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La mobilitazione per salvare Strand Bookstore, una storia molto newyorkese

La celebre libreria indipendente, in crisi per il covid, salvata dagli affezionati clienti che subito comprano più libri. Poi, ecco una notizia meno rassicurante...

Strand Bookstore durante la pandemia a New York (Foto Terry Sanders)

2,5 milioni di libri usati, nuovi e rari. È questo il patrimonio a rischio se The Strand Bookstore dovesse chiudere dopo quasi un secolo di storia. Appena pochi giorni fa questa sembrava una realtà alquanto concreta. Una delle più celebrate librerie indipendenti di New York era con l’acqua alla gola.  Causa Covid non c’era abbastanza liquidità e i proprietari avevano intimato che con la fine dell’anno sarebbero stati costretti a chiudere.

Ma la forza delle librerie indipendenti è la solidarietà del pubblico. E nel caso di Strand la solidarietà si è manifestata in un modo che ha lasciato sorpresa perfino Nancy Bass Wyden. È l’attuale proprietaria, nonché nipote del fondatore di Strand. Fu fondata nel 1927 da Benjamin Bass, un ebreo emigrato dalla Lituania che a Manhattan aprì un negozio di libri con trecento dollari suoi e altri trecento presi in prestito. Anni dopo l’attività passò a suo figlio Fred che sia era fatto le ossa in libreria già all’età di tredici anni.

“Per la prima volta nei novantatré anni di Strand abbiamo bisogno di mobilitare la comunità affinché si riesca a tenere le porte aperte fino a quando non sarà scoperto un vaccino”, aveva scritto la Wyder su Facebook e Twitter invitando i clienti a comprare con anticipo i regali di Natale. Nel suo messaggio la Wyder spiegava che a seguito del coronavirus le vendite erano calate del 70% e che non c’erano abbastanza riserve di liquidità per garantire gli stipendi a più di duecento dipendenti.

Questi sono momenti difficili per tutti a New York e dunque un appello come quello della Wyder — sincero e accorato — non era necessariamente la soluzione per un’attività commerciale travolta dal virus.  Ma New York anche in piena pandemia è una città che continua a sorprendere. Ecco infatti che gli appelli di Strand sui social media hanno generato una reazione così stupefacente da mandare in tilt il sito della libreria. Durante lo scorso fine settimana sono arrivati venticinque mila ordini di libri online. Ripeto: venticinque mila. Tanto per mettere le cose in prospettiva in un giorno normale la libreria riceve in media 300 ordini online. Tra sabato e domenica invece gli ordini erano stati quasi cento volte più del solito.

Una manifestazione di Black Lives Matter questa estate con sullo sfondo Strand Bookstore (Foto di Terry W. Sanders)

Anche le vendite dirette in libreria — al numero 828 di Broadway all’angolo con la Dodicesima  Strada — erano esplose. Durante il weekend Strand ha fatturato 170,550 dollari. In confronto, in tutto il mese di settembre aveva fatturato solamente 316 mila dollari.

I clienti hanno reagito in modo assolutamente sorprendente. La Wyden ha fatto sapere per esempio di avere ricevuto un ordine per 197 libri da parte di una signora che abita nel Bronx. Da un istante all’altro l’attività era diventata così frenetica che la proprietaria di Strand aveva chiesto a sua figlia di dodici anni di andare in libreria ad aiutare ad impaccare i libri per le spedizioni. 

Questa notizia non può far altro che rallegrare milioni di persone in giro per il mondo che adorano le librerie indipendenti a fanno quello che possono per tenerle a galla. Ma dietro a questa notizia positiva ce n’è un’altra meno rincuorante. Si scopre infatti che Nancy Bass Wyden all’inizio dell’estate aveva fatto un investimento in Borsa che lascia perplessi. Usando fondi suoi personali aveva acquistato azioni della Amazon per 115 mila dollari. Un investimento legittimo, intendiamoci. Non c’é niente di illegale per un individuo di investire in Borsa anche quando gli affari vanno male causa il virus. Ma lascia perplessi che la Wyden abbia scelto di investire i suoi soldi proprio in Amazon. Il gigante del e-commerce infatti è il responsabile numero uno per avere scardinato il business delle librerie. Senza neanche scomodarsi da casa i clienti di Amazon possono comprare anche i libri più rari — nuovi o usati  — attingendo a una selezione senza paragoni a prezzi competitivi.

Viene da domandarsi dunque se quanto meno da un punto di vista etico la signora Wyden stia dimostrando coerenza. I dipendenti di Strand non hanno preso bene l’investimento in Amazon. Riporto una frase rilasciata presumibilmente da un dipendente alla rivista Baffler. “Dice che non ci sono soldi, che la situazione è difficile. Ma allo stesso tempo va a investire i suoi soldi in un grosso acquisto di azioni di Amazon, che è nostro concorrente e contro a cui lei si era pronunciata pubblicamente”.

Nancy Bass Wyden e Ron Wyden (Foto di David Shankbone/Wikimedia)

La Wyden non ha avuto scelta e ha dovuto affrontare nel modo più trasparente possibile la controversia che è esplosa. “Sono proprietaria di una piccola attività e col Covid ne sono andati di mezzo anche i miei introiti. Avevo pensato che fosse opportuno diversificare il mio portafoglio personale di investimenti e comprare azioni che stavano andando bene. Ho bisogno di mantenere alte le mie risorse per poter mantenere in vita Strand”.

Capisco la spiegazione della signora Wyden ma ritengo che sia una spiegazione di comodo.  Amazon è solamente una di oltre tremila aziende quotate nel listino del Nasdaq. La proprietaria di Strand doveva proprio acquistare azioni della Amazon? Apple, Tesla e PayPal, tanto per citarne tre a caso, stanno andando altrettanto bene. La signora Wyden forse non aveva realizzato che il suo investimento sarebbe diventato pubblico. È sposata infatti con Ron Wyden, senatore democratico in Oregon, e come tale per legge i loro investimenti devono essere resi pubblici.

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