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Non chiamiamole piastrelle: ecco il made in Italy che esporta per l’85% nel mondo

A Bologna dal 27 settembre al primo ottobre c’è il Cersaie, la fiera internazionale della ceramica e dell’arredobagno: la sostenibilità sarà zavorra o spinta?

La serie Sensi di Florim, progettata da Matteo Thun e Antonio Rodriguez

Le ceramiche italiane sono belle, più belle e emozionanti delle altre, sempre nuove. Ed è questo che fa vincere sulla concorrenza. Sono diventate un tema di design a tutto campo, perché per arredare non basta mettere dei mobili in una stanza, bisogna che contemporaneamente si pensi all’ambiente in modo globale, a pareti e pavimenti. Al total look.

L’ingresso del Cersaie alla Fiera di Bologna

Ora è la volta di Bologna. Dopo il Salone del Mobile di Milano di poche settimane fa, tutto è pronto per il Cersaie, sigla che per gli addetti ai lavori significa una cosa molto chiara: prendi un aereo e vieni a vedere cosa succede nel mondo della ceramica e dintorni. Perché in questo settore, come in quello degli arredi, è l’Italia a dettare le regole.

Il Cersaie è il salone internazionale di quelle che una volta si chiamavano piastrelle e che oggi sono lastre ceramiche lunghe anche più di tre metri per uno e venti di larghezza e di soli sei millimetri di spessore. Rivestimenti da terra e da parete che si ispirano a marmi preziosi, a legni fossili, che riprendono venature di pietre che non esistono più in Natura perché l’uomo le ha depredate fino a farle scomparire. O che non sono mai esistite se non per la tecnologia digitale che le ha inventate di sana pianta. A volte più belle del vero. Oltre 600 espositori non solo italiani ma da 28 Paesi.

Una ceramica Mirage che imita il marmo Calacatta

Insomma, dietro alla ceramica c’è un mondo di tecnologia inimmaginabile fino a 30 anni fa per gli stessi proprietari dei marchi più prestigiosi. Aziende che sono tutte accalcate qui, in un quadrato che ha come centro Sassuolo e si sviluppa tra le province di Modena e Reggio Emilia. Un comprensorio ricco, di tecnologia e anche di investimenti, anche se la Campogalliano-Sassuolo, un raccordo autostradale di 27 chilometri che servirebbe a snellire il traffico dei Tir che portano tonnellate di ceramiche, attende da 20 anni di essere realizzato.

Qui sono nate le grandi lastre, brevetto e tecnologia italiana che tutti cercano di copiare. Qui si sta sviluppando una linea di “ceramiche aumentate”, ovvero capaci di aggiungere alle normali caratteristiche di salubrità e facilità di igienizzazione insite nel prodotto, proprietà antibatteriche e anti-inquinamento per l’aggiunta in superficie o addirittura a “tutta massa” (nell’intero composto alluminosilicato cotto in forno a 1200 gradi) di componenti metalliche capaci di contrastare l’azione microbica al solo contatto. Una cosa che, dopo il Covid-19, il mercato mondiale apprezza e chiede a gran voce.

ARAN World ha lavorato agli appartamenti newyorchesi tra la 543 West e la 122nd Street, nel cuore di Morningside Heights

Un polo industriale quello emiliano che, insieme ai produttori di ceramiche sanitarie, condensati in massima parte nella zona del Viterbese, vale oltre 5 miliardi di euro. Una bella fettina di Pil. E che quest’anno sta volando: nel confronto con il 2019 fa registrare solo nel primo semestre 3,1 miliardi di fatturato, il 12 per cento in più. E l’85% delle vendite viene dall’estero. Anche se le preoccupazioni del presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani, sono legate ai costi crescenti della componente energia. Per dare un’idea, un metro cubo di gas metano, che serve ad alimentare i forni di cottura, alla fine dello scorso anno costava al massimo 20 centesimi e oggi ne costa 80.

Delfo, la nuova proposta di lavabo di Ceramica Cielo

Altro tema, la legge europea che regola le emissioni di CO2 nell’ambiente, con le quote assegnate che sono in mano al mercato finanziario dove si muovono come squali 240 players. Per capirci, se un’azienda deve mettere su uno stabilimento, deve per legge acquistare la possibilità di emettere anidride carbonica. E questa si compra e si vende come qualsiasi altra merce. Solo che, anche qui, una tonnellata è balzata da 23 euro a 63 in meno di un anno. Aumentano i costi per l’Italia e per altri produttori europei come la Spagna, ma Turchia, Tunisia, India e Cina possono continuare beatamente a inquinare senza pagarne i costi e senza rischiare di dover aumentare i prezzi in listino. Un bel problema di concorrenza oltre tutto.

Antoniolupi porta al Cersaie la vasca Borghi in Cristalmood

Ma ora lasciamo da parte le questioni economiche e tuffiamoci nella parte leisure & pleasure. Le ceramiche italiane sono belle, più belle e emozionanti delle altre, sempre nuove. Ed è questo che fa vincere sulla concorrenza. Sono diventate un tema di design a tutto campo, perché per arredare non basta mettere dei mobili in una stanza, bisogna che contemporaneamente si pensi all’ambiente in modo globale, a pareti e pavimenti. Al total look. E qui il Cersaie ha fatto davvero Bingo quest’anno, introducendo la novità di una Contract Hall allargata a dieci studi di architettura molto influenti sui mercati internazionali e a dieci aziende che non producono ceramiche ma arredi e tecnologia, dai mobili alle cucine ai sistemi di iscaldamento/raffreddamento. Perché il mondo Contract richiede un grande spirito di squadra e funziona così. Uno studio di architettura vince la commessa di un building a Miami o in Brasile e porta in dote l’arredo, che comprende ceramiche, mobili, bagni, porte, finestre, cucine, condizionatori eccetera. Insomma, arredare un hotel di 400 camere significa vendere in un colpo solo 400 di tutto. Arredare un residence a cinque stelle da 230 alloggi, significa vendere 230 cucine, 230 docce, 230 di tutto. Non serve aggiungere altro.

Shigeru Ban, premio Pritzker 2014, terrà quest’anno la lectio magistralis

Poi c’è il tema benessere. Sì, perché anche qui il gabinetto di una volta, quello che quando venivi invitato a casa di una persona non ti mostrava per una sorta di pudore, oggi è diventata la zona benessere, da esibire con orgoglio e da portare anche fuori dai confini di una sola camera. Ci sono docce cromoterapiche e a getti d’acqua di mille tipi, ma anche saune che si inseriscono nel living dietro una libreria, vasche bellamente posizionate in camera da letto, piscine incastrate tra le fioriere in terrazza. Un mondo di possibilità e di personalizzazioni tutto da scoprire. E poi c’è il tema della sostenibilità, prezzemolina più che mai ma qui molto concreta. Al Cersaie, dopo dieci anni di studi affidati all’industria italiana, nasce una norma ISO che stabilisce quale ceramica è sostenibile, in base a tanti parametri, e quale no. E mette dei paletti in un mercato abbastanza selvaggio.

Odile Decq, architetta francese, al Cersaie terrà un seminario sul tema del comfort (Foto Franck Juery)

Il Cersaie è una gigantesca occasione di incontri e di conoscenze. A partire dalla lectio magistralis, che quest’anno è affidata a Shigeru Ban, architetto giapponese Premio Pritzker (il Nobel dell’architettura) nel 2014, teorico della leggerezza, la Casa di Carta, quella vera, l’ha inventata lui. E Odile Decq, architetta francese, che ama il colore nero (è sempre vestita e dipinta di nero dalla testa ai piedi) e viene a parlare di comfort al Cersaie.

 

 

 

 

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