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Di mano in mano, quando il design “post vintage” aiuta le persone svantaggiate

Nuova vita alle cose, più valore alle persone. Con questo claim, la cooperativa milanese ha saputo fare del recupero una fonte di lavoro e di sostentamento

Alcuni dei ragazzi della cooperativa addetti al montaggio dei mobili vintage

Design vuol dire progetto. E il progetto della cooperativa sociale milanese “Di mano in mano” riguarda le persone svantaggiate, che attraverso il lavoro possono trovare un loro modo di esprimersi, di condividere esperienze e sentirsi realizzati. Ma questo lo fanno tutte le associazioni di volontariato. Quello che rende unica questa coop, attiva da 22 anni, con un sito internet davvero ben fatto e un e-commerce in grado di spedire oggetti in tutto il mondo, è la scelta di avere puntato con decisione sul design. Prima recuperandolo dagli sgomberi, selezionandolo e soprattutto riconoscendolo e catalogandolo con una cura e perizia davvero unica, attraverso l’aiuto di appassionati studiosi del design. E ora, novità ancor più significativa, coinvolgendo due architetti milanesi che hanno firmato una collezione di pezzi davvero molto interessanti.

Il tavolo Porto, uno degli otto pezzi della Collezione Echo

Partiamo proprio dalla fine. Ovvero dall’idea di mettere sul mercato una collezione di otto prodotti dai nomi d’altri tempi come Losanga, Prisma o Dischi Volanti. Quindi studi di progettazione, disegni di pezzi, produzione, ricerca, restauro. Tutto durante il lockdown. E infine lancio, poche settimane fa. Stiamo parlando di arredi in parte recuperati e consegnati a nuova vita, un’operazione interessante come testimonia la ricerca di Draga & Aurel, duo di ricercati artisti-designer. Ma qui siamo andati oltre, per costruire nuovi pezzi che inglobano parti nobili recuperate. Il lavoro degli architetti Aldo Maiocchi e Riccardo Nemeth – il primo iscritto all’ordine degli architetti dal 1973, il secondo classe 1984 – racchiude nella loro contemporaneità gli echi, solo per fare un esempio, di Gio Ponti, Ico Parisi, Carlo De Carli.

Bugnato, cabinet della collezione

Soprattutto rappresenta il punto di partenza di un progetto ambizioso che segna la nascita di un “post-vintage” di altissimo livello. Con il claim “tutto si trasforma” il progetto sottolinea un bisogno autentico di rivalutare l’esistente, trasformandolo in qualcosa di mai visto e completamente nuovo. In una chiave luxury, iconica, creativa e identitaria, destinata ad un cliente sensibile e colto che ama circondarsi di pezzi che esprimano il Bel Design degli anni Cinquanta e Sessanta, e che oggi sa apprezzare il progetto “Echo”. Quegli arredi, carichi proprio di echi di grandi maestri, di particolari e forme, di accostamenti cromatici ed essenze di legni ricercati, sono ora perno centrale attorno a cui costruire nuove forme adatte alle funzioni moderne, in una collezione composta esclusivamente di pezzi unici, perché tali sono gli arredi che ne costituiscono il fulcro.

Uno dei ragazzi del laboratorio di falegnameria della cooperativa sociale di Mano in Mano

Nuova vita alle cose, più valore alle persone. Con questo claim, la cooperativa Di Mano in Mano dal 1999 ha saputo fare del recupero una fonte di lavoro e di sostentamento. È un’impresa sociale che affonda le sue radici nell’esperienza delle comunità di vita di Villapizzone e Castellazzo entrambe parti dell’Associazione Mondo di Comunità e Famiglia.

Oggi conta circa 90 dipendenti, di cui 60 soci, decine di inserimenti lavorativi all’anno, diverse persone svantaggiate inserite in organico e un totale di quasi 700 borse lavoro erogate in circa 20 anni di attività. Collabora attivamente e costantemente con i Servizi Sociali di Milano, il Ministero di Grazia e Giustizia, le ASL, la Caritas Ambrosiana, e con varie associazioni e comuni del territorio milanese e provincia. Oltre ai due negozi di viale Espinasse a Milano e di Cavenago Brianza, attraverso il sito principale e una serie di siti satelliti svolge un’intensa attività di e-commerce con consegna in tutto il mondo.

Dischi volanti, coppia di coffee table della Collezione Echo

“Per noi sgomberare un appartamento è molto più che un semplice portar via arredi”, si legge nel sito. “La squadra che collabora sa mettere ogni lavoratore al posto giusto perché dia il meglio di ciò che ha da dare, con i suoi pregi e debolezze. Così nessun handicap resta tale. Sgomberare è per noi strumento di inclusione, che emancipa attraverso la fiducia, che insegna l’umiltà nella fatica quotidiana e nel confronto con i propri limiti. Per alcuni dei ragazzi accolti da noi il contesto lavorativo è l’unico contesto relazionale esterno alle mura domestiche o carcerarie. Per altri è uno dei pochi contesti positivi”.

Il cabinet Piet

Oggi, dopo anni di solo recupero, selezione e vendita, ecco nascere Echo. Otto pezzi tra cui la coppia di coffee table “Dischi Volanti”, in cui la parte centrale, rifinita da preziosissime tarsie in palissandro, è il pezzo originale, sapientemente restaurato. Questo cuore prezioso è stato inserito in posizione eccentrica tra due ellissi nere rifinite con foglia d’oro amplificandone la dinamicità. Ma possiamo parlare ad esempio di Bugnato, un cabinet dal corpo massiccio e monolitico, un mobile dal cuore antico con finiture contemporanee. I cassettoni originali in legno, con bombatura a diamante, sono contenuti da una finitura metallica color rosa satinato. Ai lati sono presenti due nicchie chiuse da ante, una a ribalta e l’altra a cerniera, che riprendono la forma a diamante. L’abbinamento delle antiche cromie, delle nuove texture e degli spigoli smussati crea un nuovo linguaggio che coniuga classico e contemporaneo. Oppure di Piet, un altro mobile contenitore con un articolato gioco di spigoli, forti asimmetrie e disallineamenti, pieni e vuoti. I tre elementi lignei in teak restaurati presentano distinte tipologie di aperture.

Esposizione di arredi di design anni Sessanta

Ogni elemento di Echo porta il marchio della collezione. E ogni pezzo è unico. Come sono uniche le persone.

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