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Perché la “ghigliottina italiana” pubblicata finalmente in Italia è stata decapitata

Intervista a Stanton H. Burnett e Luca Mantovani, autori del libro su "Mani Pulite" uscito 22 anni fa negli USA e ora con troppa fretta pubblicato in Italia

Un corvo sulla ghigliottina... (RichardsDrawings/pixabay.com)

La copertina della “Ghigliottina Italiana” edizione Aracne

In Italia può accadere che un libro uscito negli USA nel 1998 e mai potuto pubblicare dentro i confini della Repubblica per 22 anni, di colpo venga stampato e distribuito nelle librerie e senza che gli autori ne sapessero nulla. Poi, sempre in Italia, accade che dopo tre settimane dall’uscita, la stessa casa editrice sia costretta a ritirarlo in un battibaleno dagli scaffali (ma chissà quante copie saranno state già vendute… ). 

Parliamo della “Ghigliottina Italiana” (The Italian Guillotine: Operation Clean Hands and the Overthrow of Italy’s First Republic il titolo originale dell’edizione americana del 1998 ), saggio uscito per Aracne Editrice alla fine di agosto e poi a settembre fatto sparire dopo le proteste degli autori, Stanton H. Burnett e Luca Mantovani. 

Il libro affronta la storia dell’operazione “Mani Pulite” con una tesi che, nell’anno che fu pubblicato, era una bomba: secondo gli autori, i magistrati nello sgretolare i partiti storici della Prima Repubblica sarebbero stati motivati politicamente.

A chi scrive queste righe, capitò di finire in mezzo alla tempesta di polemiche che quelle tesi del libro provocarono. Infatti fui l’autore della prima intervista che Burnett concesse, uscita sul quotidiano America Oggi. Già diplomatico americano in servizio all’ambasciata di Roma a cavallo degli anni settanta e ottanta, Burnett al Dipartimento di Stato era arrivato al top dell’USIA (United States Information Agency), per poi passare a dirigere le ricerche del celebre Center for Strategic and International Studies di Washington, il Think Tank bipartisan di Kissinger e Brzezinski per intenderci. Proprio mentre era al CSIS, Burnett aveva fatto le ricerche per il libro avvalendosi della collaborazione di Luca Mantovani, allora giovane redattore del quotidiano del PSI l’Avanti.

L’intervista al politologo Burnett in cui approfondiva le tesi del suo libro fu praticamente ignorata dai grandi media italiani, ma rendendomi conto del suo peso e sfruttandola al meglio, pochi giorni dopo da New York inviai un fax all’allora Procuratore capo di Milano, Francesco Saverio Borrelli, chiedendo se il suo Pool volesse replicare a quei siluri sparati conto i magistrati milanesi da un autorevole editore negli USA. Così avvenne una successiva intervista ai magistrati Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo che, soprattuto per certe dichiarazioni su Berlusconi (di Davigo), scatenarono una reazione furiosa dall’allora ex presidente del Consiglio, che in una conferenza stampa in tv disse: “Ho dato disposizioni ai mie avvocati di querelare il magistrato Piercamillo Davigo e il giornalista americano Stefano Vaccara autore dell’intervista…”.

Da quel putiferio, ci guadagnai un’amicizia con l’autore del libro Stanton Burnett, con cui poi collaborai in altri studi, legame di amicizia rafforzata con gli anni.

Stanton H. Burnett

Stanton H. Burnett

Quando Stan poche settimane fa mi accennò al fatto che avrebbe bloccato la “Ghigliottina” finalmente pubblicata in Italia, non riuscivo a crederci: Finalmente il libro che non si era mai potuto pubblicare per oltre 20 anni, usciva in italiano e lo ritira? Beh, a quanto pare, il libro è stato pubblicato in un modo che ha fatto arrabbiare entrambi gli autori e a fargli venire pure dei sospetti che ci fossero altri scopi per portare avanti una pubblicazione in modo così frettoloso e scorretto.

Chissà, le infinite polemiche su magistrati italiani che indagherebbero i politici “a comando” ultimamente avevano ripreso fiato col caso Palamara, beccato in una delle registrazioni su come si doveva a tutti i costi “andare addosso” a Matteo Salvini. Poi capita che per altre ragioni  l’ex ministro degli interni proprio in questi giorni inizi un processo a Catania dove potrebbe rischiare… Ma freniamo questi pensieri di stile andreottiano (“a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca…”) e invece cerchiamo di capire, con una nuova intervista, cosa è successo al libro che nessun editore voleva stampare in Italia e che quando finalmente è avvenuto, ecco che questa volta sono gli autori a volerlo ritirare con ogni risolutezza.

Le domande sono state rivolta via email a Stanton Burnett, che ha risposto con l’approvazione finale anche di Luca Mantovani.

Dunque, The Italian Guillottine, un libro rimasto un “fantasma” per 22 anni in Italia, di colpo si ha fretta di pubblicarlo. Troppo fretta secondo voi… perché?

“Questa è certo la prima questione che si pone. Ma visto che l’iniziativa ci ha del tutto colti di sorpresa, non sappiamo nulla che ne riguardi i tempi. Si tratta di una scelta esclusiva di Aracne e di chiunque vi sia dietro. Noi abbiamo insistito perché il libro venisse ritirato; eventuali reazioni a questa nostra iniziativa potrebbero chiarire chi ha voluto una pubblicazione tanto affrettata e approssimativa. Ma, ora come ora, non abbiamo alcuna idea al riguardo. Questa e materia per te, Stefano, cioè per un giornalista all’altezza di ragionare su scenari politici”.

Tu e Mantovani venite a sapere della pubblicazione da un articolo uscito sul Giornale. Chi ha sbagliato tra Aracne e Rowman & Littlefield? E si tratta veramente di un errore o sospettate di più?

“R&L, l’Editore americano, ha contestato ad Aracne la violazione del Contratto stipulato fra loro. Ma, a sua volta, Rowman è venuta meno verso di noi. Rowman infatti sostiene che, secondo le sue procedure, il Responsabile per il Copyright tiene informato il Direttore; il quale, ove lo ritenga necessario, può direttamente intervenire sulla singola pubblicazione. E un tale intervento sarebbe stato essenziale nel nostro caso, poiché il nostro ottimo Editore, tuttora operativo, era consapevole dei riverberi politici del libro, e, ne siamo convinti, sarebbe senz’altro entrato in scena se avesse avuto sentore di contrattazioni in corso. Ma questo non è accaduto. L’Editore sostiene che l’errore è dipeso dal fatto che il Responsabile del Copyright era di fresca nomina. Quest’ultimo afferma di non aver potuto informare il Direttore perché tutti erano stati messi in aspettativa per il Coronavirus. Questo implica, naturalmente, che l’aspettativa del Direttore avrebbe preceduto quella dei Responsabile del Copyright, sicché il suo messaggio sarebbe giunto su una scrivania vuota. Se fossi interessato a ricostruire questi movimenti, posso indicarti nomi e recapiti”.

Due dei magistrati di punta del Pool di Mani Pulite, Antonio Di Pietro e Gherardo Colombo, con il procuratore capo Francesco Saverio Borrelli, mentre passeggiano al centro di Milano (Immagine ripresa da youtube)

Quali sono le principali ragioni che vi hanno fatto  bloccare il libro, che a quanto pare è stato ritirato dalle vendite ma solo dopo che lo era stato, in vendita, per almeno tre settimane. Una non precisa traduzione? Oppure qualcos’altro? E cosa avete da dire sull’introduzione all’edizione italiana: come è sembrata? Non va bene nemmeno quella? E perché?

“Vi sono parecchie questioni, comprese quelle circa il più opportuno modo di agire, che hai toccato nelle domande precedenti.Ma tre ragioni sono state tanto significative che, ognuna di esse, da sola, avrebbe giustificato la nostra reazione.

In primo luogo, la traduzione è piena di errori e omissioni, alcuni tali da non sembrare solo semplici errori di traduzione.

In secondo luogo, interi capitoli che qualificavano il saggio sono stati omessi; ma ciò che è risultato determinante per indurci a chiedere di bloccare la pubblicazione, è stata l’omissione di ben 522 note, che recavano tutte le fonti documentarie a sostegno della principale tesi sostenuta nel saggio. Come ricorderai, noi scrivemmo quando la popolarità del Pool dei magistrati milanesi era così grande, non solo in Italia, ma un po’ dappertutto nel mondo, che quanto intendevamo affermare in ordine alla loro azione, e ai motivi che la spingevano, avrebbero dovuto inevitabilmente fronteggiare un diffuso scetticismo. E contro il saggio, erano già state intraprese un paio di azioni legali. Tuttavia, quando il libro apparve, quelle azioni caddero; le prove a sostegno della nostra tesi erano solide, chiare, ed erano state usate correttamente. E come se noi avessimo anticipato la contesa: e lo facemmo avvalendoci di fonti pubblicamente disponibili, a disposizione di chiunque avesse voluto aprire un confronto. Immagina che decidemmo di non pubblicare un’intero Capitolo, perché, sia pure in parte, si fondava su una conversazione degli autori con Antonio Di Pietro. Vi rinunciammo per rendere il saggio fondato solo su fonti liberamente consultabili. Privato delle allegazioni che Aracne ha soppresso, il libro si riduce ad una risma di ipotesi e congetture.

Infine, questa pubblicazione è stata presentata con una Prefazione di Marco Gervasoni: inaccettabile per noi, nonostante le belle parole usate per rilevare l’importanza di un’edizione italiana del libro. Sai anche che di recente, secondo quanto i media hanno clamorosamente riferito, egli ha avuto duri contrasti con due Università italiane, a causa di condotte misogine, tanto contro colleghe, che verso pubbliche personalità. Ora, in ragione del fatto che i nostri nomi sarebbero stati immancabilmente associati ad esponenti accusati di misoginia, razzismo, o ostilità agli immigrati, di essere della Lega o di altri partiti, si sarebbe potuto vedere il saggio come nient’altro che uno strumento di propaganda nelle loro mani”.


Quali sono le condizioni poste da voi autori affinché “La Ghigliottina Italiana” possa finalmente essere pubblicata, anzi meglio dire a questo punto, possa restare più a lungo negli scaffali delle librerie italiane?  

“Aracne ha formalmente comunicato a R&L di aver ritirato tutte le copie in commercio, e che ogni copia ancora nella disponibilità di Aracne sarebbe andata al macero. Le nostre condizioni, le condizioni degli Autori, per una edizione italiana, richiedono una traduzione fedele del testo, una Introduzione o una Prefazione (se dovrà essercene una), scritta da noi (che ragguagli sul lasso di tempo trascorso dall’edizione in inglese), o da un autorevole studioso (di materie pertinenti al tema trattato), o da un giornalista che non sia noto per la sua militanza a sostegno di correnti battaglie politiche e, infine, l’inclusione delle Note, della Cronologia e dei Profili biografici.

Sarebbe preferibile se l’eventuale nuovo editore facesse uso dell’eccellente traduzione giá esistente. Né qui si chiede una traduzione con cui concordare su ogni parola. Ma qualche inevitabile differenza di resa, dovrebbe riflettere unicamente scelte stilistiche, non un’alterazione nel significato del testo”.

La dannazione della “Ghigliottina Italiana”, il libro che nessuno poteva pubblicare in Italia e che quando qualcuno ci riuscì finì auto-ghigliottinato, continua…

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