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Chentannos: scatti e testimonianze dei centenari sardi da affidare al futuro

L'inno alla vita e l'omaggio alla memoria attraverso il progetto della fotografa Laura Mele che immortala gli ultra anziani della Sardegna

Chentannos: Tziu-Domenico e Tzia Gioacchina fotografati da Laura Mele

Le considerazioni di tzia Brundu: "Il valore di un uomo non è dato dai vestiti che porta, dalla macchina o dalla casa che possiede, dai calli o meno che ha nelle mani. È dato da ben altro! Dipende dalla sua capacità di vivere avendo sempre in mente che, ciò che è ora  deriva in gran parte dai sacrifici e dalle professioni più umili e semplici che hanno svolto i suoi avi"

La signora Anna di Fonni davanti la sua casa (foto di Laura Mele)

Non è un mistero che, tra tutte le regioni italiane, la Sardegna detenga il primato della longevità, in particolare per gli abitanti delle ampie zone montuose della Sardegna centrale, contigue al massiccio del Gennargentu. Chiamata da molti “la terra degli immortali”,  questa macroarea della Sardegna è una delle cosiddette “blue zones” del pianeta, vale a dire uno di quei territori (insieme ad alcune zone del Giappone, del Costarica, un villaggio della California e l’isola greca di Ikaria) in cui compare un’altissima presenza di ultranovantenni, rispetto al numero effettivo di abitanti.

Laura Mele

Non solo vite più lunghe ma anche una scarsa incidenza di malattie cardiovascolari e di tumori, hanno fatto sì che molti studiosi (tra cui il celebre esploratore Dan Buettner di National Geographic) guardassero a questi luoghi come territori da cui imparare per acquisire uno stile di vita più sano ed estendere, di qualche anno,  la speranza di vita anche in altre località del pianeta. Se la ricetta infallibile per la longevità non è stata ancora scoperta (anche se sono stati identificati elementi comuni che ne motivano in parte l’incidenza in certi luoghi) sono molte, soprattutto in campo artistico le opere che subiscono il fascino del tema.”Chentannos” è il progetto che la fotografa barbaricina Laura Mele, originaria di Fonni, ha inaugurato nel 2017 ed è dedicato ai centenari dei comuni del nuorese. Una narrazione fotografica e videografica che omaggia la memoria e la vita in una prospettiva tutt’altro che rivolta al passato.

“Da piccola ho sempre amato conversare con le persone anziane – racconta Laura – , adoravo le loro storie e rimanevo ad ascoltarli per ore, come rapita. Questo fascino è rimasto intatto anche in età adulta. Nella vita sono un medico dentista ma da anni ho la passione per la fotografia, così pian piano è nato in me il desiderio di utilizzare proprio questo mezzo per raccontare i centenari della provincia e, in qualche modo, celebrare le loro lunghe vite. Una donna in particolare è stata la mia fonte di ispirazione, si tratta di zia  (tia in lingua sarda) Anna, classe 1921. Ero molto entusiasta all’idea di intraprendere questa narrazione  ma devo dire che, quando ho iniziato concretamente a seguire il progetto, alcune volte ho pensato che fosse troppo ambizioso per me. I comuni della provincia di Nuoro sono 75, quindi non pochi, e per fare un buon lavoro ho avuto bisogno di molto tempo. Non sono fotografa di mestiere, perciò mi dedico a Chentannos dopo il lavoro o nel fine settimana;  inoltre il progetto è completamente autoprodotto e autofinanziato, ma tutto ciò non mi impedisce di affermare che si tratti della più bella esperienza che abbia mai fatto in vita mia.  Ora Chentannos è un progetto depositato alla SIAE e il marchio omonimo è registrato presso l’Ufficio Marchi e Brevetti. Ho iniziato nel 2017 e ora,  dopo tre anni, mi manca all’appello solo qualche paese per ultimare questo ‘itinerario’. Non si tratta soltanto di un progetto fotografico in realtà: oltre a immortalare tutti gli anziani della provincia che hanno superato i 95 anni di età, faccio loro  anche video- interviste che poi raccolgo sul sito, insieme alla trascrizione delle storie”.

Antonino (Foto Laura Mele)

Per Laura rintracciare ad uno ad uno i centenari non  è cosa semplice: ad alcuni è arrivata più facilmente, tramite conoscenze dirette, per altri ha avuto bisogno di più tempo. Inoltre è molto importante avvicinarsi a loro con rispetto, non in maniera predatoria o invadente,  ed è altrettanto necessario rispettare chi, per riservatezza o per motivi personali, decide di non concedersi ai click.

“Diciamo che questa fase è una delle più difficili -continua Laura – non devo convincerli semplicemente a farsi fotografare, ma devo per prima cosa spiegargli bene ciò che andrò a fare e lasciarli liberi di decidere. Molti non accettano la proposta ed io rispetto il loro volere. Comunque anche coloro che non si  lasciano fotografare o riprendere in video, non disdegnano mai di chiacchierare con me e a me basta anche questo, insomma poter dialogare con loro mi rende comunque felice, perché sono fonti di conoscenza e saperi che altrimenti andrebbero perduti”.

Ogni incontro, avvenuto da tre anni a questa parte, nasconde sempre per Laura una forte emozione e non è raro che tra la fotografa e i suoi ‘soggetti’ siano nate delle amicizie in grado di resistere (anch’esse) allo scorrere del tempo.

Il pasto del centenario Teti (foto di Laura Mele)

“Si tratta di persone estremamente riservate – afferma Laura – certo, ognuno di loro ha una personalità ben precisa ma questo aspetto li accomuna. Del resto, loro hanno vissuto un’epoca molto diversa rispetto a quella in cui viviamo noi, lontani dall’ossessione delle fotografie e dalla centralità dell’immagine.  Per questo è importante il momento in cui spiego loro il progetto, perché è allora che desidero fargli capire che quelle che farò non sono fotografie fini a se stesse. Con alcuni di loro sono nati dei bei legami e ad esempio, fino allo scorso anno, quando ancora era in vita,  mi sentivo periodicamente a telefono con Tziu Gasparru Mele, che aveva 108 anni. Ancora adesso, ad esempio, con tziu Pietrino di 99 anni ogni tanto ci scriviamo delle lettere mentre con tzia Luisa di 98 anni ci sentiamo tramite in video-chiamata. Con gli altri,  o vado a trovarli appena posso oppure sono sempre informata tramite i loro parenti. Un altro aspetto che accomuna i centenari che intervisto è che si tratta di persone ancora oggi molto impegnate sia mentalmente che fisicamente. Tra loro c’è chi legge, chi scrive, chi fa l’orto, chi ancora va in campagna e fare lavoretti. Hanno sempre e comunque “un pensiero” che li tiene attivi. Sono persone che hanno lavorato tanto nella loro vita, mangiato ciò che loro stessi producevano e vissuto a contatto con la natura, in climi piuttosto miti, senza smog e frenesie”.

Fermare ulteriormente il tempo, forse è anche questa la sfida di Laura o semplicemente mettere a disposizione delle persone il grande patrimonio storico e culturale che pulsa ancora nei cuori e nelle menti dei centenari, ultimi testimoni di un mondo lontano di cui non resta che qualche traccia ma di cui è importante avere coscienza. Senza abbandonarsi a falsi miti del passato che tanto nuocciono al recupero di alcuni aspetti ormai perduti, Chentannos è  un inno alla vita e alla sua bellezza, un omaggio alla memoria come vero impegno per un futuro più consapevole.

Foto di Laura Mele

“Non so precisamente qual è il messaggio che vorrei far passare attraverso questa narrazione fotografica- conclude Laura – però mi rendo conto che mi piacerebbe molto che le nuove generazioni potessero conoscere più da vicino, e senza fronzoli, la vita di un tempo, i sacrifici e le rinunce che i nostri anziani hanno dovuto sopportare. E’ importante ascoltare le esperienze direttamente dalla voce delle persone che le hanno vissute, per questo forse Chentannos è un invito a non dimenticare mai il valore della memoria e, a questo proposito ci tengo a ricordare una delle considerazioni che tziu Brundu , di ben 101 anni, mi ha lasciato nella sua intervista: ‘Il valore di un uomo non è dato dai vestiti che porta, dalla macchina o dalla casa che possiede, dai calli o meno che ha nelle mani. È dato da ben altro! Dipende dalla sua capacità di vivere avendo sempre in mente che, ciò che è ora  deriva in gran parte dai sacrifici e dalle professioni più umili e semplici che hanno svolto i suoi avi‘. Insomma, è bene non dimenticare mai da dove veniamo”.

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