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La Coppa del Mondo senza l’Italia? La sua anima resta italiana, almeno fino al 2038

Il trofeo d'oro innalzato dai vincitori del Mondiale fu creato dall'orafo italiano Silvio Gazzaniga e ancora un'azienda italiana lo riproduce ogni 4 anni

Gli operai della Bertoni GDE con la coppa del mondo (Foto Claudio Moschin)

Dopo la consegna definitiva della Coppa Rimet al Brasile vincitore dell'edizione del Mondiale in Messico nel 1970, fu bandito un concorso internazionale per la creazione di un altro trofeo: lo scultore e orafo italiano Silvio Gazzaniga lo vinse e ancora l'azienda milanese Bertoni GDE ne riproduce una copia pronta per ogni finale. Anche se, nel 2038....
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Quest’anno l’Italia non lo vincerà proprio il massimo trofeo calcistico. Ma c’è comunque un po’ di Italia nella Coppa del Mondo di calcio in corso in queste settimane.  Perché l’oggetto del desiderio delle nazionali (e dei tifosi) di tutto il mondo, la Coppa, nel senso proprio dell’oggetto fisico, è stata ideata e disegnata dall’orafo e scultore italiano Silvio Gazzaniga (scomparso l’anno scorso), e viene prodotta da una piccola azienda dell’hinterland di Milano, la Bertoni GDE.

Silvio Gazzaniga

Tutto è cominciato dopo la terza vittoria del Brasile, a “Messico 1970”, quando il trofeo (allora Coppa Jules Rimet) venne assegnato definitivamente alla Seleção, come prevedeva il regolamento della FIFA e la federazione ebbe pertanto la necessità di creare un altro trofeo. Da quel momento venne ufficialmente annunciato un concorso alla cui fase finale giunsero ben 53 opere da tutto il mondo. Fu scelta quella dello scultore milanese Silvio Gazzaniga, che pensò ad una spirale la quale, partendo dalla base del trofeo, si “apre” in due atleti stilizzati che esultano con le braccia alzate; le quattro braccia pertanto fungono da “pilastri portanti” per sorreggere il mondo, avvolto dai due goleador.

Un trofeo che è alto 36,8 cm, con un diametro della base di 13 cm per un peso complessivo di 6 kilogrammi e 175 grammi. Realizzata in oro massiccio a 18 carati (ma vuoto al suo interno) la Coppa è impreziosita da due bande di verde malachite, un minerale semiprezioso molto adoperato in gioielleria, con però scarsa durezza, visto che se toccato  può rigarsi e rovinarsi facilmente.

Contrariamente alla coppa Rimet, il trofeo di Gazzaniga non viene assegnato alla prima nazionale che se lo aggiudica per tre volte ma continuerà a circolare nelle edizioni successive, passando come un testimone di squadra in squadra. E a partire da Germania 2006, edizione che ha incoronato gli azzurri campioni del mondo per la quarta volta, la Fifa ha stabilito che il trofeo originale non deve essere nemmeno più dato in prestito alla nazionale vincitrice, che fino a quell’edizione custodiva la Coppa autentica per i quattro anni successivi, ma deve essere consegnato al capitano dalla formazione vincente soltanto nel momento della premiazione. Al termine ai vincitori viene consegnata una copia identica ma in ottone placcato d’oro, sempre prodotta dalla GDE Bertoni (e le foto si riferiscono proprio alla preparazione esclusiva di questa Coppa).

Regola base: solo le persone che hanno vinto la competizione possono toccare il trofeo vale a dire i calciatori titolari, le riserve, tutto lo staff tecnico e i capi di stato e pure il Papa (se mai volesse…). La copia pesa 2,8 kilogrammi (contrariamente ai 6 kg dell’originale) e tra i cerchi verdi di malachite non dispone delle 17 placchette sui due livelli ma ha inciso solamente il nome dell’edizione del mondiale, la data in cui si è svolta la finale, la città, il nome dello stadio in cui è stato disputato l’incontro e la squadra campione. L’incisione della squadra vincitrice sulla replica viene fatta immediatamente a fine partita dagli addetti Fifa.

La coppa autentica viene sigillata e custodita all’interno di una valigia di sicurezza d’acciaio e tenuta dalla Fifa nella sua sede a Zurigo; l’esposizione è limitata a rari casi, come le cerimonie ufficiali della Fifa, sorteggi e conferenze oppure per eventi di beneficenza legati al calcio. La decisione di sostituire il trofeo originale con una copia è dovuta ai numerosi segni di usura che il trofeo ha subìto nei suoi quasi 32 anni di vita.

Valentina Losa, amministratrice della GDE Bertoni

Singolare tradizione è quella che vede, al termine di ogni edizione del campionato mondiale, l’incisione dell’anno e della nazionale vincitrice del torneo, sotto al basamento del trofeo, le cui dimensioni consentono di incidere soltanto 17 nazionali vincitrici per altrettante edizioni. Dal momento che il trofeo circola dal 1974, sono già 11 i nomi incisi e c’è spazio solamente per altre 6 nazionali (compresa quella che vincerà ora questa edizione 2018). Quindi in teoria il trofeo continuerà ad essere utilizzato fino all’edizione del 2038.

 

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