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Il mondo visto dall’obiettivo di sei donne: la mostra alla Historical Society di New York

Sei donne pioniere del fotogiornalismo protagoniste della mostra "Life: Six Women Photographers"

"Fort Peck" - Margaret Burke White

Le foto hanno fatto la storia del foto-giornalismo e sono per lo più già state viste, ma quello che è interessante in questa mostra è scorgere i retroscena: il telegramma che Margaret White-Bourke manda all’editore in cui dice che non “ha” solo la storia sulla diga ma che ha scoperto un paesino vivace e interessante, le copie originali della rivista "Life" aperte sulle storie incorniciate alle pareti, le pubblicità un po’ sessiste di quegli anni, il rapporto tra editore e fotografo che fanno braccio di ferro per pubblicare le storie da angoli diversi (spoiler alert: l’editore decide cosa si pubblica).

Non fa notizia a New York che una mostra sia interamente dedicata all’arte femminile, lascia però amaramente sorpresi scoprire che si tratta di sei donne incredibilmente talentuose che avrebbero dovuto essere celebrate di più.

La casa della New York Historical Society ha aperto la scorsa settimana la mostra “LIFE: Six Women Photographers”, dedicata appunto a sei donne fotografe della rivista “Life”.

Le 70 foto in mostra sono state scattate dalle uniche sei donne, su un totale di oltre cento dipendenti, assunte con contratto a tempo indeterminato dal settimanale del magnate Henry Luce. A Luce riconosciamo l’acume aziendale con cui ha costruito l’impero mediatico delle pubblicazioni “Time” e “Fortune”, ma anche il merito di aver fatto conoscere il fotogiornalismo alle masse.

Installazione mostra alla New York Historical Society

La rivista settimanale Life, uscita per la prima volta nel 1936, era una rivista principalmente ‘fotografica’, la prima dove a parlare dovevano essere le immagini più che i testi.

La scelta accurata di fotografi straordinari che lavoravano di volta in volta su fotostorie internazionali e contemporanee ha presto assicurato il successo alla rivista: erano pagine che aiutavano a formare un’opinione e i suoi fotografi erano stimati in tutto il mondo. Life ha coperto storie come la Seconda Guerra Mondiale, la guerra in Corea, la guerra del Vietnam…per poi interrompere la pubblicazione negli anni settanta perché sommersa dai costi di stampa troppo alti.

“Attraverso gli obiettivi delle donne di questa mostra, siamo spettatori della vita vera e del mondo e siamo testimoni di grandi eventi” come diceva Henry Luce, il fondatore di Life. “E’ un onore per la New York Historical Society poter mostrare i loro lavori nelle sale dedicate alla storia delle donne”, aggiunge Dr. Louise Mirrer, presidente dell’istituto.

Quando Life viene alla luce, nel 1936, il team è composto da sole quattro persone e tra esse c’è Margaret Bourke-White, la fotografa della storia di copertina dedicata alla costruzione della diga di Fort Peck.

Come svela il titolo della mostra, l’installazione su due stanze contigue, illustra foto e storie pubblicate tra il 1936 e il 1956 di sei donne foto-giornaliste: Margaret Bourke-White, Marie Hansen, Martha Holmes, Lisa Larsen, Nina Leen e Hansel Mieth.

Le foto hanno fatto la storia del foto-giornalismo e sono per lo più già state viste, quello che è interessante in questa mostra è scorgere i retroscena: il telegramma che Margaret White-Bourke manda all’editore in cui dice che non “ha” solo la storia sulla diga ma che ha scoperto un paesino vivace e interessante, le copie originali della rivista “Life” aperte sulle storie incorniciate alle pareti, le pubblicità un po’ sessiste di quegli anni, il rapporto tra editore e fotografo che fanno braccio di ferro per pubblicare le storie da angoli diversi (spoiler alert: l’editore decide cosa si pubblica).

La mostra apre con “Il Selvaggio West di Roosevelt”, il reportage della newyorkese del Bronx Margaret Bourke-White sulla diga a Fort Peck in Montana dove vi lavoravano oltre 10.000 persone che si erano trasferite con le proprie famiglie e avevano così creato una nuova città operaia.

Gli editori si aspettavano i dettagli di questa gigante e mostruosa costruzione ma il risultato è stato il ritratto di una città improvvisata e dei suoi abitanti.

“Soggetti interessanti specialmente bidonville buona vita notturna nessuno timido davanti all’obiettivo tranne qualche donna ma spero di conquistare fiducia STOP” dice il telegramma che Margaret manda a New York.

La foto della diga di Fort Peck in costruzione, con le altissime colonne di cemento a mo’ di ‘cattedrale del deserto’,  è diventata un’icona dell’industrializzazione e della tecnologia.

La fotostoria della fotografa Nina Leen “Il dilemma della donna americana”, del 1947, fa sorridere, visti gli anni pubblicitari in cui le donne “desiderano” l’ultimo modello di  aspirapolvere o di forno o di frigorifero. Secondo la rivista, tutte le donne di quegli anni volevano un matrimonio e dei figli e se una donna con troppi impegni non aveva troppo tempo per il marito non era una cosa buona.  Tra le donne non sposate e lavoratrici immortalate da Leen, solo una è stata pubblicata nella storia.

Nina Leen – fotostoria “Il dilemma della donna americana”

“Vuole un marito e vuole dei figli. Dovrebbe continuare a lavorare? A tempo pieno? Part-time? Si annoierà con i lavori di casa? Cosa farà quando i suoi figli saranno grandi? – Questo il sottotitolo della storia sul settimanale.

Le donne che studiano creano ‘complicazioni’ sottolinea l’articolo.

Marie Hansen, con il reportage “I WAACS” del 1942, ritrae le donne che si arruolano nel servizio militare ausiliario creato proprio in quegli anni per supportare le forze armate americane.

La storia di Hansen ha aiutato l’opinione pubblica del tempo ad accettare le donne in divisa e oltre 150.000 donne si sono arruolate durante la guerra (sono gli anni della segregazione razziale).

Se una foto di Hansen ha nel titolo “negro” per indicare un arruolato di colore, con le foto di Martha Holmes del 1950 ci accorgiamo che i tempi stavano cambiando.

Life pubblica la storia “Signor B” del cantante Billy Eckstine ed in particolare una foto in cui una donna bianca, sua fan, lo abbraccia. L’aneddoto vuole che per pubblicare quella foto l’editore avesse chiesto il permesso a Henry Luce in persona, il quale aveva deciso che si’ andava pubblicata per rappresentare il ‘progresso sociale’ (lento) di quegli anni. 

 

Martha Holmes – “Billy is rushed by admirers” – 1949

Risale al 1938 la storia “Sartoria- Quando un sindacato funziona bene sia dentro che fuori” di Hansel Mieth e degli anni della depressione economica.

Nella storia di Johanna Mieth, questo il suo vero nome, ci sono diversi ritratti della classe operaia di quegli anni ma anche foto bucoliche dei campeggi estivi che venivano organizzati dal sindacato.

Lisa Larsen, copre nel 1972 la storia “Tito eroe sovietico” all’apice della guerra fredda. Le immagini mostrano Tito al Cremlino in visita al segretario Khrushchev che lo aveva invitato ma anche le folle di persone, i lavori per abbellire la città, una donna che pianta i gerani alla stazione di Stalingrado.

 

“Life: Six women photographers” sarà in visione fino al 6 Ottobre 2019.

Maggiori informazioni: https://www.nyhistory.org/exhibitions/life-six-women-photographers

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