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Si accendono per gli italiani “Le luci di New York” con le note beat di Stefano Spazzi

Il cantautore popolare tra le comunità all'estero ha composto un "title-track" del progetto ideato dal programma radio di Josephine A. Maietta con l'A.I.A.E.

Stefano Spazzi (Foto di Lorenzo Francella)

Stefano Spazzi, musicista e scrittore, tra la fine gli anni ’90 ed i primi 2000 prende parte a numerose manifestazioni e festival sia in Italia che all’estero, come molte edizioni dell’Ankon Festival e del Festival Internazionale di Digione in Francia.  Il suo brano “Ancona Beat”, viene trasmesso anche da Radio ICN New York, Radio Hofstra New York, Radio Voce Rosario in Argentina, e crea l’Ancona Beat Festival, kermesse dedicata alla musica e cultura beat giunta alla terza edizione. Ha composto – e interpretato – la canzone “Marta” che Gene Guglielmi, padre del cantautorato beat, ha inserito nel suo cd “La vita è un sogno” realizzato con gli Avvoltoi e ne ha fatto brano di punta della programmazione radiofonica del cd e Hit dell’estate 2019. Stringe una intensa collaborazione con gli USA ed in particolar modo con Josephine Maietta e il suo programma su Radio Hofstra New York che ne trasmette con continuità i brani, tra i quali “Josephine”, scritta proprio in occasione di un compleanno dell’emittente e dedicata alla popolare speaker e conduttrice.  Nell’estate 2020 la canzone “Senigallia che…” richiama le atmosfere e le sonorità anni ’60.

Frutto della proficua collaborazione con la AIAE di New York è “Le luci di New York”, la canzone composta e interpretata da Spazzi e trasmessa da varie emittenti negli USA in rotazione radio e in occasione del Columbus Day. Diffusa poi anche in Italia, e tra gli italiani d’ Argentina e d’Australia, questa canzone divenenta sigla dei videoclip con le testimonianze degli italo americani affermatisi in America nell’ambito del progetto chiamato proprio “Le luci di New York” promosso dalla stessa AIAE. La canzone è diventata sigla dei Media Partners USA al Festival di Napoli 2020. I brani di Spazzi son frequenti nella trasmissioni TV Web di riferimento per il movimento beat italiano.

Sul versante narrativa ha pubblicato cinque libri tra i quali Beat in Rosa – Musica Beat ed emancipazione femminile” (Italic Pequod) e “Arcipelago Mod. Il Mod Revival in Itala 1979-1985” (Crac Edizioni – Premio Macchina da scrivere 2020)

Stefano Spazzi e Gene Gugliemi (foto di Lorenzo Francella)

Com’è nata la canzone “Le Luci di New York”?

“Una sera della scorsa estate in una telefonata, Josephine Maietta, stella di Radio WRHU New York e conduttrice del celebre programma ‘Sabato Italiano’, mi parlò di un progetto da realizzare con il supporto e patrocinio della A.I.A.E. Association of  Italian American Educators di cui è Presidente, destinato a raccontare il percorso e l’affermazione degli italo-americani nei vari ambiti professionali, attraverso un ciclo di interviste Tv Web in cui ciascuno dei protagonisti avrebbe raccontato la propria esperienza e il proprio legame tanto con l’Italia, terra d’origine, che con l’America nuova patria d’adozione. Serviva una canzone che parlasse di tutto questo, e quando me lo propose, io, un po’ frastornato, ma allo stesso tempo emozionato, accettai immediatamente. Altrettanto immediatamente fui preso da mille dubbi e da tutte le incertezze che una responsabilità del genere non poteva non mostrare. Stavo per rappresentare gli italo-americani con una mia canzone. Come avrei potuto rendere lo stato d’animo di chi lascia la propria terra per un’avventura che non sa dove lo porterà? In che modo avrei potuto descrivere l’ansia di questo distacco e la speranza di trovare qualcos’altro?

Ho provato a ripercorrere le volte in cui, in modo assolutamente temporaneo e con infinita minor lacerazione, per i più svariati motivi, ero stato costretto a recarmi in un’altra città o in un altro paese. Ripensando a quelle circostanze mi sono sforzato di aggiungerci il peso di chi, a differenza mia, non sarebbe tornato a casa dopo pochi giorni, ma forse mai. Per cercare se non di capire, quantomeno di immedesimarmi per un attimo nell’animo di chi stava dicendo addio ad un mondo che era il suo sino a poco prima. Mentre queste immagini scorrevano nella mia mente, a poco a poco le parole e la melodia della canzone prendevano forma. Era nata ‘Le luci di New York’.

L’arrangiamento lo scrive e lo realizza Pino Gulizia, professionista di lungo corso, chitarrista negli anni già a fianco di Fausto Leali, Luciano Rossi, Rosanna Fratello e tanti altri, e che negli anni ‘70 proprio con Rosanna Fratello fece una trionfale tournee negli USA culminata con il concerto al Madison Square Garden di New York. Il brano risulta così coinvolgente che sarebbe un peccato non renderlo disponibile a tutti coloro che avessero voluto eseguirlo in modo semplice ed immediato, così Doriano Francella, musicista beat che negli anni ’60 girò mezza Europa con il suo gruppo, ne realizza una bella versione karaoke con il supporto del fotografo e videomaker Lorenzo Francella. La foto di copertina, identificativa di tutto il progetto, ce la mette un nome di punta come Loren Scott-Fiedler che con un meraviglioso scatto, da Manhattan, immortala l’iconico ponte e i grattacieli di Brooklyn”.

Stefano Spazzi con Ricky Gianco

In precedenza, avevi già dato vita ad altre significative operazioni culturali nell’ambito del Beat….

 “Sì, grazie ad un altro incontro importante con un personaggio di spicco del movimento, il mio amico Gene Guglielmi, padre del cantautorato Beat reso iconico anche da Lawrence Ferlinghetti, creatore della City Light di San Francisco, al quale, quando chiesero chi conoscesse dei beat italiani, disse proprio anche “Gene Guglielmi”.

La copertina del libro

Quando ho concepito il libro Ancona Beat (ed. Italic), sulla stagione del beat anconetano nel periodo 1964-1969, fu proprio lui a confortarmi sulla bontà dell’operazione che definì un importante tassello nell’ambito di una più ampia storia ricostruttiva e lo impreziosì con un saggio introduttivo. Così come sostenne senza riserve la canzone omonima “Ancona Beat”, viaggio onirico nei luoghi dell’anima, che ha poi fatto il giro del mondo. Due idee che di fatto hanno dato nuovo slancio al Beat Italiano arricchitosi in seguito di analoghe produzioni, preziosa linfa per un genere ormai divenuto classico. Con Gene abbiamo condiviso tanti progetti musicali e culturali, suonando in moltissime occasioni, tra le quali mi piace ricordare, per tutte, quella al Teatro Ariston di Sanremo in occasione del Summer Festival 2016. Successivamente, nell’inverno 2018, ha deciso di inserire nel suo nuovo cd “La vita è un sogno” il mio brano “Marta” facendone il brano di punta dell’opera. Nella sua interpretazione la canzone, realizzata con gli Avvoltoi il gruppo più importante della seconda ondata beat, è diventata uno dei brani di successo dell’estate 2019, presentata anche al Midem di Cannes e al Festival Beat di Salsomaggiore. Durante uno dei nostri tanti incontri gli ho confidato l’idea di dare vita ad un festival Beat che potesse porsi come punto di riferimento della Scena e catalizzare le nuove istanze di un movimento che si stava riaccendendo in varie parti d’Italia. Grazie al sostegno dei gruppi beat anconetani e delle istituzioni la mia intuizione si è trasformata nell’Ancona Beat Festival, di cui Gene ha poi assunto la Direzione Artistica. Festival che ha visto la prima edizione nel 2017 con lo sfondo dell’area portuale della città di Ancona, per poi godere nell’edizione 2018 del meraviglioso scenario del Porto Antico e per quella 2019 della Mole Vanvitelliana. Grande manifestazione con la presenza di storici gruppi beat e grandi ospiti come Ricky Gianco, Bobby Posner dei Rokes, Via Verdi e che grazie all’opera sapiente dell’addetta stampa Silvia Tamburriello ha avuto risonanza internazionale tanto sul web che per radio attraverso interviste, collegamenti specifici e trasmissioni dedicate oltre che naturalmente sulla carta stampata. A coronamento di tutto ciò Alvin Alborghetti e Lecco Channel, già media partner ufficiali della kermesse, hanno prodotto e realizzato il video ufficiale della manifestazione che in un docufilm per la regia di Giuseppe Bonfanti ne ripercorre la nascita e le tre edizioni”.

Stefano Spazzi (Foto di Lorenzo Francella)

Stavi parlando libri pubblicati, qual è il tuo cammino editoriale?

“Ad un certo punto del mio percorso forse ho sentito che a fianco della musica mi era necessario un altro canale per comunicare e quello dei libri mi è sembrato il più naturale. Oltre al già citato “Ancona beat” ho pubblicato altri quattro libri tra cui “Beat in Rosa” (ed. Italic) indagine socio-musicale sulla musica Beat e l’emancipazione femminile e “Arcipelago Mod” (ed. Crac). Quest’ultimo lavoro del quale è coautore Antonio “Tony Face” Bacciocchi, la più importante figura di riferimento del movimento Mod Italiano oltre che musicista e scrittore, indaga una delle più affascinanti culture alternative del ‘900 ed ha avuto la soddisfazione di ricevere il “Premio macchina da scrivere 2020” per la sezione Saggi”.

 

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