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La sconfitta di Trump: quando l’uomo forte esce di scena come una diva del muto

Analisi della drammatica situazione americana dopo le elezioni ispirata dalla lettura del libro di Ruth Ben-Ghiat "Strongmen: from Mussolini to the Present"

Sono passate più di due settimane dalle elezioni presidenziali americane e, mentre la vittoria di Joe Biden e Kamala Harris è sempre più netta e blindata sia in termini di voto popolare che di grandi elettori, Trump, violando le consuetudini più sacre e consolidate della democrazia statunitense, si è barricato nella Casa Bianca e rifiuta di riconoscere la sconfitta e di permettere al suo successore di iniziare il delicato processo di transizione. Dopo una serie di licenziamenti di collaboratori non inclini ad assecondarlo nel suo delirante canto del cigno, sembra stia considerando ogni opzione per rendere ancora più drammatici e memorabili i suoi ultimi giorni nello studio ovale.

Per capire meglio la singolare e pericolosa situazione politica che si sta delineando a Washington, nonché la complicata e molto dibattuta situazione psichiatrica del presidente uscente ci aiutano un nuovo libro e un vecchio film. Il libro è Strongmen. From Mussolini to the Present (W. W. Norton, New York, 384 pp.) della storica americana Ruth Ben-Ghiat, mentre il film è Viale del Tramonto, il classico in bianco e nero di Billy Wilder del 1950.

Ben-Ghiat è una delle più autorevoli storiche del fascismo, con cattedra di storia contemporanea e italianistica alla New York University. Proprio per la sua competenza specifica, dall’inizio dell’avventura politica di Donald Trump è stata chiamata sempre più frequentemente dai mass media a valutare e discutere gli aspetti e i provvedimenti più inquietanti e controversi della sua presidenza. Nel nuovo libro, dotato di un apparato documentario e bibliografico imponente, appaiono come protagonisti 17 ‘uomini forti’ che vanno in ordine cronologico da Mussolini ai contemporanei (Bolsonaro, Putin, Erdogan, etc.) e in ordine alfabetico da Idi Amin a Trump. E’ chiaro che non sono tutti dittatori e che fra le loro storie e le loro parabole politiche ci sono differenze anche sostanziali, ma l’operazione fondamentale di Ben-Ghiat è di individuarne le caratteristiche comuni e di delineare le tattiche e le strategie che li portano al potere e permettono loro di mantenerlo.  Il risultato è quello che l’autrice chiama il ‘playbook’, il manuale, il ricettario dell’uomo forte che può comprendere in dosi diverse: nazionalismo, propaganda, virilità, corruzione e violenza.

In questa sorta di riscrittura contemporanea del Principe machiavelliano, Ben-Ghiat scrive pagine particolarmente acute sulla fine degli ‘uomini forti’, sia che avvenga nella pace del proprio letto come per il generalissimo Franco o in maniera cruenta come l’esecuzione del colonnello Gheddafi. “Il manuale autoritario non ha un capitolo sul fallimento, non prevede che il popolo del leader gli giri le spalle, (…) non ha pagine su come gestire l’essere divenuto una calamità nazionale”. 

Trump “Il Grande Dittatore” (Illustrazione di Antonella Martino)

La storica ha scritto queste parole prima delle elezioni presidenziali del 3 novembre, ma leggendole alla luce di quello che sta succedendo alla Casa Bianca in queste settimane non possiamo che riferirle al tragico e grottesco tramonto di Trump.  Un tramonto che, ironicamente potrebbe essere simile a quello di Norma Desmond la diva del muto impazzita, interpretata da Gloria Swanson, che non si rassegna alla vecchiaia, all’oblio e alla perdita del successo. Trump ha ripetuto più volte che Viale del Tramonto è uno dei suoi film preferiti di tutti i tempi e adesso sembra che l’abbia scelto come libretto per la sua melodrammatica uscita di scena.

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