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L’Aristocrazia 2.0, ovvero l’Italia la salveranno i migliori e i più bravi

Nella sede dei Friends of the Italian Cultural Center di Boston, è stato presentato il nuovo saggio di Roger Abravanel

di Giosetta Capriati

Una settimana fa nella sede di FICCB (Friends of the Italian Cultural Center of Boston), si è svolta la presentazione di Aristocrazia 2.0, l’ultimo libro di Roger Abravanel, già Senior Partner di McKinsey, la Società di Consulenza Aziendale internazionale per la quale ha lavorato in Italia, Londra, India e Israele, membro di numerosi CDA tra cui quello del Politecnico di Milano, collaboratore del Corriere della Sera. Si tratta del suo quinto libro e, anche in questo caso, i proventi saranno devoluti in beneficenza.

A moderare la serata era Dante Roscini, ex-banchiere, da quindici anni Professore alla Harvard Business School.

Cominciamo dal titolo, “per secoli,” spiega Abravanel, “la parola Aristocrazia indicava il governo di pochi eletti, che si tramandavano questo privilegio di padre in figlio, ma adesso è ora di cambiare e di cedere il passo agli eletti in base ai loro meriti e non alla loro nascita, soprattutto in Italia!”

La meritocrazia è anche iI titolo di uno dei suoi ultimi libri e un continuo punto di riferimento del suo pensiero, soprattutto per quanto riguarda le Università. Fa l’esempio degli atenei italiani, poco propensi ad essere competitivi, e che, secondo lui, dovrebbero essere almeno in parte privatizzati, come il Politecnico di Milano, considerato la migliore tra le università Italiane ma pur sempre al 149o posto nelle classifiche internazionali. Per dimostrare che in Italia si possono creare eccellenze nella ricerca, fa l’esempio dell’IIT (Istituto Italiano di Tecnologia) di Genova, da lui creato, come esempio di meritocrazia. Poi fa il paragone con le Università asiatiche, ispirate al pensiero confuciano, che sono severissime nella selezione e sfornano ogni anno migliaia di talenti.

Roger Abravanel

Rivolge un appello appassionato ai giovani, che sono le prime vittime della pandemia, costretti alla didattica a distanza che li penalizza e alla mancanza di socialità che li deprime. Saranno loro a dover pagare i debiti del Recovery Plan nel 2056 e di loro ci dobbiamo occupare.

Anche il Presidente Mario Draghi aveva parlato dei giovani nel suo discorso inaugurale e lo ha fatto Enrico Letta, neo Segretario del PD, auspicando nuove politiche al riguardo e iI voto ai sedicenni!

La meritocrazia deve essere alla base di un nuovo capitalismo, aggiunge Abravanel, denunciando il Capitalismo Familiare, che ancora oggi domina in Italia e impedisce a molte aziende di crescere, perché le redini passano automaticamente per parentela con poco riguardo al merito, riducendone la competitività, che dovrebbe essere invece il criterio dominante delle scelte aziendali.

Abravanel auspica un ruolo maggiore delle donne che potrebbero dare un enorme contributo, ma troppo spesso sono penalizzate da motivi famigliari e malgrado siano oggi più numerose nei CdA grazie alle quote rosa, non riescono ancora ad entrare nel Top Management. 

Attacca la burocrazia, una delle piaghe italiane, ma spiega che la sua lentezza è in parte colpa di una Magistratura autoreferenziale che incute timore inibendo le decisioni. Per ritrovare lo sviluppo dell’Economia questa andrebbe riformata al più presto, limitandone il suo strapotere, lo chiedono ad alta voce gli italiani, che hanno paura dei Magistrati!

Con queste riforme e un nuovo modello di capitalismo, basato sul merito, l’Italia potrà riprender a correre agganciando il mondo della knowledge economy, conclude Abravanel, perché gli italiani sono un popolo forte, lo hanno dimostrato durante la pandemia e hanno tutte le carte in regola per avere il successo che meritano.

Sarà compito del Presidente del Consiglio Mario Draghi che riscuote un livello di fiducia altissimo da tutto il Paese, non deluderlo e utilizzare le risorse che arriveranno dall’Europa per fare le riforme, attirare capitali e realizzare le infrastrutture di cui l’Italia ha urgente bisogno. 

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