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Milton Caniff, protagonista di “Masters of black and white” al PAFF di Pordenone

Al Palazzo Arti Fumetto Friuli si apre la mostra dedicata ad uno dei importanti e influenti artisti della storia dei comics: i commenti del direttore Giulio De Vita

Dettaglio di una tavola domenicale di Terry and the Pirates di Milton Caniff, 25.2.1945, in esposizione al PAFF (Foto di Elisa Caldana)

Il PAFF! Palazzo Arti Fumetto Friuli di Pordenone, con l’esposizione sull’ immortale Milton Caniff e la sua “Masters of black and white” conferma la sua vocazione multidisciplinare, utilizzando il fumetto come volano per parlare di differenti ambiti culturali e attraversare campi anche lontani fra loro come la storia, la scienza, l’arte, per parlare a tutti con l’immediatezza e la forza delle immagini. 

Il poster della mostra

Una mostra che celebra l’opera di un grande autore americano, Milton Caniff, considerato il “Rembrandt del fumetto” –uno dei più importanti e influenti artisti della storia mondiale dei comics, da cui anche Hugo Pratt ha preso ispirazione– che fra gli anni Trenta e Quaranta ha raccontato per immagini un mondo fatto di femmes fatales e avventurieri.

Ma l’esposizione non costituisce solo un’occasione per conoscere un grande illustratore, dà modo, allo stesso tempo, di avvicinarsi a un periodo, quello a cavallo fra le due guerre, carico di suggestioni e di cambiamenti, in diversi campi, dal cinema alla moda, fino alla musica.

«La mostra su Milton Caniff – afferma Giulio De Vita, Direttore artistico e fondatore del PAFF! – inaugura la serie di esposizioni dedicate ai maestri della storia del fumetto mondiale “Masters of Black and White” che porta per la prima volta in Italia tavole di grande valore e si integra nel progetto di creazione della collezione permanente sulla narrazione per immagini del Palazzo del Fumetto di Pordenone. Attraverso la visione delle strisce la mostra esplora i contesti sociali, culturali e storici nei quali queste sono state create, creando delle “finestre” su altre discipline artistiche, che hanno influenzato il lavoro dell’artista». 

“Difficile se non impossibile – commenta Giorgio Gosetti, Direttore Casa del Cinema e Direttore Noir in Festival – sottrarsi al fascino di Milton Caniff, specie quando costeggia l’immaginario di giganti come Alfred Hitchcock e Orson Welles, aggiungendovi la dose di creatività, originalità e personalità che ne hanno fatto uno dei maestri della sua arte. La chiave interpretativa che mi sento di proporre al visitatore della mostra è quella dell’iconicità dei personaggi. Caniff lavora sul tema del mito, restituendo ad ogni “carattere” una dimensione che supera l’umano e ne fa un modello di genere. Non è solo il “punto di vista” che lo rende unico, ma la sua capacità di comprendere in anticipo le figure, il tratto, le mode, le gestualità che diventano iconiche. Fino ad anticiparle – fissandole nelle sue tavole – per trasformarle in punti di riferimento, esempi di comportamento. Per tutti questi motivi la mostra del PAFF! non è soltanto un prezioso recupero storico, ma un attualissimo specchio della mitologia americana (e per questo globale) del XX secolo”.

Panoramica di una delle due stanze della mostra “Masters of Black and White, Milton Caniff” in corso al PAFF! di Pordenone (foto ©Elisa Caldana)

Caniff fu il più geniale (accanto ad Alex Raymond) autore di fumetti della storia dei comics e in assoluto l’artista più imitato. Pensiamo  ad autori del calibro di Mel Graff, Frank Robbins, Will Eisner, Joe Kubert, Carmine Infantino per non parlare di Alex Toth, Hugo Pratt e Mike Mignola.

Caniff nato negli Stati Uniti classe 1907, fu  un rivoluzionario del fumetto mondiale e ancora oggi sfogliando le sue strisce giornaliere o le sue tavole domenicali, troviamo un tratto pieno di modernità ( in stile stile Caniff ovviamente) che appartiene a quel glorioso periodo della storia americana di circa settant’anni: il taglio cinematografico e l’incredibile tridimensionalità accentuata da un uso del bianco e nero a dir poco stupefacente rendono la sua opera tutt’oggi molto moderna.

Giulio De Vita

L’esposizione delle 61 tavole dell’autore, infatti, danno anche l’opportunità di avvicinarsi ai tempi in cui Caniff visse, fornendo una chiave di lettura critica ma allo stesso tempo partecipata della società a cavallo fra le due guerre. Il grande autore di strisce è stato impegnato lungo il corso di tutta la sua produzione in una rappresentazione attenta in chiave espressiva del mondo che lo circondava, che interpretava in maniera minuziosa, a partire dagli abiti e dalle acconciature delle protagoniste femminili, per le quali Caniff si ispirava alle pagine di Vogue, fino all’uso di inquadrature cinematografiche dal basso, citando apertamente la cifra stilistica di registi rivoluzionari del suo tempo quali Orson Welles e Alfred Hitchcock

La mostra, nel rispetto delle direttive in materia di prevenzione del contagio, è allestita negli spazi della storica Villa Galvani ed è fruibile on line in forma divirtual tour a delle fotocamere, che permettono una visita a 360° e in alta definizione degli spazi espositivi.

Protagonista del percorso è una collezione proveniente dalla Galleria 9éme Art di Parigi, esposta per la prima volta in Italia, con strisce come “Terry e i Pirati”, “Male Call”, “Dickie Dare” e “Steve Canyon”, che rappresentano un riferimento imprescindibile nella storia della narrazione per immagini e che hanno fatto sognare generazioni di lettori.

Le preziose tavole, alcune delle quali raggiungono il valore di 100.000 euro, sono affiancate da contenuti di approfondimento a cura di Luca Raffaelli, con appendici tematiche multimediali su ambiti trasversali come il cinema, la musica e la moda del tempo. 

Il percorso espositivo presenta contenuti di approfondimento sul cinema di un periodo in cui una pietra miliare della storia della settima arte come “Quarto potere” di Orson Welles usciva nella sale, sovvertendo le regole del racconto filmico. Milton Caniff si dimostra ancora una volta un artista calato nel suo tempo e che della società, della cultura che vive, vuole riportare le immagini, le abitudini, le suggestioni e le trasformazioni. Così nelle strisce dell’autore sono presenti delle immagini con punti di vista inusuali per l’estetica del fumetto, che citano apertamente il grande regista e il suo uso di inquadrature fortemente angolate, mai usate prima di allora, con l’intento di restituire un racconto dinamico ed emotivamente coinvolgente.  Per approfondire il rapporto dell’autore con il linguaggio filmico dei suoi tempi, la mostra mette a disposizione una serie di contenuti di approfondimento, che fanno addentrare il visitatore nei significati di queste scelte espressive di regia, attraverso un viaggio per immagini.

È l’originalità è uno dei punti di forza di Milton Caniff, insieme alla capacità di capire ed assecondare la voglia dei lettori. Ogni tavola domenicale di Steve Canyon rappresenta ancora oggi la lezione di un Maestro del Fumetto e della sua arte. 

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