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Il Whitney Museum inaugura la mostra “Jason Moran” dedicata al musicista jazz

Un omaggio ai templi newyorkesi della musica jazz di inizio secolo

Jason Moran, STAGED: Three Deuces, 2015 © Jason Moran; Courtesy of the artist and Luhring Augustine, New York. Photograph by Farzad Owrang

In questa iterazione newyorkese, la mostra vede tre installazioni (STAGED) insieme per la prima volta: sono i ‘palchi’ che ricreano le atmosfere di tre jazz club newyorkesi che ormai non esistono più, il Savoy Ballroom, il Three Deuces (lavori creati per la Biennale di Venezia del 2015) e lo Slug’s Salon (originariamente commissionato dal Walker Art center).

Il Whitney Museum di New York apre questo venerdì 20 settembre la prima personale del musicista Jason Moran. La mostra, che porta il suo nome, segna la fine di un assioma: che i pittori appartengano alle gallerie d’arte e i musicisti ai locali musicali.

Moran, classe ‘75, è innanzitutto un musicista e compositore jazz, ha registrato quindici dischi con l’etichetta Blue Note Records, ha fondato la casa discografica Yes Records,  è tra i curatori dello spazio Park Avenue Armory di New York ed (infine) è il direttore artistico jazz del Kennedy Center di Washington DC. 

“Jason Moran” non è necessariamente la mostra che ci si aspetta di trovare in un museo. Ma il Whitney non è solo un museo; è un’entità che sperimenta, ha coraggio, si cimenta ad anni alterni in biennali sempre criticate e semi-politiche e sta capovolgendo la vecchia nozione di ‘museo’.

La mostra di New York è stata inaugurata al Walker Art Center di Minneapolis la scorsa primavera e presenta una carrellata di mezzi (medium) con cui l’artista lavora: sculture, disegni, arti visive, video e performance. Tra le performance, il trio di cui Moran fa parte, Bandwagon, si esibirà dal 19 al 21 dicembre. Moran, Mateen e Waist suonano insieme dal 1998.

“E’ significativo che il tour nazionale di Moran culmini proprio a New York dove lui e tanti dei suoi collaboratori vivono e lavorano. New York è il luogo dove il jazz si è evoluto ed è la città dei jazz club che Moran omaggia nelle sue installazioni” dice la curatrice Adrienne Edwards.

In questa iterazione newyorkese, la mostra vede tre installazioni (STAGED) insieme per la prima volta: sono i ‘palchi’ che ricreano le atmosfere di tre jazz club newyorkesi che ormai non esistono più, il Savoy Ballroom, il Three Deuces (lavori creati per la Biennale di Venezia del 2015) e lo Slug’s Salon (originariamente commissionato dal Walker Art center).

Il leggendario Savoy Ballroom, operativo dal 1926 al 1958 su Lenox Avenue ad Harlem, era sinonimo con l’età dello swing e ha visto artisti leggendari come Duke Ellington, Ella Fitzgerald, Cab Calloway, Chick Webb e altri. Il Three Deuces club che era sulla 52esima strada tra gli anni ‘40 e ‘50, aveva lanciato il genere ‘bepop’ e artisti come Dizzy Gillespie, Charlie Parker e Max Roach.

Slug’s Salon è il locale jazz dell’East Village attivo dal 1964 al 1972 sulla terza strada e soprannominato spesso ‘jazz dive’. E’ lì’ che è nata l’improvvisazione jazz e si sono formati importanti avanguardisti come Albert Ayler e Ornette Coleman. Su questo ‘set’ figura anche un jukebox modello “Wurlitzer Americana II” programmato con i suoni e le musiche del Village Vanguard, il club del West Village dove Moran stesso suona spesso. 

Jason Moran, Slugs’ Saloon, 2018. Mixed media, sound, 120 x 168 x 171 in. (304.8 x 426.7 x 434.34 cm). Collection of the Walker Art Center, Minneapolis; T. B. Walker Acquisition Fund, 2018. © Jason Moran; Courtesy of the artist and Luhring Augustine, New York. Photograph by Farzad Owrang

“La città dei miei sogni, dove c’era musica ad ogni ora del giorno”, questa è New York per Jason Moran che aggiunge una nota critica e politica alla demolizione di luoghi importanti della città. Alla conferenza stampa ha sottolineato: “Che cos’è un monumento storico? Cosa lo rende tale? Dobbiamo farci queste domande. Ci sono luoghi che sono tesori della città, per quello che rappresentano e per lo spazio che mettono a disposizione della Musica e vanno protetti”.

Fanno parte della mostra anche i “disegni” che appartengono alla serie “Run”: più che disegni sono le impronte di carboncino lasciate dalle dita di Moran mentre improvvisa musica al pianoforte. Sono fogli che tracciano e conservano le note della composizione jazz, la sua essenza deliberata e insieme la pratica quotidiana, l’esercitarsi. E’ una romantica prospettiva visuale sui movimenti del corpo dell’artista in rapporto con il suo pianoforte.

Tra gli eventi parte della mostra anche la presentazione il 12 ottobre del Katastwof Karavan, una vera e propria carovana a vapore con organo musicale annesso. L’installazione di Kara Walker debutterà a New York davanti al museo Whitney ed è programmata per suonare una compilation di jazz e gospel. Le canzoni che parlano di protesta ma anche di celebrazione della cultura di colore.

Girovagare per l’ottavo piano del Whitney facendosi guidare dalla musica jazz è un’esperienza nuova e da provare.

La mostra Jason Moran è organizzata dal Walker Art Center, e curata da Adrienne Edwards con Danielle A. Jackson. La presentazione al Whitney è curata da Adrienne Edwards, con Engell Speyer Family Curator e Clémence White, curatorial assistant.

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