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Toulouse-Lautrec, l’amico della fata verde, in mostra alla Reggia di Monza

Un percorso di 150 opere per celebrare uno dei più grandi artisti della Belle Époque

di Federica Pesce

Le revue blanche.

Henri Toulouse-Lautrec cresce in un ambiente agiato e aristocratico scandito da passatempi raffinati, ma la malattia alle ossa e l’avvicinamento al disegno mutano radicalmente la sua esistenza

Jane Avril

Parigi alla fine del XIX secolo, la misteriosa Montmatre, l’accattivante Moulin Rouge e la vita bohémienne dissipata tra vizi fa emergere una figura singolare: Toulouse-Lautrec. A tal proposito la Reggia di Monza dedica un’esposizione caratterizzata da centocinquanta opere a cura di Stefano Zuffi visitabile dal 10 Aprile al 29 Settembre 2019 (mar. – dom. 10 – 19, chiuso lun. Ingresso a 12€).

La mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia con il patrocinio del Comune di Monza e la speciale collaborazione del museo Herakleidon di Atene. L’itinerario è scandito in undici sezioni tematiche che esaminano i cambiamenti storici, culturali, sociali e tecnologici dell’epoca ed opere dal calibro di “Jane Avril – 1893”, “La passeggere della cabina 54 – 1895” e “La Revue blanche – 1895”. Un mondo illuminato dalla cruda luce elettrica, il trucco pesante, i gesti eccessivi e dove Henri è l’osservatore implacabile. Egli, infatti, fa coraggiose scelte stilistiche con soggetti anticonvenzionali, diverse ricerche espressive e auto caricature. Si può definire il precursore della litografia a colori, del manifesto pubblicitario, della grafica promozionale e delle vignette satiriche. Tuttavia l’artista, sin dall’infanzia, ha sempre combattuto con una malattia alle ossa soggetta ad una particolare forma di nanismo che lo ha portato all’isolamento.

Ed è proprio l’avvicinamento al disegno prima a matita e penna poi all’incisione che ha risvegliato un talento inaudito. Questo ultimo però accompagnato dalla curiosità e dalla lussuria dagli ambienti parigini della Belle Époque, fonte di grande ispirazione per il maestro. La Ville Lumière offre locali notturni e svaghi irrinunciabili come le prestigiose maison close e l’ammaliante metaforico invito della fata verde tradotto in un bicchiere di assenzio. Così tutti gli eccessi portano a sfavorevoli conseguenze? Può essere, ma per Toulouse-Lautrec lo stile di vita bohémien è anche rompere il cerchio della solitudine, avvicinarsi alla parte più umana, umile e sentimentale di quelle realtà emarginate dalla società.

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