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Milano anni Sessanta: vitalità e discreta malizia

Palazzo Morando Costume Moda Immagine ospita fotografie, riviste, arredi e oggetti di design per celebrare la storia di un decennio irripetibile

I Beatles a Milano, parte dell'esposizione.

Ripercorrere una stagione di splendore vissuta dal capoluogo lombardo tra un irrefrenabile fermento creativo e la voglia di dare un addio definitivo agli orrori della guerra

Perché gli anni sessanta sono associati spesso alla magia? Saranno le minigonne che fanno girare la testa, i film galanti strappalacrime, la musica che esprime rivoluzione o la floridità del boom economico. Di certo si parla di un’epoca libera dalle ipocrisie, contraddistinta dall’autonomia, dalla fantasia e dall’entusiasmo. Per questa ragione Palazzo Morando Costume Moda Immagine con il Comune di Milano e la Polizia di Stato promuovono la mostra Milano anni 60 a cura di Stefano Galli dal 6 novembre 2019 al 9 febbraio 2020 (mar.- dom. 10 – 20 e gio. fino alle 22:30. Ingresso a 12€).

Ghisa in attesa del metrò, Archivio Carlo Orsi

L’esibizione descrive un periodo storico unico che ha consacrato tale città come una delle capitali mondiali della cultura, in grado di assumere il ruolo di guida morale ed economica del Paese. Milano si trovò improvvisamente a vivere un travolgente fervore creativo, caratterizzato da una forza progettuale senza precedenti e il percorso espositivo si apre proprio con le immagini delle nuove costruzioni quali il Pirellone, la Torre Velasca, le tangenziali, la metropolitana ma anche i quartieri periferici: Quarto Oggiaro, Olmi, Gallaratese, Comasina. Seguono poi i numerosi oggetti di design dal calibro di Cassina, Kartell, Artemide con testimonianze del ‘67 e la prima fiera del Salone del Mobile. Sono anche gli anni delle opere artistiche di Lucio Fontana, Piero Manzoni, Mimmo Rotella e delle sfilate di moda in via Della Spiga. Si percepisce una discreta malizia negli atteggiamenti con donzelle che passeggiano con abiti corti sopra il ginocchio e stivali fino alla coscia; una dichiarata demolizione di quegli incalzanti valori borghesi e democristiani per essere finalmente assolti dalle costrizioni sociali.

Billie Holiday

Lucio Fontana nel suo studio. Archivio Carlo Orsi

L’obiettivo non era arrivare ma amare in maniera spontanea, fare ogni cosa con passione. A tal proposito le notti milanesi erano incantate dai cabaret, locali jazz e club con figure di spicco come Cochi e Renato, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Gino Paoli, Adriano Celentano e Patty Pravo. Oltre a ciò, la musica internazionale iniziava a farsi strada nel capoluogo lombardo con la presenza di Billie Holiday allo Smeraldo, Chet Baker e Ella Fitzgerald al Santa Tecla, i Beatles al Vigorelli, i Rolling Stones al Palalido e Jimi Hendrix al Piper. Si prospettava una sana generazione di jazz, pop e rock accompagnata da adrenalina e giorni di follia aspettati o desiderati. Tuttavia ogni periodo florido o di bellezza degli istanti ha la sua fine annunciata dalle contestazioni, dalle rivolte studentesche, dai picchetti nelle fabbriche e scioperi fino ad arrivare alla strage di Piazza Fontana. La mostra, infatti, si conclude con le fotografie del massacro e dei funerali accompagnate da documenti e alcuni oggetti legati a questo tragico avvenimento. Perciò cosa si è imparato da questo prodigioso decennio? La trasgressione o novità è giusta purché sia poetica.

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