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Quando New York si scatenò col dance, sex and rock and roll negli Hotel

L’avvento dei nuovi hotel chic dal design temerario e avveniristico e con una personalità sfrontata introdusse un nuovo concetto che reinventò l’ospitalità

The lobby of the Paramount Hotel (Photo Nikolas Koenig/ Wikipedia)

Irriverenti, audaci e sessuali, non si poteva sfuggire al richiamo di questi nuovi hotel di Manhattan.  Mentre gli hotel tradizionali vendevano camere da letto, loro vendevano un'esperienza e uno stile di vita, rendendo la concorrenza inadeguata

Sovraffollati, iper-sessuali, smisurati ma mai sopravvalutati, i mega-club, degli anni ’90, come il Roxy, Tunnel e Sound Factory,  dominavano la vita notturna di New York City, con pochissime restrizioni e quasi nessun limite, musica frastornante, luci, sesso e divertimento selvaggio.

Mentre trascorrevamo le notti ballando qualcosa d’inaspettato avvenne. Ian Schrager prendendo ispirazione dai suoi nightclub Studio 54 e Palladium aprì il Morgans, Paramount, Royalton, e Hudson  e questi non erano nuovi nightclub, ma incredibilmente, Hotel. Divertimento sfrenato, design all’avanguardia e irriverenza una volta solo permessi nei nightclubs sfociarono nell’industria alberghiera.  Il sesso permeava la città e, dal nulla, un esercito di “Carrie Bradshaw” e ”Samantha Jones” in erba prese d’assalto questi Hotel dando inizio a una nuova era.

Per capire meglio il nuovo trend bisogna immergersi in questi mega-club degli anni ’90. Il Palladium, era una gigantesca sala per concerti rock che ospitò Kiss, Genesis, Bruce Springsteen e Grateful Dead, e venne poi trasformata in una discoteca pullulante di  “club kids”, gay, etero, trans, ragazzi preppy, in leather, drag queen, di ogni razza ed estrazione sociale. Tunnel, era un ex terminale ferroviario abbandonato, dove l’attore Vin Diesel lavorò come buttafuori, mentre il Limelight era una chiesa sconsacrata con finestre di vetro temperato raffiguranti scene religiose e con go-go boys & girls che ballavano seminudi dentro gabbie penzolanti dal soffitto. Il sacro si univa al profano.

La chiesa sconsacrata sulla Sesta Avenue che ospitava la discoteca Limelight (Foto Beyond My Ken/Wikipedia)

Erano sempre pieni di celebrità, da Tom Cruise e Grace Jones a Ru Paul,  la quale mi diede un cartoncino pubblicitario – che ancora conservo- per il suo  album “You Better Work”, che presi come alla lettera.

New York appena uscita dagli anni ’80, sembrava un inferno, ma per me era il paradiso. Ero abituato alla vita notturna, avendo lavorato in un trendy nightclub, il Mazoom, molto conosciuto in Italia; ma la vita notturna di New York mi stupì. L’hotel Macklowe, dove allora lavoravo, era di fronte al “Club USA” che frequentavo spesso e dove si esibivano celebrità come Marky Mark e Salt-N- Pepa. Lo stilista Thierry Mugler progettò il club con uno stravagante scivolo tubolare alto tre piani dove, tra lo stupore degli avventori,  personaggi famosi come Steve Tyler si lasciavano scivolare sulla pista da ballo. Il club è stato, ironicamente, demolito per costruire il W hotel Times Square.

Questi nuovi trendy hotel  presero  di sorpresa la conservatrice industria alberghiera di New York. Prima della loro apertura, era difficile distinguere tra Hilton, Marriott o Hyatt, avevano tutti lo stesso design, freddo, aziendale, casto, e senza personalità;  volevano rassicurare gli ospiti che, indipendentemente dalla loro destinazione finale, avrebbero trovato un luogo a loro familiare, con anonime hall “al profumo di lysol “,  moquette a confusi disegni geometrici e camere da letto con tende e copriletto a fiori coordinati. Tutti i problemi degli anni ’80 e ’90 si sarebbero assopiti in questo flusso infinito di disegni confusi e fiori misti. Portieri vestiti in stile 1850, agenti di ricevimento con uniformi scure, e manager in soffocanti completi grigi, erano questi i guardiani di un industria alberghiera, immutabile.

Il W Hotel a Times Square (Foto Gryffindor/Wikimedia)

Sul lavoro venni spesso ammonito dalle Risorse Umane per il mio abbigliamento “non conforme” alle direttive aziendali, per aver indossato una giacca a due bottoni molto di moda in Italia, ma non al Macklowe, ancora fermo alle “camice di forza” a doppio petto, o per il colore del mio abito estivo, apparentemente non abbastanza grigio.  Uscito dalle Risorse Umane, temevo di  essere tutt’uno con le pareti di marmo nero della lobby.

L’avvento dei nuovi hotel chic dal design temerario e avveniristico e con una personalità  sfrontata interruppe questo ciclo, ma soprattutto, introdusse un nuovo concetto che reinventò  l’ospitalità. Prestanti modelli con attillate magliette nere, come buttafuori da discoteche, sostituirono i tradizionali portieri, soffocanti lobby si trasformarono in stravaganti palcoscenici e le abbaglianti luci al neon furono sostituite da candele e  luci soffuse, creando un’atmosfera intima e sensuale. Anche la clientela, tendenzialmente noiosa,  divenne trendy e spumeggiante. Non importava che le camere fossero minuscole, i mobili economici e i prezzi alti; design, sesso, droga (a volte) e rock & roll ( spesso) resuscitarono l’industria.

Interno del W Hotel (Wally Gobetz/Flickr)

Clienti  che si trascinavano  complessi d’inferiorità dai tempi della scuola finalmente potevano rifarsi, accedere alla “VIP lounge”, sentirsi famosi, ricercati, e per una volta, essere loro i re e le regine del ballo di classe. I nuovi hotel erano sulla bocca di tutti. Il fighissimo Paramount hotel – come il Morgans – non esponeva nessuna insegna all’entrata,  decine di rose rosse fresche in vasi tubolari erano collocate sulle pareti di marmo  a lato dell’entrata principale, Dean & Deluca era vicino all’ingresso sulla destra e, una volta che la vista si era adattata al buio dell’interno, come spesso capita in un nightclub, ci si ritrovava in una vasta lobby dai soffitti altissimi, dove, al lato opposto si stagliava una maestosa scalinata di cemento senza nessuna funzione pratica. Si rimaneva soli nel palco, al centro dell’attenzione. Un luogo inusuale da visitare quasi fosse un segreto ( ma non troppo) era il bagno degli uomini, il quale aveva specchi contrapposti che non lasciavano nulla all’immaginazione degli avventori, i quali non avevano altra scelta che…  confrontarsi.

Il bar dell’Hudson Hotel (Foto Wally Gobetz/Flickr)

L’Hudson hotel offriva minuscole camere  chiamate ironicamente “intime” che si contrapponevano a una lobby enorme con un lussuoso lampadario di cristallo il cui glamour  strideva intenzionalmente, con le sedie dozzinali di plastica colorata del bar.  Quando il famoso ristorante Asia de Cuba aprì all’interno del Morgan hotel, la lista d’attesa era di mesi. Il Front Office Manager, mio caro amico e collega, Seen Kei Chew, mi fece entrare; con mia grande sorpresa le pareti della sala da pranzo erano completamente rivestite di abbaglianti tende da doccia di plastica bianca, dandomi la sensazione di cenare da Bed Bath & Beyond durante l’annuale fiera del bianco. Un marketing geniale! Un’altra barriera era stata abbattuta, e anche per i ristoranti fu un nuovo inizio.

Irriverenti, audaci e sessuali, non si poteva sfuggire al richiamo di questi nuovi hotel.  Mentre gli hotel tradizionali vendevano camere da letto loro, vendevano un’esperienza e uno stile di vita, rendendo la concorrenza inadeguata.

La facciata dell’Henry Hudson Hotel a New York (Foto Americasroof st en.wikipedia)

C’è sempre qualcuno però che può fare le cose, più velocemente e più in grande, spesso, molto più in grande, le multinazionali capirono rapidamente la nuova tendenza e nel 1998, Starwood comprò un hotel su Lexington Avenue, il Doral, lo rinnovò e lo riaprì come W hotel. Fu un successo immediato. I W hotel copiarono il concetto innovativo, appropriandosene. Le lobby divennero un salotto per i clienti, il bar l’epicentro degli incontri sociali non solo riservato agli ospiti dell’hotel, ma anche ai visitatori esterni, le camere furono ridisegnate con un look essenziale, niente copriletto a fiori, luci abbaglianti, mobili pesanti od oggetti inutili;  molta musica con Djs nelle aree pubbliche come in discoteca. 

Il cambiamento influenzò anche la nostra vita quotidiana, una volta gli hotel venivano arredati a immagine delle nostre abitazioni,  poi pian piano, abbiamo iniziato ad arredare le case sul modello degli hotel con lenzuola e biancheria stile Hotel Collection, mobili minimalisti, amenità hotel-style e materassi heavenly bed (venduti al Westin Hotel).

Quando, all’inizio del nuovo decennio i mega-club degli anni ’90 iniziarono a sfiorire così pure iniziò il declino di questi primi trendy hotel, che vennero criticati per il servizio scadente e la maleducazione del personale.  Oggi il Morgans è un condominio e l’Hudson è permanentemente chiuso.

Anche la musica dei dj può diventare ripetitiva e ormai alcune note erano stonate. Nel frattempo le grandi catene come Marriott, Hilton o Hyatt non rimasero a guardare; si appropriarono del concetto e aprirono una serie nuovi brand come Moxy, W, Tempo, Edition, Andaz, omogenizzando e addolcendo lo stile rendendolo prevedibile, portandolo dall’ hard rock alla musica da ascensore.

Il cambiamento era stato però importante e radicale, e aveva spazzando via le vecchie regole, rendendo ciò che una volta era l’intollerabile, accettabile. Gotham incarnava perfettamente il nuovo lifestyle, irriverente, ribelle, che crea e brucia, costruisce e distrugge o che comunque trasforma.  Ian Schrager si è poi reinventato ed è emersa anche una nuova generazione di albergatori  creativi, che iniziò ad aprire sofisticati “boutique” hotel  e futuristici micro-hotels; la domanda è se avranno anch’essi la sfrontatezza necessaria per avere successo.

 

 

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