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Il tempo sospeso del Realismo Magico arriva al Palazzo Reale di Milano

Ospita più di 80 opere in una nuova oggettività: precisione nei contorni, atmosfera fatata, apprensione distolta e una dimensione in cui la vita si proietta

Dopo l'orgia, Bentivoglio Scarpa Natalino detto Cagnaccio di San Pietro, 1928, XX secolo, olio su tela. Italia, Milano (Milano), Collezione privata. Nudo simmetria bottiglia bicchiere guanti polsino cuscino carte gioco tappeto tenda.

Il Realismo Magico è un passaggio rilevante nella storia della pittura italiana che si colloca in quel particolare momento di instabilità e inquietudine a cavallo delle guerre mondiali.

Cagnaccio – Allo specchio

Oggi le persone si sentono in un rito di passaggio tra il passato padroneggiato dal covid19 e un presente incerto ma speranzoso. A tal proposito dal 19 ottobre al 27 febbraio 2022, Palazzo Reale accoglie una mostra appassionante e non immediata promossa e prodotta dal Comune di Milano e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore a cura di Gabriella Belli e Valerio Terraroli (mar.mer.ven.sab.dom. 10:00 – 19:30; gio. 10:00 – 22:30. Ingresso a 14€).

Si racconta una modalità espressiva che, depurata dalle tensioni del futurismo e dell’espressionismo, lavora su una nuova resa dell’immagine che si presenta agli occhi dell’osservatore come algida e tersa, spesso indagata nei più minuti dettagli, totalmente realistica da rivelarsi inevitabilmente inquietante e straniante.

Donghi Amedeo – Donna al caffe

La definizione Realismo Magico riguarda quindi anni tra il 1920 e il 1935 con tangenze di gusto déco, un ricercato arcaismo quattrocentesco e ambigue atmosfere metafisico/realistiche. Allo stesso tempo a questo segmento dell’arte italiana si legano termini specifici quali realismo, magia, metafisica, spettrale, obiettivo, naturale, surreale.

Il percorso ruota intorno a più di ottanta capolavori italiani e alcuni della Neue Sachlickheit, la cosiddetta nuova oggettività tedesca. In mostra vengono esposte le opere di Felice Casorati con Cynthia, Giorgio de Chirico con L’autoritratto, Carlo Carrà con Le figlie di Loth, Gino Severini con Giocatori di carte, Antonio Donghi con Donna al caffè e Cagnaccio di San Pietro con Dopo l’orgia.

Da questi dipinti si può evincere che l’elemento magico può essere intuito ma non spiegato, l’assenza di temporalità, una mescolanza di culture, un mix di leggenda e folklore e una molteplicità di dettagli sensoriali. Il Realismo Magico è dunque una proiezione di un mondo effettivo che può essere una finzione costruita.

 

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