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“Il Traghettatore” di Annalisa Menin: cuori in transito a New York

Abbiamo intervistato l'autrice, originaria di Camponogara, che vive e lavora a New York dal 2006 e che a soli trent'anni ha affrontato la scomparsa del marito

Annlisa Menin alla Grand Central Station

Annalisa Menin alla Grand Central Station

Dopo il primo romanzo "Il mio ultimo anno a New York", Annalisa racconta le vicende di Anna Venier in una città frenetica ma affascinante, che le permette di reinventarsi ed evolversi, seguendo le emozioni

New York e la sua frenesia, i suoi luoghi nascosti e quelli iconici in cui tutti, prima o poi, hanno sognato di transitare, magari per dare inizio a una nuova fase della propria vita. Spesso, la sua funzione è traghettare le anime, in cerca di un sogno o verso un cambiamento.

Cover_Il traghettatore

Il traghettatore

Così è successo anche ad Annalisa Menin, imprenditrice e scrittrice di origini veneziane, a New York dal 2006. Da anni racconta la sua Odissea nella Grande Mela grazie al blog “Il mio ultimo anno a New York” e al  libro omonimo autoprodotto e ora esce con un romanzo edito da Giunti: “Il Traghettatore”.

A soli trent’anni ha perso il marito Marco e si è adoperata con coraggio per tenerne viva la memoria, con i suoi scritti e con l’iniziativa benefica “Remembering Marco”, grazie alla quale supporta giovani studenti italiani in procinto di vivere il “sogno americano”.

L’abbiamo raggiunta telefonicamente nel suo appartamento a Long Island city e ci ha raccontato come si è evoluta la sua esistenza in questo ultimo periodo di “transizione”.

Parlaci di questo progetto editoriale. Chi è il Traghettatore?
“È cominciato per gioco, come spesso accade, su suggerimento di due amiche. Da troppo tempo, dopo la scomparsa di Marco, ero rimasta ferma emotivamente. Il lavoro, gli amici e la famiglia erano e sono fonte di grande entusiasmo ma mi mancava ancora qualcosa, che mi facesse battere il cuore all’impazzata, che facesse riemergere il mio animo romantico per cominciare una metamorfosi verso la nuova Annalisa. Una persona che mi accompagnasse in questo viaggio dentro me stessa, insomma. Da qui, l’idea di raccontare le vicissitudini di Anna Venier, la protagonista di questa storia”.

Le avventure di Anna si svolgono in una New York estremamente intrigante, ma anche pericolosa per i ricordi dolorosi che racchiude. Che sia lei alla fine il Traghettatore?
“Riflettendoci…forse sì! Ho ripercorso la mia vita qui, da quando sono arrivata come stagista da Valentino, con tutti i dubbi le paure di una giovane in una città che non conosce. Il sentirsi sballottata dai ritmi frenetici, dai continui mutamenti, il sentirsi soli in mezzo alla folla. Soprattutto dopo la scomparsa di Marco mi sono sentita bloccata mentre tutto fuori andava avanti. Per questo ho pensato di darmi un ultimatum ‘Vado o resto?’.
Da qui l’idea del blog, dove ho raccontato la mia New York, di come mi ha cambiata…anzi, salvata! E mi ha dato il coraggio di guardare avanti, di affrontare le mie insicurezze ed emozioni”.

Annalisa davanti alla Clock Tower

Che rapporto hai con i suoi luoghi che fanno da scenografia alla storia di Anna? E con gli altri personaggi?
“Sono tutti legati ai ricordi: dalla panchina di Bryant park dove mi sedevo con Marco, ai cafè di Williamsburg in cui mi ritrovo ancora con gli amici, ai locali che in qualche modo hanno anche colpito per l’interior design, o location semi sconosciute come la Clock Tower, che ho scoperto quando anni fa ho lavorato come agente immobiliare. Insomma, in tanti angoli della città sempre in mutamento ho lasciato una parte di cuore e ci tenevo a portarci il lettore. New York è poi un luogo nel luogo, dove le persone si ritrovano e si perdono alla velocità della luce: solo chi veramente riesce a creare rapporti solidi riesce a trovare una rete di supporto. Per me è stato così. Lontana dalla mia famiglia in Veneto e senza mio marito, mi sono affidata agli amici con cui ho sempre condiviso l’insicurezza di essere stranieri in terra straniera, i successi, le delusioni, le conquiste. Qui ho trovato anche il valore vero delle relazioni, del dare e ricevere, proprio perché spesso ci si può sentire sperduti e senza punti di riferimento”.

Come è cambiata secondo te la città durante la pandemia? Pensi che New York sia morta o risorta?
“Questo posto ha una vita ciclica. Più volte è accaduto che gli eventi abbiano messo in ginocchio i newyorchesi e che, in qualche modo, si siano sempre rialzati…è nella loro natura! Qui c’è un perenne movimento e tutto è in mutazione. Tutto quello che è accaduto nel 2020 nel mondo ci abbia fatto rivedere le priorità, dando più importanza alla salute, agli affetti, all’ambiente che ci circonda. New York ne uscirà, come sempre, diversa, ma sicuramente migliore!”.

Per seguire le presentazioni online de “Il Traghettatore” è possibile seguire la pagina Facebook: domani, martedì 13 aprile alle 21 ora italiana su 𝙱𝙸𝚁𝙾𝙼𝙰𝙽𝙸𝙰 con la giornalista Sara Zanferrari; giovedì 22 aprile alle 21 su Mondadori Bookstore Imperia, in collaborazione con RACCÓNTÀTI.

Venerdì 17 alle 20 (ora italiana) seguirà la presentazione in diretta con il gruppo Italian Women USA e il 26 aprile con le New York Italian Women.

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