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Sciascia e Notarbartolo, due letture per dimenticare il cretinismo dilagante

Disinteressiamoci per un po' del cretino e dei guai da lui provocati e parliamo di due libri per pensare meglio

Libri: dipinto di Vincent Van Gogh (Parigi, 1887)

Due consigli per l'estate: il saggio dello "sciasciologo" Antonio Motta "Leonardo Sciascia. La memoria, la nostalgia e il mistero"; e il libro di Leopoldo Notarbartolo, ripubblicato da Sellerio e curato da Cristiano Lumia, intitolato: "Mio padre: Emanuele Notarbartolo"

Due letture: ti fanno dimenticare, per qualche ora almeno, i guai e le cretinate che ogni giorno televisioni, radio e giornali hanno cura di segnalare. Guai e cretinate che non conoscono confine, e nel loro fluire sono inarrestabili, sono un qualcosa di inesauribile, e perfino geniali, verrebbe da dire, nella loro imprevedibilità, e incredibile varietà. Ma sul cretino e i guai che il cretino può combinare, tanto si potrebbe dire e per settimane. Ma sul tema tutto (o quasi tutto) ha già sapientemente scritto Gustave Flaubert nel suo impareggiabile “Bouvard et Pécuchet”, completo incompiuto e pubblicato postumo.

Disinteressiamoci dunque del cretino e dei guai da lui provocati. Ci sono per fortuna degli antidoti. Uno è costituito da uno smilzo libretto di Antonio Motta, pubblicato da Progedit. Si intitola Leonardo Sciascia. La memoria, la nostalgia e il mistero. Motta è personaggio che a sua volta meriterebbe uno studio accurato. Vive in un piccolo paese, San Marco in Lamis, sul Gargano. Ha fondato il “Centro di documentazione Leonardo Sciascia/Archivio del Novecento”; dirige una rivista, annuale, “Il Giannone”. E’ autore di libri importanti, e ne cito solo un paio: Leonardo Sciascia: la verità, l’aspra verità; e Giorni felici con Leonardo Sciascia; ma ne ha pubblicati tanti altri, e tutti meritano d’essere letti, e in posto d’onore in biblioteca… E’ capace, Motta, di peripezie, pur di aggiungere un “frammento” all’instancabile ricerca di “cose” sciasciane. Lo dichiara lui stesso, nel primo paragrafo del suo prezioso libro: “Quando ho iniziato a collezionare i libri di Leonardo Sciascia avevo trent’anni, oggi ne ho più del doppio e quei libri si sono via via ramificati come radici di un grande albero, iniziandomi a uno straordinario viaggio nella mente: il viaggio di cui parla Borges ne La biblioteca di Babele, labirintico e infinito…”.

Rapidi capitoli, e scorre dinanzi ai nostri occhi tutto lo straordinario mondo di Sciascia: quello de Il giorno della civetta e Fabrizio Clerici, Bruno Caruso e Pirandello, Giorgio de Chirico e Giuseppe Antonio Borgese… Anche chi Non ha una conoscenza episodica di Sciascia troverà in questo libro piacevoli sorprese. E lo leggerà voracemente, gustandone il contenuto, e apprezzandone lo stile, a cavallo tra il saggio, il racconto, il diario di bordo… Libro da postillare, “confessione” di una benefica “ossessione” che fruttifica e di cui noi, sciasciani non possiamo che essere grati: Motta ha lavorato e lavora per noi.

La seconda lettura è meno piacevole: riporta a fatti che sono ormai storia. Sebbene raramente la storia sia di insegnamento, è comunque bene serbare memoria, impedire che il ricordo svapori usurato dal tempo; e ricordare ostinati. Ecco: Mio padre Emanuele Notarbartolo, scritto dal figlio Leopoldo, e pubblicato da Sellerio (a cura di Cristiano Lumia), è per l’appunto, libro del “ricordo”: memoria familiare e ricostruzione storica, straordinaria biografia di Emanuele Notarbartolo: ex sindaco di Palermo, ex direttore del Banco di Sicilia (allora tra i maggiori istituti bancari d’Italia), esponente di spicco della Destra storica, aristocratico, uomo con fama di onestà specchiata; viene ucciso il 1° febbraio 1893, sul treno che lo riportava a casa dalle sue terre di Termini Imerese. Fu il primo cadavere eccellente di Cosa Nostra.
Bellissima, atroce, istruttiva storia. Converrà riparlarne.

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