere

Amanda Gorman nell'illustrazione di Alessia Paris

I “128 versi liberi, disseminati di anafore, enjambement e allusioni” (cit) sono stati sezionati, quindi mi risparmio la fatica raccontandovi invece quelle mie domande senza risposta, il risultato è una intervista a me stessa, eccola

E’ uscita la scorsa settimana in edicola insieme al Corriere della Sera (ma acquistabile anche singolarmente) The Hill We Climb, la poesia della ventiduenne Amanda Gorman che il mondo ha conosciuto per aver declamato la stessa durante l’Inauguration Day del Presidente Joe Biden.

Il volumetto pubblicato in numerosi Paesi (la signorina Gorman ha postato su Instagram un impressionante collage con tutte le copertine) ha creato scompiglio in Europa nelle settimane precedenti all’uscita riempiendo pagine di giornali (anche in Italia) per il rifiuto dell’editore americano di far tradurre il testo della poesia al poeta e traduttore spagnolo Victor Obiols perchè maschio e bianco mentre quello olandese Marieke Lucas Rijneveld ha rinunciato proprio a causa del clamore che questa traduzione avrebbe comportato.

Personalmente non ho ceduto alla ghiotta opportunità di dire la mia riservandomi di leggere questo attesissimo libro e vi confesso, non avevo in alcun modo compreso che avrebbe avuto al suo interno la sola poesia che gli da il titolo e che, come milioni di altre persone, avevo già letto su decine di giornali con tanto di traduzione (segnalo quella pubblicata da Vanity Fair il 21 gennaio). Me ne sono accorta oggi sfogliando la copia di un’amica.

In preda a questa attesa carica di promesse che mi arrivavano da tutte le parti: la copertina del Time, l’intervista con Michelle Obama e quella con la regina Oprah Winfrey, ho coinvolto una giovane amica che si diverte a scrivere e “disegnare poesie” chiedendole di lavorare sull’immagine di Amanda in modo da poter accogliere e salutare questo libro con tutti gli onori, con qualcosa di speciale come si conveniva.

Essendo tutta l’operazione di lancio top secret, avevo optato per la proposta di una intervista alla traduttrice italiana, Francesca Spinelli, che è anche una giornalista i cui articoli potete leggere spesso su Internazionale. Purtroppo la Spinelli ha rilasciato una intervista al Corriere della Sera che si è accaparrato il lancio e io ho dovuto rivedere i miei piani.

Scrivere le domande per Francesca Spinelli però mi era costato quattro ore di ricerche, studio, riflessioni perché non volevo essere banale e superficiale e allora, appurato che il libretto contiene solo la poesia che mezzo mondo ha commentato mi sono detta … perché non raccontarvi cosa avrei voluto chiedere io alla traduttrice? I “128 versi liberi, disseminati di anafore, enjambement e allusioni” (cit) sono stati sezionati, quindi mi risparmio la fatica raccontandovi invece quelle mie domande senza risposta, il risultato è una intervista a me stessa, eccola.

Amanda Gorman durante la sua recita all’inaugurazione di Joe Biden (da youtube)

E’ uscita in contemporanea mondiale la raccolta di poesie di Amanda Gorman, mi piacerebbe che a “prepararci” alla lettura fosse lei, Francesca Spinelli, traduttrice italiana. Cosa ci riserva questa lettura di veramente speciale?

Qui la Spinelli avrebbe dovuto correggermi subito e spiegarmi che la poesia era una sola e che il libro vero uscirà il prossimo autunno come scritto all’ultima pagina, dopo di che:

Nei versi, di veramente speciale non c’è nulla, semplicemente una ragazza giovane e colta ha avuto l’opportunità di trasmette in mondovisione il suo entusiasmo, la sua forza e, considerati gli eventi di Capitoll Hill e il movimento Black Lives Matter che sta facendo sentire la sua voce sempre più forte la suggestione anche per noi che siamo così lontani è stata potente.

Che mi ricordi io altri presidenti americani hanno scelto per il loro “Inauguration day” poeti e poetesse: Barack Obama, 2013: Richard Blanco, “One Today” , Barack Obama, 2009: Elizabeth Alexander, “Praise Song for the Day”, Clinton, 1997: Miller Williams, “Of History and Hope”, Bill Clinton, 1993: Maya Angelou, “On the Pulse of Morning”, John F. Kennedy, 1961: Robert Frost, “The Gift Outright”.

The hill we climb può passare alla storia secondo lei e se sì perché?

Secondo me si, può passare alla storia grazie al fatto che siamo nel 2021, che i Presidenti comunicano via Twitter e Instagram e l’eco di un testo così è arrivato ovunque, lontanissimo, in più sarà ricordato come l’anno dell’assalto a Capitol Hill per cui tutti quelli che hanno avuto una parte in questo momento storico finiranno su una pagina di Wikipedia.

Anni fa lessi una intervista a James Baldwin, il giornalista chiedeva, riferito alle sue opere, in che modo distingueva l’arte dalla protesta e lui rispose che riteneva fossero entrambe letteratura. Per lei tradurre uno scritto di protesta rispetto ad un’opera di fiction è la stessa cosa o c’è differenza?

Io non sono una traduttrice ma ho molte amiche traduttrici, alcune hanno tradotto premi Pulitzer e quel che mi hanno sempre spiegato è che il traduttore è vero che finisce per essere una sorta di “mediatore culturale” ma è anche vero che per fare un buon lavoro deve attenersi al testo il più possibile, la Spinelli in un lungo articolo su Internazionale (25 luglio 2020) spiegava i “dilemmi di una traduttrice” faceva l’esempio del termine blackness e così scriveva:

“La prima volta ho scelto di tradurlo con “l’essere nero” – “secondo lo storico britannico Paul Gilroy, l’essere nero è una condizione necessariamente transemisferica e basata sulla presentazione di elementi contrastanti” – ma una soluzione diversa s’imponeva per rendere la concisione e la ricchezza semantica di blackness, e ho scelto nerezza.”

Quindi la risposta per me, leggendo questo è: no, non c’è differenza perché qualunque sia il testo, un buon lavoro di traduzione è un lavoro che tiene conto dell’opera e dell’autore/autrice e della sua cultura.

In effetti che senso ha legare la razza ad un’opera o ad una traduzione? Toni Morrison diceva che le autrici e gli autori neri riescono a scrivere in un mondo dominato dai bianchi liberando il linguaggio dalla “camicia di forza del razzismo”, nei suoi romanzi usava dei “codici di classe” più che dei “codici razziali”, un esempio perfetto è “Recitatif” dove ci sono due bambine, una bianca e una nera e il lettore non ha modo di distinguere i pensieri dell’una e dell’altra. E tant’è!

Se dovesse scegliere quattro parole ricorrenti e rappresentative della poesia di Amanda Gorman quali sceglierebbe?

Questa è facile!

inclusione

resilienza

speranza

amore

“All’inizio pensai che se avessi potuto scrivere un libro per le ragazze nere sarebbe stato un bene […] Poi pensai, farei meglio ad ampliare quel gruppo di lettori […] decisi di scrivere per i ragazzi neri […] e poi per le ragazze bianche e poi per i ragazzi bianchi. Ma quello che tento di non perdere mai di vista è la mia arte”

E’ un brano di una intervista a Maya Angelou.

A chi si rivolge oggi a ventidue anni Amanda Gorman?

Rispondo facendo un parallelismo con le elezioni, io sono laureata in scienze politiche e sono appassionata di geopolitica per cui utilizzo un argomento che mi è familiare.

Alle primarie democratiche Elizabeth Warren e Bernie Sanders sono riusciti a surclassare Biden di quasi il doppio tra i democratici laureati e con redditi superiori ai 100.000 dollari annui eppure Sanders viene considerato un outsider di estrema sinistra. Molte delle proposte socialiste di Sanders come la sanità universale, l’istruzione gratuita, la remissione del debito studentesco risultano tarate su queste fasce sociali: i più poveri di solito non vanno al college e sono più coperti da Medicare (la sanità pubblica).

Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders nell’illustrazione di Antonella Martino per VNY.

Credo che la voce della giovane Gorman possa arrivare a quello stesso target, ai sobborghi benestanti delle grandi città.

Ultima domanda: i giovani oggi più di sempre, tendono a emulare personaggi noti, lei pensa ci sia speranza che Amanda Gorman spinga i giovani ad avvicinarsi alla poesia e se sì il merito è dei versi o della copertina del Time?

Io vado spesso a reading di poesie, le leggo, le recensisco, mi piacciono. Sia agli eventi in presenza sia agli eventi online siamo sempre uno sparuto numero di persone decisamente âgé per cui speriamo che il Time continui a dedicare spazio a giovani poetesse.

The hill we climb è acquistabile al prezzo di € 10,00 in Italia, l’editore è Garzanti.

Per leggere altre poesie dovrete invece aspettare il prossimo autunno.

Vi lascio citando Tiziano Scarpa:

“Mi prenderò sul serio/ soltanto nell’istante/ in cui mi perderò”

Poeti d’altri tempi.

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