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Intervista a Lorenzo Mattotti, l’illustratore del New Yorker adesso anche regista

Il suo film "La famosa invasione degli orsi in Sicilia" esce in anteprima americana al Festival di animazione di New York il 7 Febbraio

"Il sogno vero è quando lavoro. E’ lavorando che creo nuove immagini e connessioni ... con i colori per esempio. Qualche volta sono immagini che vengono dalla realtà, cose che ho osservato dal mondo reale, ma sulla carta devono passare dalla trasfigurazione magica che è il mio disegno... non sono certo un disegnatore realista".

Come accennato qui, il Festival del Cinema di Animazione allo FIAF di New York, si aprirà venerdì 7 Febbraio con l’anteprima del film di Lorenzo Mattotti “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”. 

Per l’occasione, una mostra allestita allo stesso Istituto Culturale Alliance Francaise vedrà alcune delle più famose copertine del New Yorker disegnate dall’illustratore italiano. 

LaVoce di New York ha telefonato il maestro Mattotti nella sua casa parigina e gli ha rivolto qualche domanda.

Lorenzo Mattotti

Lorenzo Mattotti – Foto di Caterina Sansone

La storia del tuo bellissimo film “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” viene da una favola che Dino Buzzati aveva scritto nel 1945. Quando hai letto questa storia?

“Non ricordo esattamente quando ho letto la storia per la prima volta ma avrò avuto 17 o 18 anni. Era il periodo in cui leggevo molto Buzzati. Ai tempi sognavo di fare fumetti e Buzzati nel 1969 ne aveva fatto uno, (“Poema a fumetti”- ndr) per me che disegnavo era importantissimo che uno scrittore creasse anche fumetti. Buzzati disegnava e dipingeva oltre a scrivere per cui ha influenzato molto un certo periodo della mia giovinezza. Mi ha influenzato nella maniera di raccontare, nel gusto per il mistero e per la visionarietà. I suoi libri in generale sono pieni di parti visionarie e forse anche per questo l’ho sentito sempre vicino. Ho sempre pensato che “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” come anche “La leggenda del bosco vecchio” fossero storie con una fortissima valenza visiva che potevano essere dei film e mi chiedevo come mai nessuno ci avesse ancora pensato a farne dei lungometraggi”.

Quando si è concretizzata l’idea che potesse diventare un film? 

“Circa 15 anni fa, quando la mia produttrice mi ha chiesto he storia volessi raccontare se mai avessi avuto la possibilità di fare un lungometraggio, io le ho fatto leggere questo racconto… e le è piaciuto tantissimo. Da quel momento abbiamo provato ad ottenere i diritti di utilizzo della favola ma l’agenzia non voleva rilasciarli. E’ passato del tempo, la mia produttrice ha fatto altri film e io preso parte ad altri progetti ma ad un certo punto siamo ritornati su questo vecchio desiderio di fare un film sulla storia di Buzzati. Sapevo che la signora Buzzati fosse ancora viva e ho fatto in modo di incontrarla, le ho portato i miei disegni, spiegato le mie intenzioni, parlato della mia grande stima per suo marito. E l’ho convinta! Siamo riusciti così ad avere i diritti per utilizzare la storia”.

Complimenti per la tenacia, senza, il film non sarebbe uscito! La signora Buzzati era riuscita a vederne parte prima di decedere?

“Purtroppo lei è mancata due anni fa ma aveva seguito la prima parte della preparazione del film, aveva visto schizzi, storyboard e letto la riduzione per il film. La sceneggiatura le era piaciuta molto. Come vedrete nel film, il personaggio femminile si chiama Almerina, in suo onore”.

Ci sono altre storie che le piacerebbe tradurre in un film? Farebbe un altro film?

“Non mi piace pensarci così, in termini generici. I film si fanno quando se ne ha la possibilità”.

E’ stato un processo molto faticoso?

“Esatto. Un processo lungo e faticoso sì. Il progetto è durato quasi sei anni…è stato davvero molto lungo e lento con dei momenti difficili all’inizio quando si deve trovare il ritmo della storia, quando facevamo l’animatic. Poi la seconda parte è scivolata via bene, con la mia equipe e i miei fantastici collaboratori. E’ stato bellissimo, ma molto lento, sembrava che il tempo si fosse fermato. Se girare un film richiede molti mesi di concentrazione e lucidità, per un film di animazione, anche se non ‘succede niente’ bisogna restare lì, a correggere…a controllare…”

I colori del film contribuiscono a creare questo mondo fantastico, in che modo li hai scelti?

E’ appunto la creazione di un mondo fantastico e sono partito dall’illustrazione per questa storia. Tutto è visionario: i colori, le ombre, le luci…Di realtà c’è solo la “realtà dei sogni”.

La famosa invasione degli orsi in Sicilia

Una scena del film “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”

Il cast voci è eccezionale, come lo hai scelto? (Nel film in italiano ci sono le voci di Toni Servillo, Andrea Camilleri, Antonio Albanese, Lina Caridi, Corrado Guzzanti – ndr)

“La versione originale è in francese ma mi sono basato su certe voci italiane per scegliere quelle voci anche perché conoscevo Antonio Albanese e sapevo che sarebbe stato perfetto per Gedeone (il cantastorie – Ndr)  per esempio. Nella versione francese il vecchio orso per una coincidenza fortunata è stato interpretato dalla voce di da Jean Claude Carrière che è il grande sceneggiatore della nouvelle vague, una figura molto carismatica e molto forte anche a livello simbolico. Dare al vecchio orso la voce del vecchio narratore francese mi piaceva molto e in più Jean Claude ha una voce meravigliosa.  Andrea Camilleri era stato perfetto a interpretare lo stesso ruolo in italiano, perché anche lui era una grande figura carismatica e simbolica: grande vecchio narratore, scrittore, sceneggiatore e in più siciliano dalla voce cavernosa…chi altri avrebbe potuto fare il vecchio orso? “Ingaggiarlo” è stato frutto di fortuna e insistenza e ne siamo felici perché quel doppiaggio è stato un regalo, uno dei suoi ultimi progetti a cui ha preso parte. Era la prima volta che doppiava ma è stato straordinario”.

Avevi  un pubblico in mente quando disegnavi?

“Avevo in mente un pubblico giovane, pensavo che fosse importante fare questo film per loro. Trovo fondamentale far conoscere le storie della nostra tradizione e dei nostri scrittori.  C’è valore nel dare ai giovani storie importanti e forti che abbiano una grafica originale facile da ricordare. I giovani vanno trattati ‘alla pari’ e non da stupidi”.

Ma il tuo film è piaciuto tantissimo anche ai grandi, in Italia, in Francia…

“Si e quello è stata una grande soddisfazione. Avevamo tenuto presente le famiglie, non solo i bambini. Certo, se avessi fatto un film solo per il mio piacere personale, la storia sarebbe stata più cupa e drammatica”.

Chi sono state le prime persone a vedere il film, che tipo di commento ti ha colpito?

“Beh, gli addetti ai lavori e poi gli amici cari, che avevano anche già visto l’animatic. Ho un’amica che ha visto il film con la sua figlia dodicenne e che mi ha riferito di come uscite dal cinema se ne fossero subito messe a discutere. Si sono ri-raccontate la storia per snocciolarne ancora di più il significato. L’ho trovato un commento bello, sono felice che non si esca dal film ‘rimbambiti’ come se si fosse andati al luna park, vuol dire che il film ha un ritmo umano giusto per raccontare una storia”.

Una copertina di Mattotti per il New Yorker

C’è un legame tra la tua vita e le tue illustrazioni? Sogni i tuoi paesaggi o i tuoi personaggi?

“Qualche volta sì ma il sogno vero è quando lavoro. Quando lavoro sono in un uno stato di concentrazione dove è il disegno stesso ad aprirmi alle figure, alle prospettive, alle visioni. E’ lavorando che creo nuove immagini e connessioni … con i colori per esempio. Qualche volta sono immagini che vengono dalla realtà, cose che ho osservato dal mondo reale, ma sulla carta devono passare dalla trasfigurazione magica che è il mio disegno… non sono certo un disegnatore realista”.

Sei uno di quegli illustratori che lavorano curvi in un piccolo studio buio e poi quando riemergono il mondo che vedono è fatto dei colori brillanti dei loro disegni? O è un’idea troppo romantica?

(Ride). “Sì è un’idea romantica… Vivo a Parigi, ho uno studio molto bello ma più che studio è un laboratorio pieno di scatole con colori ovunque. Ho tanti quadri… però non è così romantico. Tra confusione, matite e i libri ci sono anche moltissimi CD, ascolto musica quando creo i miei mondi. E’ molto bello ma non so se è romantico.

Non è la mansardina o l’abbaino dell’artista…non più. Ma ci sono stato, ce l’ho avuto un posto così… quando vivevo a Milano a piazzale Lugano. All’epoca non me la passavo bene e lì faceva un freddo cane. Forse quello studio lì era “romantico”? Certo è importante ritrovare il gusto di lavorare di quei tempi lì, l’energia e la detrminazione che si ha nei primi anni e con i primi sacrifici”.

Ti sei dato ai fumetti, alle illustrazioni, al cinema… ma se potessi scegliere di quale arte ‘vivere’ per i prossimi 5 o 10 anni, quale sarebbe?

“Adesso vado in studio a dipingere….Non lo facevo da tempo e mi sembra di averci perso la mano. Mi piacerebbe dipingere ogni giorno, finire una tela dopo l’altra, insomma fare il pittore a tempo pieno. L’ ho fatto in passato e mi rendeva molto felice ma farlo ogni giorno è una bella scommessa. Poi magari tra qualche mese viene fuori un nuovo progetto interessante e accetto…vedremo… “

Grazie Lorenzo, ci vediamo allo FIAF Venerdì 7 Febbraio.

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