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“Caccia all’Omo”, quella “disumanizzazione” degli LGBT+ che frantuma l’Italia

Simone Alliva parla del suo libro-inchiesta sulla violenza omotransfobica e l'odio che pervadano lo stivale. Un incubo che può condurre fino a pensieri suicidi

Il medico e conduttore tv britannico, Christian Jessen

Il medico e conduttore tv britannico, Christian Jessen

Sulle parole del Papa dice: "Si sta dando troppa enfasi a parole prive di fatti concreti" e sugli USA afferma: "non so quando raggiungeremo paesi virtuosi come l’America". Il 6 febbraio, l'autore parteciperà ad un incontro zoom organizzato dal circolo PD New York

Simone Alliva è un giornalista che ha viaggiato da Nord a Sud dell’Italia, per raccogliere le storie di chi ha provato e prova sulla propria pelle gli effetti di un continuo incitamento all’odio e della continua negazione della propria esistenza. Lo racconta in un’inchiesta accurata, che indaga la violenza omotransfobica della nazione. La prima nel suo genere, con dati precisi che analizzano le ragioni e le conseguenze del dibattito sempre più intenso intorno a questo tema. Lo abbiamo raggiunto per parlare del suo libro “Caccia all’Omo”, e dell’omofobia che frantuma l’Italia.

C’è un epidemia omotransfobica che affligge l’Italia, e nel tuo libro-inchiesta racconti le storie di chi ha sofferto la violazione dei propri diritti e la negazione della propria esistenza, che colpisce la comunità LGBT+. Descrivi con precisione i numeri e le cause della violenza omotransfobica e le responsabilità politiche di chi ha cavalcato l’odio anti-LGBT come bandiera elettorale. Questa è la vera anima della nazione? C’è in questa intossicazione all’odio qualcosa che lascia aperta la speranza dell’inclusione?

La copertina del libro “Caccia all’Omo” di Simone Alliva

“Lo spirito del tempo non è un granché. Dietro ogni storia di discriminazione, dietro ogni aggressione c’è l’attuazione di un progetto ben congeniato che è culturale. Parliamo di ‘disumanizzazione’. In Italia si è puntato a lungo alla ‘disumanizzazione’ delle persone Lgbt+. Da parte della politica, della Chiesa e di certe associazioni dichiaratamente anti-lgbt. La disumanizzazione ricopre sempre un ruolo vitale nei cosiddetti crimini d’odio. Pensiamo alla bufala dell’ideologia del gender o agli slogan ‘genitore 1, genitore 2’. Si alimenta una forma di paura contro le persone che non corrispondono alle aspettative sociali e culturali legate al genere. L’attacco sistematico a forme non eteronormate di identità è un fenomeno sotto gli occhi di tutti. Ed è all’ordine del giorno. Basta sfogliare i quotidiani, ogni giorno c’è qualcuno che denuncia e per qualcuno che lo fa ci sono dieci persone che restano in silenzio. Ci sarà speranza di superare tutto questo solo quando saremo in grado di dire: è vero, abbiamo un problema. Si è spalancato un abisso davanti ai nostri occhi e ci parla di noi. Di quanto il mondo fuori di noi sia cresciuto deforme nel mondo dentro di noi. Non possiamo più dire non ci riguarda”.

Nel tuo libro dai voce a storie che erano nel silenzio, raccontare storie di discriminazione in un paese che nella maggior parte dei casi aggredisce l’identità di genere e gli orientamenti sessuali, è un grido verso chi e per chi?

“Più che a un grido mi piace pensare al mio libro come un lumino. Sentivo il bisogno di raccontare il fenomeno dell’omotransfobia scomponendolo e guardandolo attraverso diverse lenti: politica, sociologico, psichiatrica, storica. Penso che quello che serva adesso, proprio in questo tempo, sia nominare le cose. Semplicemente. Entrare nel buio e tornare dicendo: qui bisogna accendere una luce. E gli altri rispondo certo, lo sappiamo. È vero, tutti lo sappiamo ma nessuno lo fa. Bisogna farlo invece, accendere una luce e illuminare le vita degli altri per illuminare le vite di chiunque. Mi piace pensare a queste storie quindi come a una luce. Spero che possano illuminare un tempo nuovo”.

La Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge contro discriminazioni e violenze per orientamento sessuale, genere, identità di genere e abilismo, che riguarda la discriminazione nei confronti delle persone con disabilità, il disegno di legge passerà ora all’esame del Senato e risponde a una situazione concreta, ancora oggi l’Italia infatti è uno dei pochi paesi europei a non avere una norma specifica che protegga adeguatamente le persone della comunità LGBT+. Qualcosa sta cambiando?

“Se qualcosa cambierà lo sapremo tra qualche anno. Intanto è più quello che non sappiamo. Questa legge arriverà davvero all’esame del Senato? Dentro questa crisi economica, sanitaria, politica rischiamo di perderci tutti. La speranza è che questo disegno di legge passi così com’è senza modifiche. L’esperienza giornalistica e l’intuito mi dicono che non sarà così semplice. I numeri si preannunciano ballerini e la volontà politica di occuparsi di questioni che non siano altre oltre il covid in Italia è debolissima. Ho paura che butteremo un’occasione storica alle ortiche. Arriverà la destra al governo e le persone Lgbt resteranno ancora una volta senza tutela. Non è una previsione ottimista ma l’ottimismo non fa parte del mio mestiere, resto ai fatti. E i fatti non rassicurano”.

Simone Alliva, autore di “Caccia all’Omo”

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito, che nessuna persona può essere licenziata sulla base del proprio orientamento sessuale. Nello specifico la Corte ha deciso che il Titolo settimo della legge del 1964 sui diritti civili – che vieta le discriminazioni su base del «genere sessuale» – si debba estendere anche all’orientamento sessuale dei lavoratori. Arcigay – la principale associazione italiana per i diritti degli omosessuali – parla da tempo di un aumento delle segnalazioni dei casi di violenza. Non solo: secondo l’European LGBT Survey 2020, in Italia più di una persona LGBT+ su due non fa mai o quasi mai coming out e nove su dieci considerano che il loro paese non si impegni per nulla o quasi per nulla in una lotta efficace ed effettiva contro l’intolleranza e il pregiudizio. Siamo così in ritardo rispetto al resto del mondo civile, che ci vergogneremo quando lo avremmo raggiunto?

“Non so se ci vergogneremo e non so quando raggiungeremo paesi virtuosi come l’America che tutela le persone Lgbt+ da tempo ormai, consideriamo ad esempio il matrimonio egualitario. Quello che so però e che si vergognerà chi ha fatto poco o chi non ha fatto nulla per cambiare questa condizione da medioevo. Quando ci chiederanno, fra molti anni: ‘dov’eravate mentre accadeva tutto questo’ noi dovremo poter dire eravamo lì. Noi tutti. Etero compresi. Dovremmo poter dire, sì è stato difficile e faticosissimo, sembrava una fatica inutile a volte e invece alla fine abbiamo vinto. Questo è quello che conta. Agire adesso per non aver rimorsi. Il dopo arriverà. Dentro questa guerra tra fondamentalismi e realtà, vince sempre la realtà. Ci vuol tempo, forse. Ma alla fine ha sempre vinto la vita vera”.

«Le persone omosessuali hanno diritto a stare in famiglia; sono figli di Dio, hanno diritto a una famiglia. Non si può cacciare dalla famiglia nessuno né rendergli la vita impossibile per questo». Queste le parole di una risposta di Papa Francesco contenute nel documentario Francesco, realizzato dal regista Evgeny Afineevsky. Nel tuo libro racconti storie di ragazzi che non vengono accettati dalle famiglie, desiderose di correggere il loro orientamento sessuale, fino a essere cacciati di casa. Cosa si prova a non essere accolti, qual’è il sentimento ricorrente?

“Prima lasciami spendere due parole su quello che dice il Papa. Si sta dando troppa enfasi a parole prive di fatti concreti. Se davvero la pensa così, forse Papa Francesco dovrebbe occuparsi di modificare il catechismo della chiesa cattolica e annullare tutti i documenti omofobi ancora in vigore. E anche smettere di parlare di ‘ideologia gender’. Non credo a questa apertura. Mi sembra una grande operazione mediatica. Detto questo. La non accettazione di un figlio Lgbt può produrre in quest’ultimo depressione, ansia, sentimenti di colpa e disistima fino all’ideazione suicidaria. È molto difficile. Va da sé che a 18 anni i ragazzi e le ragazze Lgbt che sentono di non essere accettati in famiglia scappano. La non accettazione è la strada migliore per distruggere una famiglia, disintegrarla. È la tua identità, puoi nasconderla per un po’ di tempo. Difficile farlo per sempre. Pericoloso”.

Quando un genitore scopre l’omosessualità del proprio figlio viene letteralmente travolto da una tempesta di emozioni e pensieri. È un momento che coinvolge e ridisegna una galassia di significati e convinzioni. Non tutti reagiscono allo stesso modo al coming out. Alcuni vanno in panico totale perché non hanno le coordinate per accettare questa novità. Altri arrivano a una piena comprensione dopo percorsi spesso complicati. Altri ancora riescono a realizzare abbastanza in fretta che l’omosessualità è una possibilità e non un dramma. Fare coming out oggi è meno complesso rispetto a qualche anno fa o continua a spaventare molti ragazzi?

“Dipende. In Italia fare coming out in un paese di provincia e fare coming out in una grande città è diverso. Vale per tutto il resto del mondo, certamente. Quando in una famiglia diventa palese che un figlio o una figlia sono omosessuali le relazioni cambiano. E questo è inevitabile. I genitori sono chiamati a «ridefinirsi», a riflettere su ciò che hanno dato per scontato, i figli a cercare la forza per pensarsi fuori dalla cornice delle aspettative che fino a quel momento padri e madri hanno nutrito. È un momento di verità, ora traumatico ora capace di innescare svelamenti a catena. Ora anche in grado di ricostruire legami, dar loro un senso nuovo. Ma in Italia c’è questo problema delle terapie riparative. Come racconto nel libro la persone lgbt è vista come una persona rotta e dunque da riparate. Molti adolescenti attraverso un inferno, pochi ne escono senza danni”.

L’omosessualità non è una scelta, non si può scegliere il proprio orientamento. L’unica scelta che può compiere un giovane omosessuale è in negativo: può cioè scegliere di non vivere la propria sessualità. Ci si innamora di chi ci s’innamora, ed essere gay è normale quanto non esserlo. Non una colpa, non un problema, non un atteggiamento, tanto meno una deviazione. Come essere biondi, o castani, o magri, o sportivi. Arriveremo ad accettare le unioni omosessuali prima di quanto ci aspettiamo?

Simone Alliva

“Se per ‘unioni omosessuali’ intendi ‘unioni civili’ le abbiamo già accettate. La società con la legge Cirinnà è già cambiata. Il modello di relazione sentimentale unico per legge (quello etero) è stato sconfitto. A me preoccupa più un paese che non riconosce l’identità. Preoccupano gli adolescenti gay, lesbiche, trans, non binary che non vengono visti e subiscono bullismo ogni giorno. Preoccupano le persone transgender che non hanno dignità neanche nelle notizie che riportiamo sui quotidiani. Preoccupano gli anziani Lgbt che vengono dimenticati. La solitudine è un grande problema per le persone Lgbt dentro questo tempo. Abbiamo fatto grandi dibattiti in Italia sulla coppia, formata da adulti molto forti che chiedevano, giustamente, il riconoscimento del loro legame. Ma non abbiamo mai affrontato le altre fragilità. Questa è la vera urgenza e mi preoccupa parecchio”.

Il 6 febbraio ci sarà un incontro zoom, organizzato dal circolo PD New York, dove parteciperai con il tuo libro. New York City che ha una delle più grandi ed importanti popolazioni LGBT di tutto il mondo, è la città che ospita una delle più vaste, forti e potenti comunità LGBT del pianeta. La cultura gay è tanto parte dell’identità di New York quanto lo sono i taxi gialli, i grattacieli e i teatri di Broadway. In Italia si scappa ancora invece nelle case rifugio, con la paura negli occhi, il dolore ma anche la voglia di sperare. La verità è che tutto cambia e l’affetto per il genere umano dovrebbe incoraggiarci a pensare che si può diventare migliori. L’amore non fa male a nessuno, cosa vuoi dire ai ragazzi di oggi affinché non crescano omofobi?

“Di non fare l’errore degli adulti. Di mettersi in ascolto. In italiano si dice ‘mettersi nei panni’ -proprio immedesimarsi, provare a vedere il mondo con quegli occhi. Abitare per un attimo la pelle, gli abiti, le scarpe, la vita vita di quella persona. Nelle stanze della reale sofferenza ci siamo passati tutti, adolescenti etero o gay. C’è però chi ci rimane un po’ di più. Capire questo è importante. Insomma, non c’è molto da dire. Solo ascoltare. E sai cosa succede quando si ascolta? Ci si libera. Tutte le persone eterosessuali dovrebbero aver l’occasione per liberarsi. Conoscendo la storia delle persone Lgbt, conoscendo la storia dei movimenti di liberazione lgbt. Perché queste storie, alla fine, coincidono con la liberazione degli etero stessi. Aiutano a guardare oltre, a ricucire i rapporti famigliari, di amicizia. Serve ascoltare. Niente di più”.

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