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Romeo Sozzi: il coraggio, la visione e la rivincita di un imprenditore del bello

Nella sua azienda erano entrati i cinesi ma quando si è accorto che qualcosa non andava ha ripreso tutto in mano per il riscatto dell'arte del Made in Italy

Romeo Sozzi

La sua azienda si chiama Promemoria ed è a Valmadrera, che non è un posto subito comodo ma quando ci arrivi capisci che forse solo qui si potevano mettere insieme tante competenze, passioni, tenaci ambizioni. Il suo simbolo è la rana. Perché la rana? “Perché è l’unico animale che non sa tornare indietro...”

Dettagli. Si può pensare che siano superflui, cose minori. Si può invece puntare tutto sui dettagli per creare un’azienda, che è anche una filosofia del buon vivere, del gusto italiano, dell’artigianalità al massimo livello. Dettagli che hanno portato Romeo Sozzi, più vispo che mai con i suoi 72 anni, a ricomprarsi quote della sua azienda dal fondo di Hong Kong con cui si era alleato nel 2018. Dettagli che oggi fanno dire a questo imprenditore, innamorato della vita in ogni suo aspetto, che il lockdown si sconfigge con coraggio e visione, e così, con i suoi tre figli al fianco, lui vuole realizzare il suo sogno, l’ultimo della serie dei sogni diventati realtà. Quello di aprire presto una scuola internazionale per la lavorazione del legno.

Sozzi ha il carattere del montanaro che non si arrende mai. La sua azienda si chiama Promemoria ed è a Valmadrera, che non è un posto subito comodo ma quando ci arrivi capisci che forse solo qui si potevano mettere insieme tante competenze, passioni, tenaci ambizioni. Il suo simbolo è la rana. Perché la rana? “Perché è l’unico animale che non sa tornare indietro”. Chiaro il messaggio?

La sede di Promemoria

Ora, prima di andare avanti, bisognerà che io spieghi cosa diavolo fa Sozzi (in ossequio al detto che il diavolo si nasconde nei dettagli). In breve, Romeo Sozzi nasce nella bottega del padre, che era un decoratore e restauratore di mobili per i signorotti locali, e lui a sua volta aveva imparato dal padre che invece aggiustava carrozze. Il giovane Sozzi cresce guardando al bello, entrando nelle ville dalla porta di servizio, osservando stili e ambienti, cogliendo e incamerando anche qui altri dettagli. Sempre con un foglio e una matita in mano, per non lasciarsi sfuggire nulla, dall’occhio al disegno su carta. Poi ci ragiona, riguarda quei fogli schizzati in fretta, immagina.

Così negli anni Ottanta crea la sua azienda Promemoria. Perché la memoria delle cose è importante. E lui è un grande accumulatore di oggetti che raccontano storie e memorie, sempre al massimo livello. Negli anni ha collezionato macchine fotografiche, potete immaginarvi di quali marche. Moto e auto storiche (non mi ha rivelato quali forse per pudore). Ha comprato in giro per il mondo sedie che non sfigurerebbero in un’asta della Wright di Chicago, tutte di grandi designer oppure anonime, ma sempre uniche, rare, da museo. Si è appassionato al vino e ha un appezzamento di terra coltivato a vite che ha scoperto, frugando nei documenti antichi, che era lì già mille anni fa, recuperando un cultivar autoctono dimenticato. Non contento ha disegnato e si è fatto realizzare dei bicchieri apposta per lui, con il suo cognome molato sopra.

Leggio d’Orsay di Gae Aulenti.

Ha la passione dei libri, li colleziona e li legge, e quando un libro gli piace ne compra più copie da regalare agli amici. I libri, insieme ai contenuti di autori ricercati, li edita anche. Scegliendo carta raffinata e filo di refe, la copertina con l’immagine d’arte adatta da applicare sopra. Dettagli divini, perché la seconda versione del motto dice che invece è Dio che abita i dettagli, come sosteneva Aby Warburg, padre dell’iconologia: Romeo questi particolari li accarezza facendo diventare contesto di lusso la somma di tanti elementi sedimentati nella memoria, scelti, ripresi dalla tradizione e destinati al futuro nelle boutique di maison internazionali di alta moda, che per segreto professionale non rivela.

Nello stabilimento di Valmadrera, Romeo è un paparone che passa in rassegna la lavorazione della pelle e del legno con un teleobiettivo capace di cogliere a distanza la più piccola imperfezione. Quando succede si ferma a guardare perché è capitato, trova il modo che non si ripeta ancora, poi mette da parte l’oggetto che non è perfetto per le ragioni di cui sopra. I suoi dipendenti, 140 e anche più, li conosce uno a uno, li chiama per nome, conosce loro, le loro mogli o mariti, ci parla in dialetto quando deve andare al dunque.

Di dettaglio in dettaglio, negli anni Sozzi ha rilevato Bottega Ghianda, il laboratorio del poeta del legno Pierluigi Ghianda scomparso nel 2015. E oggi rinnova quella capacità di leggere il legno unendo heritage e design con pezzi sempre nuovi. A volte sono giochi, come quel bastoncino seghettato con un’elica in fondo che Ghianda fabbricò su suggerimento dei fratelli Castiglioni per Gianni Agnelli. A volte capolavori semplici, come il leggio progettato da Gae Aulenti. Piccole, delicate, intramontabili opere d’arte.

La segavento dei fratelli Castiglioni

Romeo Sozzi è capace di attendere anche due anni prima di mettere mano a un mobile se non è convinto di aver scelto l’essenza giusta. Sa selezionare le pelli più ricercate che affida alle mani esperte di una sola lavoratrice che con due aghi sa unire intorno al legno la pelle con un movimento che sembra una danza, mentre lui sta lì che la guarda con orgoglio. Romeo sa fermarsi a studiare una cerniera di ottone, anche questa con il marchio inciso, e vuole farsele fare di nuove solo per lui. Potrei andare avanti a lungo, l’avete capito. Ma se siete dalle parti di Madison Ave., al 152, salite a vedere cosa c’è nel suo showroom.

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