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Cristina Donati Meyer, l’“artivista” che esorcizza Salvini con la creatività

Intervista all'artista milanese nota per le sue opere di aperta contestazione nei confronti del ministro dell'Interno Matteo Salvini

Cristina Donati Mayer lavora a una sua opera provocatoria su Matteo Salvini.

Divenuta ormai famosa, a livello nazionale, per la sua pittura e le sue performances, volte a contestare la politica dell’attuale Governo, minacciata e aggredita verbalmente da molti sostenitori della Lega, Cristina Donati Meyer è stata definita da alcuni giornali come   una combattente, un’"anti- salviniana",  un’“artivista”,  per utilizzare un termine coniato da lei stessa

Due bambini intenti ad orinare sugli stivali di un Matteo Salvini nelle vesti di un gerarca fascista. Questo è quanto raffigurava l’opera – intitolata “Una pisciata vi seppellirà”- di Cristina Donati Meyer, esposta qualche giorno fa su un ponte del Naviglio Grande, a Milano e distrutta, quasi subito, da anonimi.

Divenuta ormai famosa, a livello nazionale, per la sua pittura e le sue performances, volte a contestare la politica dell’attuale Governo, minacciata e aggredita verbalmente da molti sostenitori della Lega, Cristina Donati Meyer è stata definita da alcuni giornali come   una combattente, un’”anti- salviniana”, un’“artivista”,  per utilizzare un termine coniato da lei stessa.

Ma chi è questa giovane  milanese che sta facendo tanto discutere? Una descrizione interessante  è quella che si può leggere nella biografia inserita sulla sua pagina facebook, in cui viene definita come “un’artista eclettica, capace di passare dal pennello e dalla spatola, con cui incide e graffia una tela, ad arrampicarsi in cima a un palazzo o ad un monumento e lasciarsi il vuoto sotto per un happening di denuncia”.

Nata a Milano nel 1985, da una famiglia di origini ebraiche, di carattere ribelle e insofferente alle ingiustizie,  Cristina ha fatto molto parlare di se, negli ultimi mesi, a seguito di diverse  sue opere basate su tematiche anti-salviniane.

Lo scorso giugno, ad esempio, su commissione della onlus ProAfrica,  l’artista aveva realizzato un’opera che ritraeva il Ministro dell’Interno in versione Robocop, con manganello alla mano, che arrivava dal mare. Il dipinto, fu mostrato fuori dalla prefettura milanese dalla stessa Meyer  che, per l’occasione, venne identificata dalla Digos e il suo “blitz artistico” fu interrotto dalla Polizia.

A luglio, invece,  il ritratto di due bambini che mostravano gli avambracci, sui quali vi erano impressi dei numeri, era stato esposto dalla pittrice sempre lungo i Navigli, come forma di protesta contro  la proposta da parte del ministro Salvini di “censire” le comunità rom.

Fautrice di  “una forma d’arte non addomesticabile, non comoda e non adagiata sui sofa’ delle gallerie rinomate”, per usare le sue parole, Cristina fa uso di diverse espressioni artistiche – passando dalla pittura alla fotografia, fino all’utilizzo diretto del proprio corpo-  quali strumenti per cambiare il mondo, “per denunciare le mafie e i poteri consolidati”. Incuriosita dalla sua figura, così giovane eppure coraggiosa e carismatica, decido di contattarla e  intervistarla. 

Dal “lei” iniziale, essendo coetanee,  decidiamo subito di darci del “ tu” che – come dice Cristina – “agevola la comunicazione”.

Hai parlato di te, più volte, come di  un’”artivista”, parola presa in prestito anche da alcuni giornali. Ma cosa intendi con questo termine?
“Artista e attivista nello stesso concetto. L’arte- quella vera e “seria”, storicamente e da quando non è servita più solo per immortalare potenti e paesaggi perché non esisteva la fotografia- è sempre stata dissacrante, innovativa, rivoluzionaria e impegnata. Dopo le rivoluzioni artistiche, dagli impressionisti ai giorni nostri, l’arte visiva non può essere quella racchiusa in una tela, ingabbiata in un quadro. L’arte deve essere un tutt’uno con la vita, immergersi nella realtà, facendoci sognare”.

La tua ultima opera , che si intitola “una pisciata vi seppellirà”, è stata sicuramente di impatto. Hai raffigurato due bambini intenti ad orinare sugli stivali di Salvini, vestito da  gerarca fascista. Che cosa hai voluto comunicare con tale rappresentazione?
“Il riferimento è al “Decreto Salvini”, firmato pochi giorni fa dal Presidente della Repubblica e che ora passerà al vaglio del Parlamento. Per me è un atto legislativo impregnato di odio, di autoritarismo, che  smonta il sistema di accoglienza diffusa, lo SPRAR, andando a creare una maggiore insicurezza, marginalità e ampliando le fila di disperati a disposizione della malavita organizzata. Questo decreto peggiorerà di molto le politiche di integrazione e coesione sociale e la sicurezza nel nostro Paese a mio avviso”.

La tua opera è stata distrutta da simpatizzanti del ministro dell’Interno.  Secondo te, che clima si respira in Italia in questo momento storico?
“Credo che non sia un clima facile. A mio parere, purtroppo, Salvini ha sdoganato dei sentimenti da osteria o da bar e lo tsumani di odio dei cosiddetti “social” ha arruolato sempre più leoni da tastiera e haters”.

Purtroppo non è la prima volta che vieni attaccata e minacciata per le tue opere, ultimamente provocatorie e contestanti la politica del ministro Salvini. Si può non essere in linea con quanto tu rappresenti attraverso i tuoi dipinti, ma ho notato un’aggressività verbale smisurata nei tuoi confronti. Ho letto commenti di utenti, sulla tua pagina Facebook, di certo non lusinghieri. Ritieni che l’italiano medio si stia imbruttendo rispetto al passato e   la violenza verbale e gli insulti siano divenuti una sorta di modus operandi o tali atteggiamenti vi sono sempre stati e oggi si percepiscono maggiormente a seguito degli strumenti virtuali di cui siamo a disposizione? Se ben rifletti, da notare  che oggi persino i politici si insultano tra loro o  fanno  comunicati ufficiali tramite facebook o twitter, per rendere l’idea. Per me è un po’ impensabile la cosa. Eppure…
“Facebook somiglia molto al karaoke: più uno è stonato e più è invogliato a cantare. Con Facebook meno si ha da dire e più non si sa scrivere e maggiormente ci si sente in obbligo di comunicare su tutto lo scibile umano. Inoltre, utilizzando i social, si ritiene, a torto, di avere l’impunità e, usando profili falsi, l’anonimato. La freddezza del mezzo virtuale, aggiungo, incentiva ancor più l’aggressività repressa nelle persone che trovano così una valvola di sfogo. Inoltre, se esponenti politici e istituzionali utilizzano un linguaggio da caserma e littorio -“Me ne frego!” etc.- chiunque si sente autorizzato ad esprimersi con turpiloquio e odio. Una volta – fino ai primi anni ’90- per poter esprimere un’opinione, occorreva prendere carta e penna o una macchina da scrivere e inviare per posta una lettera ai giornali. Oggi siamo tutti scrittori! E non credo che la cultura e i rapporti umani ne abbiano giovato”.

In relazione alle ultime minacce che hai ricevuto per la tua opera, estese persino alla tua famiglia, temi per la tua incolumità? Cosa intendi fare?
“Sto valutando l’idea di querelare gli haters più accaniti e preoccupanti. Per il resto, sono comunque serena. So che in alcuni momenti storici è necessario affermare, con gli strumenti che si hanno a disposizione, come nel mio caso l’arte, concetti sconvenienti o impopolari. Lo fecero, in pochi purtroppo, sotto il fascismo. Continueremo, continuerò, a farlo”.

Come spiegheresti la tua arte a chi ti ha contestato, a chi ha affermato:”questa non è arte!”
“Persone che non capiscono un accidente in tema si ergono a critici e storici dell’arte. Se vai sui loro profili Facebook , scopri che disegnano paesaggini, nudi o ritratti. Nulla da dire contro questi soggetti, però, se un pittore domenicale si sente Tintoretto o Duchamp nel 2018, riproponendo tecniche e modalità surclassate da almeno 150 anni , ha dei problemi di obiettività. “Questa non è arte” o “Questa non è pittura” sono frasi ricorrenti nella storia dell’arte e sempre indirizzate a chi, in seguito con riconoscimenti unanimi, ha rivoluzionato quel mondo’.

Lo scorso luglio un’altra tua opera, dal titolo “ Censimento”, ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica. A me ha colpito molto, a dire il vero. Ho scoperto, inoltre, che sei è anche di origine ebraica.
“I miei bisnonni furono uccisi nei campi di sterminio nazisti. Mio nonno si salvò per miracolo. Si sentivano tedeschi e non scapparono dal loro destino. Non è agevole per me né parlarne, né azzardare paragoni simili. Tuttavia, la proposta di un censimento su base etnica, quando qualunque cittadino (inclusi i Rom e i Sinti) sono già censiti,ha il retrogusto acre della propaganda, dell’odio, dell’additare un nemico. Anche allora tutto partì così…”.

Quell’opera emoziona.. è stata rimossa dalle forze dell’ordine o mi sbaglio?
“No, distrutta da haters di destra”.

Voglio concludere chiedendoti come ti  immagini l’Italia del domani?
“Realisticamente, darei un quadro fosco, quindi preferisco rifugiarmi nell’arte onirica, introspettiva, positiva. L’Italia è il Paese con la maggior presenza di opere d’arte ed  emergenze storico architettoniche. Gli italiani potrebbero vivere di arte e cultura se solo fossero incentivati ed educati a farlo. Questo mi aspetto dal governo della nazione, dalle istituzioni e dai politici, non campagne di odio contro qualcuno”.

La mia intervista con Cristina si conclude così, con toni anche un po’ malinconici… Nella sua biografia su Facebook lei sostiene di essere “ancora viva grazie all’Arte, nella quale si è spesso rifugiata per scampare al disagio e al desiderio di non essere più”…

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