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Donne, basta essere pietose e accoglienti, siate voi stesse, esaudite la vostra femminilità

In "Le italiane", le donne eccezionali di Aldo Cazzullo infondono speranza, ma l'Italia è un paese maschilista e la libertà di scelta, ancora una faticosa conquista

(pxhere)

L’Italia verrà salvata dalle donne? Sì, a detta di Aldo Cazzullo che nel suo ultimo saggio Le italiane (Solferino) racconta donne di potere, di parola, attrici, cantanti, centenarie, ragazze, sante ed eroine che caratterizzano l’identità italiana. L’autore mette in evidenza che sono proprio le donne italiane ad avere un forte amor di patria, il quale deriva dal senso della famiglia che si basa su sacrificio e cura e si tramanda grazie alla memoria della ricostruzione nazionale, spesso custodita proprio dalle donne. E il libro è dedicato “A Rossana perché nella sua vita all’estero non dimentichi mai che ha la fortuna di essere italiana”.

Quando, dopo un viaggio, torniamo dall’estero ci sentiamo fortunati di essere italiani: nessun Paese regge al paragone, nonostante tutto. Tutto sono il malaffare, la politica incompetente, la burocrazia indolente che hanno creato un debito pubblico da vergogna, la mancanza di lavoro, un sistema fiscale vessatorio e un ordinamento giuridico farraginoso da cui il cittadino non si sente tutelato.

Eppure siamo fortunati perché l’Italia è storia, è cultura, è bellezza. Significa avere un’identità; essere unici, riconoscersi uguali tra di noi e diversi da tutti gli altri popoli. Anche quando viviamo lontano, sappiamo da dove veniamo e di avere delle radici che determinano la nostra autenticità. Mi vengono in mente gli italiani dell’Istria e della Dalmazia che sono stati costretti all’esilio dopo la Seconda Guerra mondiale dal comunismo jugoslavo: ovunque ora vivano, in America o in Australia, sono orgogliosi della loro provenienza. Non si può dire altrettanto dei popoli slavi che hanno invaso la loro terra e le loro case; infatti questi non hanno il coraggio di dire da dove vengono mentendo spudoratamente sulle loro radici.

Tuttavia che le italiane salvino l’Italia è per ora solo un auspicio. Quelle che Cazzullo tratteggia sono o sono state donne eccezionali perché l’Italia rimane un paese di cultura maschilista. Dove le donne devono combattere per conquistare un lavoro, un ruolo, una posizione sociale, financo affermare la parità sessuale. Anzi, è proprio da questo concetto che discende tutto il resto, perché le donne sono ancora denigrate, sottovalutate anche in rapporti lavorativi o familiari che sembrerebbero paritari. E non lo saranno finché noi donne non riusciremo a togliere quel sorrisino di superiorità che ancora troppo spesso aleggia sulla bocca degli uomini. Non abbiamo ancora conquistato il rispetto tout court perché – purtroppo – molti uomini sono figli di donne che – inconsapevolmente – li hanno cresciuti nei valori maschilisti. E poi ci meravigliamo dei femminicidi di donne che hanno osato alzare la testa, affermare il loro femminile anziché mettere a disposizione la loro femminilità.

Leggere le storie delle donne eccezionali di Cazzullo infonde la speranza che le donne che verranno non dovranno fare più i salti mortali per diventare immortali sulla carta, ma nella vita: vivere tutte come dee in terra. Perché ora siamo ancora nella fase storica in cui alcune, lottando come leonesse, riescono sì ad affermarsi, rinunciando però ad una fetta di vita. Invece di essere se stesse ed esaudire ogni parte della propria femminilità. Queste di Cazzullo sono storie istruttive: raccontano di donne forti che non hanno imitato l’uomo né si sono assoggettate all’uomo pur di lavorare. Come – purtroppo – molte ancora fanno. E le donne devono abbandonare gli stereotipi che gli uomini gli hanno affibbiato, come l’essere pietose ed accoglienti sempre e comunque.

Franca Valeri ha il coraggio di dire a Cazzullo che non ebbe pietà a vedere Mussolini appeso a testa in giù. Rita Levi Montalcini giurò a se stessa fin da piccola che non si sarebbe sposata per non dover obbedire a un uomo, come sua madre. Bebe Vio, dopo la meningite mutilante, disse che non voleva essere chiamata “poverina” e chiese gambe e braccia nuove per riprendere a tirare di scherma. Anche Monica Bellucci, l’italiana più bella del mondo, un giorno ha scoperto di non essere più amata. E a cinquant’anni ha lasciato il suo uomo. L’astronauta Samantha Cristoforetti invece ha sognato tutta la vita di lasciare la terra per provare il piacere di tornarvi. Ma la libertà di scelta per una donna è ancora una difficile e faticosa conquista.

 

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