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Alessandra Cotoloni racconta Caterina Bellandi e il taxi colmo d’amore ed allegria

“Taxi Milano25 in viaggio con Zia Caterina una rivoluzionaria dei nostri tempi”: parla l'autrice del libro dedicato a chi a Firenze porta gratis i bambini malati

di Cecilia Sandroni

Caterina Bellandi con l’ autrice del libro Alessandra Cotoloni (Unesco, Siena)

"Vorrei augurare ai lettori di imparare a spogliarsi dei pregiudizi, di salire, come ho fatto io, su un taxi come quello della zia e lasciarsi andare, imparando a conoscere meglio se stessi e a diffondere un messaggio di amore. Amor omnia vincit e la zia è una rivoluzionaria d’amore"

Taxi Milano25 è la storia di zia Caterina, ossia Caterina Bellandi, la tassista di Firenze divenuta famosa nel corso degli ultimi venti anni per la sua attività di accompagnamento con corse gratuite ed assistenza, ai bimbi malati dell’Ospedale Meyer del capoluogo toscano.

L’autrice salendo sul taxi è entrata in punta di piede nella vita della zia Caterina che si è lasciata raccontare a partire dall’inizio di quella nuova esistenza – che oggi veste con abiti colorati che ricordano Mery Poppins – coincidente con la morte del suo compagno Stefano che, di professione tassista, le ha lasciato venti anni fa come eredità e simbolo del loro amore, il proprio mezzo di lavoro “Taxi Milano25”.

Caterina da quel giorno si è spogliata dei propri abiti ed ha indossato quelli di Stefano, una vita che poi è divenuta la propria nel corso di tutti questi anni. Da allora tante sono le esperienze che ha vissuto attraverso i suoi bambini, quelli che lei assiste e che chiama giustamente “supereroi” e per i quali riserva un disegno, magistralmente realizzato dalla sua amica Karin, sulla carrozzeria del suo taxi.

Divenuta famosa per il carisma che esercita, Caterina ha vissuto numerose esperienze tra cui il viaggio in Terra Santa, in Russia per incontrare Patch Adams o quello fatto ultimamente in Thailandia. Viaggi, tutti, da cui la zia ha tratto nuova energia che generosamente riversa su tutti coloro che incontra, dove la parola “amore” resta l’elemento base intorno al quale ruota tutta la sua esistenza.  Il taxi è così il testimone indiscusso di tutto questo, una sorta di teca in cui, i tanti “segmenti di vita” che da lì sono transitati, hanno lasciato indelebile la loro energia. Una presenza che si percepisce non appena si varca la soglia del taxi e si entra, nudi dei nostri pregiudizi e sovrastrutture, all’interno di una nuova dimensione,  dalla quale ne usciamo incredibilmente diversi e arricchiti dal messaggio di amore che la zia Caterina continua a diffondere instancabilmente ogni giorno, con le sue azioni.

Abbiamo incontrato l’autrice del libro Taxi Milano25 in viaggio con Zia Caterina una rivoluzionaria dei nostri tempi che tratta della vita di Caterina Bellandi la famosa tassista di Firenze che accompagna e assiste i bambini malati al Meyer di Firenze.

Cecilia Sandroni e Caterina Bellandi

Alessandra, come nasce l’idea di questo libro?

“L’idea è nata nel momento in cui ho conosciuto la zia Caterina e sono rimasta colpita dalla sua grande energia che convoglia nel fare del bene. Come ormai sappiamo, Caterina da vent’anni accompagna i bambini e le loro famiglie in un viaggio che non è solo fisico, ma è il viaggio della malattia. Lei li accompagna lungo un percorso particolarmente complesso e difficile, dove l’unica parola che si sente risuonare in testa è guarire. Alcune volte questo avviene in altre invece purtroppo ciò non succede. Per questo il viaggio rappresenta un momento fondamentale di vera condivisione in cui la zia è presente, anche solo restando in silenzio e magari tenendo la mano di un genitore durante una terapia o un’operazione in corso di un figlio”.

La zia Caterina chiama i suoi ragazzi supereroi, come mai questa definizione e cosa hai imparato tu da loro?

“Credo che non possa esserci definizione migliore di questa. Da loro, si impara molto, loro stessi come la zia Caterina sono un condensato di emozioni, di forza e di esperienza. Dai supereroi si impara soprattutto a “vivere” il presente con una maggiore consapevolezza. Ciò di cui ti rendi conto, trascorrendo una giornata con la zia ed i suoi bambini, è che non esiste cosa migliore della normalità senza quel continuo affogare nelle preoccupazioni in un domani di cui in realtà non abbiamo nessuna certezza. Diamo per scontato la nostra stessa esistenza, ma non è così. Improvvisamente la vita ti pone davanti un arresto, uno stop inatteso e tutto quello che fino a quel momento vivevi, a tratti persino ritenendolo banale, improvvisamente cambia direzione. È lì che cominci a valorizzare i momenti del tuo vivere. La malattia paradossalmente insegna a vedere con gli occhi del presente. Impari così ad accettare le tue fragilità e a non mascherarle perché sono parte di te, della tua natura. Si impara a smettere di guardarci, proiettando un’immagine che non è la nostra e a vivere con maggiore schiettezza e sincerità la parte intima di noi stessi. Ti metti a nudo”.

Padre Bernardo San Miniato Firenze su taxi Milano 25

Parli di mettersi a nudo e non a caso il primo capitolo del tuo libro lo dedichi alla vestizione della zia Caterina. Quanto è importante per lei questo rituale?

“La vestizione è un momento importante per la zia. Come scrivo nel libro lei vestendosi in realtà si sveste, mette in vista le sue fragilità, esprime il suo dolore ed è un richiamo al dolore degli altri. Il vestire colorata, con un mantello svolazzante e un cappello rigoglioso di fiori è un biglietto da visita, vuol dire “io nasco dalla morte”, vuol dire portarsi dietro una profonda ferita che nel suo caso è stata la morte venti anni fa del suo compagno Stefano, ma che lei con la sua stessa esistenza, continua a far vivere. Caterina ha voluto vestire il suo dolore con i colori e sono quelli che i bambini vedono percependola e per questo si avvicinano a lei, facendosi trasportare lungo il viaggio, ignari tutti di quale possa essere la meta. Il rituale della vestizione è un’attenta e accurata scelta persino dei ninnoli ce indossa, perché ognuno di quelli è un pezzetto di vita, del viaggio che lei ha condotto con alcuni dei suoi bambini. Sono tanti “segmenti di vita” che lei indossa e che siedono accanto a te nel suo taxi colorato e fantasioso”.

Caterina Bellandi, ovvero Zia Caterina

Dunque, Stefano è stato il punto di partenza della trasformazione della zia Caterina?

“Credo che un’energia di base in lei ci sia sempre stata accompagnata da una evidente carica identitaria che la contraddistingue. Stefano quando si è ammalato di cancro ai polmoni ed è morto le ha lasciato una grande eredità il proprio taxi Milano25. Da qui Caterina ha cominciato, ha abbandonato la sua vita per vestire i panni di Stefano e con un’energia che forse solo una persona innamorata realmente della vita può avere, ha preso il taxi di Stefano ed ha cominciato questo nuovo viaggio che continua a intraprendere giorno dopo giorno, senza sapere dove la porterà, in cui l’unica cosa certa, è che la porterà là dove c’è bisogno di lei”.

Cosa vorresti augurare con questo libro ai lettori? 

“Vorrei augurare loro di imparare a spogliarsi dei pregiudizi, di salire, come ho fatto io, su un taxi come quello della zia e lasciarsi andare, imparando a conoscere meglio se stessi e a diffondere un messaggio di amore. Amor omnia vincit e la zia è una rivoluzionaria d’amore”.

 

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