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Per capire Pasolini, bisogna risalire ai luoghi del suo inizio e a chi lo ha conosciuto e amato

Intervista con Andrea D’Ambrosio, regista dell’emozionante e storico documentario, "Nel Paese di temporali e di primule”, il Friuli di Pasolini

Pier Paolo Pasolini con la madre e il fratello. (Youtube)

E uscito in Italia in tutte le librerie e nelle edicole – per Cecchi Gori Entertainment – il dvd del film documentario di Andrea D’Ambrosio “Nel Paese di temporali e di primule”: un viaggio nel Friuli di Pasolini, nella sua memoria e nella sua formazione.

Questo è un mosaico di testimonianze degli allievi e di chi lo ha conosciuto e amato. Il documentario realizzato da D’Ambrosio ci aiuta a capire l’opera di Pasolini partendo dall’ inizio, dai luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza del poeta–Casarsa, Versuta e il Friuli.

Il film è un viaggio nella civiltà rurale e contadina che ha formato lo scrittore. Un collage di interviste ad allievi e amici di quell’importante periodo storico. Fra le più notevoli: Nico Naldini racconta la vicinanza e le avventure con il cugino nelle campagne friulane. Giuseppe Zigaina, la formazione pittorica del poeta. Ovidio Colussi narra di come e perché nacque l’”Academiuta de lenga friulana”. Don Dante Spagnol racconta Pasolini come insegnante. Fino a Ernesta Bazzana, che lo accolse durante i bombardamenti nella sua casa di Versuta, e alle testimonianze di Don Redento Bello e Federico Tacoli che raccontano della morte del fratello Guido a Porzus. Racconti di testimoni quasi tutti scomparsi che rendono il film un documento prezioso.

Molto toccante il racconto, ai più sconosciuto, della morte del fratello Guido a Porzus. Partigiano osovaro ucciso dai partigiani titini. Nel film a raccontarlo sono Federico Tacoli e Don Redento Bello.
Il regista, Andrea D’Ambrosio, originario di Roccadaspide ora residente a Pontecagnao (Salerno) è stato autore di documentari come “Biutiful Cauntri”, vincitore di numerosi premi, e del film “Due euro l’ora” che ha vinto oltre 40 festival nel mondo. Allegato al film è il libro, “L’Eden di Pasolini-il Friuli”, scritto da Paolo Garofalo, già fondatore dell’Archivio Pasolini di Casarsa, una raccolta completa del mondo di Pasolini nel Friuli con testimonianze di protagonisti del mondo culturale friulano.

Gli amici del calcio di Pasolini: Angelo De Lorenzi, Antonio Cancellier e Mario Pasqualini. (Youtube)

Il cofanetto è realizzato da Immaginazione col contributo della Fondazione Friuli, del comune di Casarsa della Delizia, della fondazione Picentia. In collaborazione con Centro Studi Pier Paolo Pasolini, Cineteca del Friuli, Festival Laceno d’Oro, quaderni di Cinemasud, associazione Punto Giovani, archivio del Movimento operaio e democratico, Società filologica friulana e col patrocinio del comune di Treviso.

Ne risulta un film documento, unico ed irripetibile che ci porta in un mondo scomparso, in quelle terre di cui Pasolini ha scritto nei suoi primi versi, nei suoi primi romanzi. Il film non è una rievocazione nostalgica, ma un racconto emozionante e sincero su quella che è stata la vera formazione del poeta. Il 31 ottobre verrà presentato dalla rivista italo americana “Luci ed ombre” in un collegamento a cui parteciperanno studiosi e docenti da varie parti del mondo.

Abbiamo fatto qualche domanda al regista Andrea D’Ambrosio, sulla sua esperienza.

La tomba di Pasolini accanto alla madre al cimitero di Casarsa.

Qual’è stato l’impulso che ti ha spinto a realizzare questo film documentario?

“Questo film è qualcosa che ha lasciato un segno profondo dentro di me e dentro un intero Paese. Sarà forse la stessa estrazione contadina, la stessa ‘profonda nostalgia’ per un mondo rurale che ormai è completamente scomparso. Ma così ho visto e conosciuto luoghi che non sapevo esistessero: Casarsa, Versuta e il suo mondo magico, Valvasone con i suoi archi e le sue case, quel mondo che Pier Paolo aveva frequentato e amato. In bicicletta come un esploratore solitario ho attraversato luoghi e paesi, ho conosciuto persone con cui ho instaurato un rapporto che dura ancora oggi.”

Andrea D’Ambrosio. Foto: Giulio Pietromarchi.

Raccontaci un pò la tua esperienza nella lavorazione del film.

“Le riprese e la lavorazione del film furono un’altra esperienza bellissima. Con Alberto Sotis che organizzava la produzione e Luis Jarrin che curava la fotografia abbiamo intervistato tante persone e ripreso tantissimi luoghi per settimane. L’incontro con Nico Naldini a Treviso nella sua casa, o quello con Giuseppe Zigaina a Cervignano furono incontri che aprirono mondi inesplorati sulla figura dell’uomo e del poeta. Ogni incontro ha avuto un significato particolare, è stata una porta sulla poetica e sulla vita di Pier Paolo.”

Il progetto ti ha fatto ripensare Pier Paolo Pasolini in qualche modo?

“Quello che viene fuori dal film è che Pasolini non solo è stato uno dei più grandi intellettuali del secolo scorso, ma è stato un grande insegnante e un uomo affabile e dolce che ha saputo affascinare e riunire una intera generazione di ragazzi aprendo loro una strada nuova. Come racconta Dino Peresson sulle rive del Tagliamento, Pasolini ha cambiato la sua vita spingendolo a studiare e a prendere la terza media a 45 anni.”

La Chiesa di San Rocco dove si sono svolti i funerali di Pasolini nel 1975. (Youtube)

Diresti che questo è più un documento storico o emotivo per te?

“E uno di quei documentari che diventano documento. Memoria. Con i protagonisti praticamente quasi tutti scomparsi è un documento prezioso per una intera comunità. Perché la memoria di chi ha vissuto storie importanti è foraggio per il presente e per il futuro. Sono storie e momenti che personalmente non dimenticherò mai. Ho dei ricordi indelebili che difficilmente spariranno nella mia testa e nel mio cuore. Perché questo film ha attraversato in pratica tutta la mia vita, scandendo momenti belli e meno belli. Mi ha creato amicizie durature come quella con Paolo e la sua famiglia che ancora oggi dura. E l’uscita in dvd di questo film sancisce quasi la fine giusta e duratura di un progetto di memoria che porta al centro il ricordo di un uomo che ha seminato nella sua vita poesia e bellezza, e che questo film cerca di conservare nelle parole e nelle immagini di luoghi e persone.”

 

 

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