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L’archivio dell’immaginario visivo, per raccontare chi eravamo e cosa siamo

A Lucca una mostra, Pianetà Città, con 500 pezzi della collezione personale dell'architetto Italo Rota: un viaggio dentro le cose

Casa dell'architetto Italo Rota

Una singolare mostra sospesa tra testimonianze ‘alte’, i documenti originali delle grandi utopie del Novecento, dal Bauhaus alla controcultura californiana degli anni Sessanta da un lato, e la cronaca dall’altro lato, che viene dal ‘basso’

Una mostra originale, diversa dalle solite, spettacolare e multidisciplinare, scaturita dall’incontro e dal dialogo tra competenze differenti, che unisce svariati saperi e consente esplorazioni affascinanti e scoperte. Una sorta di grande archivio dell’immaginario visivo legato alla dimensione urbana, unificato dalla prospettiva estetica.

Hoffmann: giocattolo in blocchi di legno dipinto impilabile 1920

Può essere definita così la mostra Pianeta città. Arti cinema musica design nella Collezione Rota 1900-2021, in programma dal 9 luglio al 24 ottobre 2021 a Lucca negli spazi espositivi della Fondazione Ragghianti. Una mostra che è anche un’esposizione inerente al tema della città e della trasmissione della conoscenza, analizzato prevalentemente attraverso gli innumerevoli pezzi della collezione, eccezionale e unica, del famoso architetto Italo Rota, uno tra i più noti progettisti del nostro tempo.

Sant’Elia, progetto nuova stazione di Milano

La mia collezione – racconta lo stesso Italo Rota – è stata raccolta secondo una ricerca incrociata con il mio lavoro e si basa su interessi precisi che vanno alla radice dei problemi e sono scavi nel sapere del XX secolo. Dopo quarant’anni di collezionismo e lavoro intrecciati si tratta di un archivio di beni comuni rispetto al tema città, che nell’insieme servono per immaginare il futuro. Per il visitatore la mostra è un invito a riflettere sul modo in cui vivremo: il presente di oggi è fatto dai lavori del passato. Uno slogan potrebbe essere: «Se tutto questo vi ha interessato, nulla sarà più come prima»”.

Bayer Gropius W. Gropius I Bauhaus 1919-1928-1938

Una singolare mostra che è un viaggio dentro le cose, sospeso tra testimonianze ‘alte’, i documenti originali delle grandi utopie del Novecento, dal Bauhaus alla controcultura californiana degli anni Sessanta da un lato, e la cronaca dall’altro lato, che viene dal ‘basso’: manifesti, oggetti comuni, il tutto intrepretato e messo in scena attraverso il modello epistemologico di Aby Warburg, dove la storia dell’arte è intesa in quanto comparazione antropologica. Al centro sta la città come esperienza fisica, nella quale ciascuno è abitante e protagonista del cambiamento: Pianeta città non è la solita mostra ma un percorso, fisico e mentale, dove ciascuno troverà di sicuro almeno un pezzo della propria storia.

Yokoo: La città e il design manifesto 1966

In mostra circa cinquecento pezzi, una moltitudine di oggetti di vario tipo, tecnica e dimensioni: dai libri alle opere d’arte, dai manifesti al cinema, dalle copertine dei dischi ai prodotti di design, dalle riviste ai fumetti. Tutto ciò seguendo un itinerario che va dalla nascita della città contemporanea all’inizio del Novecento fino alla nuova idea di città che si sta profilando, e sempre ponendo in relazione la cultura di tutti i giorni con le ricerche più avanzate.

Cook Archigram 1972

Dieci le sezioni della mostra, che presentano al proprio interno diversi macro temi: Primo ’900: l’alba della contemporaneità; L’utopia delle avanguardie e la città nuova; L’orrore del nazismo; Maestri dell’architettura.; Visioni fantascientifiche; Berlino est: l’angoscia del socialismo reale; Gli anni del boom; Immaginare il futuro; Abitare alla scandinava; Nuove prospettive.

Marco Petrus, Interno Milano, olio su tela 1997

Accanto alla mostra è realizzato un documentario della durata di circa venti minuti, prodotto dalla Fondazione Ragghianti in collaborazione con La Fournaise, che racconta la collezione di Italo Rota dalla sua prospettiva personale. Il documentario esplora la casa di Rota, dove si trova l’“accumulo”, come lo chiama l’architetto, di migliaia di oggetti, opere d’arte e libri che compongono la sua collezione. Una congerie di pezzi in cui si alternano “alto” e “basso”, popolare e cólto, che dialogano tra loro in una collocazione apparentemente casuale, e che Rota usa come strumenti di ricerca, icone, promemoria per supportare il proprio lavoro culturale e creativo.

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