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Puddy, la lampada italo-cinesina rischiara l’anno che sta arrivando

Stampata in 3D con bioplastica ed essenze di legno, è frutto del lavoro di tre giovani brillanti creativi: Andrè Zhu, Jacopo Mandarino e Mirko Maletta

Andre Zhu, Jacopo Mandarino e Mirko Maletta con la loro Puddy

Una lampada che ricorda un cinesino. Che puoi trasportare dove vuoi perché è senza cavo e la ricarichi come uno smartphone. Un oggetto piacevole da toccare, che muove e inclina il suo caratteristico cappello. Un prodotto realizzato con la stampante 3D utilizzando materiali completamente naturali, in particolare polvere di legni diversi che conservano anche il profumo delle loro essenze. Se tutto questo non basta a incuriosirvi, aggiungo che avete ancora pochi giorni per acquistarla su kickstarter (www.kickstarter.com) a un prezzo di lancio davvero interessante. Perché Puddy (unione di paddy, risaia, poi trasferito a indicare il caratteristico cappello cinese e buddy, un amico stretto) è molto più di una lampada, è un oggetto di compagnia, un alter ego che accompagna i nostri momenti di studio o di piacevole intimità a tavola, in compagnia degli amici; da mettere sul comodino o su un tavolo da lettura, da portare la sera all’aperto. Un oggetto studiato in ogni minimo dettaglio che in pochi centimetri unisce all’aspetto subito simpatico un cuore tecnologico.

Puddy è il primo prodotto di un giovane studio molto professionale di Varese che si chiama ZM e che mette insieme le iniziali dei cognomi dei due fondatori: Andrè Zhu (25) da Roma, condivide con Jacopo Mandarino (29), un corso triennale di product design alla Raffles di Milano. A stretto contatto con professionisti del settore come Carlo Forcolini e Marc Sadler, i due sviluppano e consolidano un proprio metodo progettuale che li porterà a decidere di collaborare a livello professionale. Il pragmatismo del primo e la determinazione del secondo sono caratteri ben assortiti con la praticità del terzo ed ultimo componente, Mirko Maletta (30). Come Jacopo, anche lui di Varese, è esperto di stampi e materie plastiche avendo collaborato a lungo nel settore, prima di concentrarsi unicamente sulla modellazione e progettazione 3D.

“La nostra filosofia – spiegano i tre creativi di Puddy – è far nascere nuovi prodotti che siano funzionali ed esteticamente validi. Ogni prodotto ha una storia da raccontare, un linguaggio in grado di coinvolgere chi lo utilizza, facendo leva sul rapporto di interazione fisica ed emotiva che si viene a creare”.

Quattro differenti versioni, quattro differenti materiali. Il colore e le finiture superficiali variano a seconda del materiale dal quale viene ricavato il filamento per la stampa, senza l’aggiunta di stucchi e vernici. Un aspetto che porta benefici non solo in termini di estetica e funzionalità, ma soprattutto che favorisce la riciclabilità di Puddy nel rispetto dell’ambiente.

Puddy è realizzata nella sua linea ‘Wood’, che comprende: Betulla, Pino, Ebano e Salice. Interamente stampata in 3D, i filamenti utilizzati sono ricavati dall’unione del PLA a particelle macinate di legno, che ammontano a circa il 40%. Per cui a seconda della tipologia di piantal’aspetto cromatico e materico di Puddy sarà differente per ogni versione.

E’ una lampada eco-sostenibile che valorizza a pieno le risorse utilizzate per produrla. Il disegno è realizzato su misura dallo studio ZM Design Lab per la tecnologia additiva di stampa 3D chiamata Fused Deposition Modelling (FDM) che crea oggetti depositando il filamento strato su strato, riducendo così gli scarti di produzione.

Il corpo lampada nasconde le componenti del modulo Led e il meccanismo dello snodo centrale, che, senza l’ausilio di viti e tagli superficiali, garantisce un’ottima funzionalità attraverso l’integrazione di una doppia coppia di magneti. L’estetica e la pulizia formale che ne scaturisce non è raggiungibile con i metodi di produzione tradizionali, data la presenza di vuoti e sottosquadri interni necessari per il supporto della componentistica elettrica.

Puddy grazie alla sua trasportabilità è perfetta per ogni ambiente domestico. Inoltre la sua eleganza e le sue dimensioni contenute, 245 mm di altezza e 105 mm di diametro di base, ne garantiscono un ottimo impiego anche all’interno di locali e ristoranti.

Chiudo l’anno con questo progetto giovane, che mette insieme tanto lavoro e tante componenti imprescindibili negli anni che verranno: sostenibilità e innovazione, certo, ma anche calore, bisogno di pensare oggetti che entrino subito in relazione con noi. E poi forza di volontà: come quella che hanno saputo esprimere Andre e Jacopo, entrambi miei studenti di Storia del Design alla Raffles di Milano. Good Fellas.

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