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Gli uomini “tutti d’un pezzo” sono spariti come anche i padri di una volta

Siamo una società fondata sul Padre e ci siamo illuse che i nostri mariti fossero come i nostri padri e che sapessero fare i mariti e pure i padri dei nostri figli

Oggi vedo figli che considerano un loro diritto ereditare ciò che hanno fatto i padri, mettendoli da parte perché ormai inutili, e vedo padri che vogliono figli a loro immagine e somiglianza, quasi fossero il prodotto della loro fatica lavorativa da immettere sul mercato. Qui voglio segnalare un piccolo grande libro che mi ha molto fatto pensare: "Se fossi padre", di Pietro Spirito e pubblicato da Mauro Pagliai Editore nella collana “Le ragioni dell’Occidente”; nel posto giusto appunto, perché la crisi del padre è culturale

“Non ci sono più i padri di una volta”. E’ quello che ci diciamo da tempo tra amiche, da quando gli uomini della nostra vita ci hanno deluso, fossero mariti, amanti, compagni… Insomma  è scomparso “l’uomo tutto d’un pezzo”, colui dal quale ci aspettavamo molto di più. E che cosa? Di essere protette, come hanno fatto “i nostri padri super eroi”, che ci hanno amate, vezzeggiate, viziate.  Siamo state fortunate, perché a molte non è andata così bene. Un’amica mi ha raccontato che il padre, quando tornava a casa, la picchiava senza motivo. La denigrava, dicendole che non avrebbe mai fatto nulla di buono. Un’infanzia da impazzire.

I Padri con la P maiuscola esistono ancora? Il padre non sa più fare il Padre. Siamo una società fondata sul Padre e ci siamo illuse che i nostri mariti fossero come i nostri padri e che sapessero fare i mariti nostri padri e pure i padri dei nostri figli. Dovevano risolvere ogni problema familiare e mantenerci. Mio padre l’ha fatto finché è riuscito a stare in vita, nonostante moglie e sigaretta. O grazie alla sigaretta, oltre al lavoro, unici modi per sopportare una moglie che non ha voluto crescere. 

Ho rifiutato il matrimonio perché solo l’idea di farmi accompagnare all’altare da mio padre e affidare ad un altro uomo, mi faceva accapponare la pelle. La mia esistenza che passava da un uomo all’altro. E io grande mai? Indipendenza uguale libertà. Talvolta c’è libertà solo nella fuga. Sì, all’epoca era appena stato introdotto il divorzio, ma era ancora un tabù, era visto come un disonore, una colpa verso i figli. Meglio evitare il matrimonio, dunque. Eppure mi è dispiaciuto dare questa delusione a mio padre: era il sogno della sua vita vedermi “sistemata”. Sistemata dove? In una gabbia dorata. Io non vedevo l’oro, solo le grate perché mi ero già resa conto che mio padre era unico e potevo finir male. Oggi invece della gabbia molte vedono solo l’oro, tanto c’è il divorzio e giudici protettivi nei confronti della moglie disoccupata. E via a cercare un nuovo padre/marito per farsi una rendita milionaria senza lavorare.

Ma non posso fare un elogio del padre sulla mia esperienza di figlia. Oggi il padre non sa più fare il padre, si dice. Perché l’uomo non è più uomo, non è valoroso. Non sa trasmettere i valori maschili né quelli epici di un popolo. E come gli uomini non sanno proteggere la famiglia, così non proteggono il proprio Paese. Sono i connazionali da proteggere o gli extracomunitari quali esseri umani bisognosi di asilo? Ecco allora assurgere il nerboruto “padre Salvini” a “Padre della Patria”. Un’intera nazione si affida come una mammola a un uomo solo: non basta un Salvini a proteggere la patria. L’errore è già stato fatto nei secoli e ha raggiunto la sua apoteosi con la scelta di Mussolini.

La patria non è più la terra dei padri. Ma lo è mai stata? E le donne dove sono? Ne riparleremo.

Qui voglio segnalare un piccolo grande libro che mi ha molto fatto pensare: Se fossi padre, di Pietro Spirito e pubblicato da Mauro Pagliai Editore nella collana “Le ragioni dell’Occidente”; nel posto giusto appunto, perché la crisi del padre è culturale. E’ impossibile per una donna capire il rapporto padre-figlio, ma Spirito ha saputo trasmetterne la difficoltà attraverso storie narrate con levità. E’ l’eterna lotta tra generazioni sul modello paterno imposto e difeso da una parte, combattuto e rifiutato dall’altra. Talvolta però il dissidio è vinto dall’amore; ci vuole reciprocità per amare come per combattere. Altrimenti è solo sterile contestazione di un figlio inadeguato o prevaricazione di un padre egoico. Oggi vedo figli che considerano un loro diritto ereditare ciò che hanno fatto i padri, mettendoli da parte perché ormai inutili, e vedo padri che vogliono figli a loro immagine e somiglianza, quasi fossero il prodotto della loro fatica lavorativa da immettere sul mercato.

In questi racconti c’è un figlio che copiava testi di libri per essere un grande scrittore come il padre, c’è un padre che aveva una doppia vita che il figlio scoprirà dopo la sua morte. Spesso i padri lavoratori prendono la famiglia così seriamente da concedersi le distrazioni solo al di fuori di essa. Ma basta, non si devono raccontare i racconti: un libro deve essere letto perché parla in modo diverso ad ognuno di noi. Vi assicuro che sono dodici storie maledettamente vere che stringono il cuore. La tredicesima tuttavia rivela, attraverso un insegnamento all’apparenza banale, l’arte di arrangiarsi da soli: è questo il senso della paternità.

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